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L’Italia avrà il sostegno formale del Governo per tentare, da sfavorita, di farsi assegnare gli Europei del 2016: 12 città candidabili, molto maquillage (e molti skybox, cioè salette per gli sponsor) agli impianti vecchi e stantii, lontani dall’idea di calcio moderno che ispira tutt’Europa, un solo stadio nuovo (Torino) certo di vedere la luce (Palermo e Cagliari sono opinioni e progetti, roba da architetti non ancora da carpentieri). La Figc non intende mollare e ci prova, sperando che a Platini e all’Uefa badino al conflitto d’interessi rappresentato dalla candidatura forte, quella di Francia e magari regalino mezzo Europeo (a 24 squadre, ricordiamolo: ogni città potrà veder giocare 4 o 5 gare) all’Italietta ancora in attesa di una legge anti-speculazione e pro-stadi. Ma se il Governo firma la lettera, se il Parlamento sta lavorando da mesi alla legge, se la Figc ha fatto il giro d’Italia e i sindaci hanno detto sì o no (Genova ha rinunciato), dov’è la prima interessata al rifacimento degli stadi, cioè la Lega di Milano? Dov’è Beretta, il presidente lobbista che doveva assicurare entrature romane e corsie preferenziali, grazie al suo curriculum di uomo di Confindustria? Da quando alla Camera si parla di emendamento che frena l’aumento al cubo delle cubature di quanto c’è attorno ai futuri stadi, molto più timidi i presidenti, defilatissima la Lega. E a via Rosellini ora non si fa altro che discutere di calendarietti di Coppa e di spostamenti, cercando di fare più attenzione ad evitare favori a Galliani e di non urtare troppo Moratti. Ma aumentare i ricavi per non essere più schiavi dalle tv non era il primo comandamento dei presidenti di calcio, azionisti della Lega? Galliani, a riguardo, si tiene stretto San Siro e le eventuali migliorie. E allora perché spingere tutti assieme per avere - davvero - una legge che Europei o no riporti l’Italia in Europa? Di spinte forti in Parlamento da parte della Confidustria del calcio non ne hanno sentite. Insomma: di avere stadi nuovi, pieni, fruibili, degni interessa a tutti meno che a quelli che avrebbero dovuto fiutare il business, i presidenti, che frenato il comma sulle possibili lottizzazioni tornano a pensare a come sbarcare il lunario. A proposito, un’ultima domanda: la legge sui diritti tv, ormai in vigore da tre anni obbligava alla creazione di una Fondazione della Lega per gestire un tesoretto da destinare per i finanziamenti dei progetti sui nuovi stadi. Non si sa se esista la Fondazione, non si sa chi ne sia responsabile: se gli Europei 2016 parleranno - per caso - italiano sapremo a chi non dire grazie.