
E così all’ennesimo tentativo di rianimazione, il cadavere del campionato di calcio tornò a vivere. Le pratiche fatte sul corpo ormai privo di respiro e battito della lotta scudetto sono state svariate: episodi arbitrali quasi univocamente e decisivamente a favore del Milan (bastino, per il passato recente il rigore negato alla Fiorentina e il gol valido tolto al Chievo sullo 0-0); un gioco di calendari simile a quello delle tre carte; un’Inter che s’è fatta prendere dalle contorsioni e che - ormai vittima/dipendente da Mou - scivola in preda al nervosismo e a Muntari. Se c’è un complotto partecipano in tanti: anche la Roma che sembra astenersi nei momenti topici e che riscopre la vena di un Ranieri col braccino e che a Roma cominciano a “rivedere” criticamente ricordando certi salti in alto mancati al Chelsea e alla Juventus. Ultima considerazione: fa fuori Balotelli, Mourinho, e si mette tutta la pressione addosso. Con l’ennesimo rischio che si presta alla solita doppia lettura: indipendenza di scelta portata alle estreme conseguenze (un altro tecnico avrebbe portato Balo a Londra e tenuto a bada la polemica, magari mandandolo pure in campo) o voglia di creare i presupposti per un addio?

C’era una volta il Milan, quello di Sacchi e Capello e Ancelotti, degli olandesi e degli slavi (Boban e Savicevic), degli Italiani (Donadoni, Baresi, Maldini, Pirlo, Gattuso, Inzaghi, Nesta), quello dei grandissimi extracomunitari dal Pallone d’Oro (Weah, Kakà, Shevchenko). E’ stato anche quello di De Napoli, sottratto al Napoli offrendo un megaingaggio per non giocare più… E’ lo stesso Milan che oggi lo stesso Berlusconi illanguidisce, con Galliani costretto a giocare da comprimario, offrendo messaggi contraddittori dopo un improvviso giro di valzer. Dall’usato insicuro di calciatori declinanti e costosissimi come Ronaldinho, Emerson e Sheva, all’assalto (virtuale) degli under 23 (ma anche Dzeko e Cissokho sono giovanotti, ricordava il bel carneade Leonardo): il progetto dei Milan di cui abbiamo ricordato nomi e cognomi, omettendo l’elenco dei trofei (lunghissimo), era chiaro tecnicamente e imprenditorialmente. Spendevano e spandevano, con criteri tecnici e grandi allenatori. Adesso si fanno trattative, venuti al dunque del prezzo il Milan di Galliani scappa via e fa brutta figura: con Panucci, con Dzeko, con Luis Fabiano… Poi se la prendono coi tifosi che si lamentano se vedono Kakà venduto - dopo gli annunci d’amore eterno (elettorali) di gennaio - e la squadra perdere tutte le amichevoli. Perfino l’aziendalista Leonardo s’è lamentato… E’ lecito chiedere dove sia finito il Milan e pensare che l’ipotesi di cessione - nonostante il tantissimo fatto - possa essere vissuta come un sogno dai tifosi del club più titolato del mondo?