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Ha vinto Mourinho, ha fatto poker: una scala ad incastro, incastro non semplice perché aveva gli occhi del mondo addosso, gli artigli di chi - legittimamente, alla faccia del suo finto moralismo - gufava, deve gufare
perché rivale impalmato. Ha fatto poker, perché ha una faccia da poker Mourinho, non proprio quella che canta la controversa Lady Gaga, ma quasi. S’è giocato tutto sull’ultima carta, Sneijder, anche se poi a far vincere l’Inter è il più trascurato (dai titoli e non dai tituli, da Lippi non da Mou) Thiago Motta. La sfida che lancia al secondo derby stravinto (uno quando non contava in America in amichevole, adesso che straconta e
debilita la verve milanista). Sarà ancora il campionato di Mou, nel senso che sarà al centro della contesa. Col rumore dei nemici e quello delle sue parole, con la sua faccia da poker. E il rivale sarà quello scugnizzo di
Ciro Ferrara, che ha un sorriso che pare il settebello: una carta che vale doppio, triplo se fai pure scopa. L’enigmatico e profondo Leonardo riflette e riguarda le carte, ma a sparigliare il mazzo c’è la Juve, stavolta, e ci sarà fino alla fine.