Tutto Sport

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Chiedendo scusa a tutti per il ritardo, dopo aver moderato quasi 600 post sull’indagine che abbiamo fatto riaprire in Figc, torno a scrivere: rispetto ad un mese fa il quadro è un po’ più chiaro. Neanche Guido Rossi sa come giustificare la sua decisione del 2006, visto che se la prende con uno che è già squalificato (Moggi) e che in Figc non sanno se devono e possono radiare e (senza nominarla) con la società (la Juve) che nel 2006 ha pagato il prezzo più alto e visti cambiati i suoi stessi connotati. Rifarebbe tutto, nonostante quanto emerso, lui: peggio per lui, che se ne sta fermo di fronte alle nuove evidenze. Epperò chiunque senti, anche nei piani più alti della Figc, ti dice - magari in un orecchio - che lo scudetto 2006 sarà tolto all’Inter, perché (e lo sostiene pure la Gazzetta) sono da deferimento sicuro certe telefonate di Facchetti (ma anche altri hanno goduto in questi anni dell’anonimato regalato da chi non volle o seppe ascoltare tutte le 171 mila telefonate). Anche i pm si sono messi alla ricerca di nuove telefonate che certificano quanto sballata sia stata l’indagine condotta a tesi dal 2004 e che non possono aumentare il carico d’accusa: ricordiamo che più che accusare Moggi e company di associazione per delinquere e frode sportiva  non si può…

Insomma, chi si riteneva affamato di verità sta mangiando, ora. Ma se mangiano anche quelli che non frequentavano i blog e i forum, se stanno cominciando a capire e cambiare idea su Calciopoli anche gli altri, quelli che di calcio s’interessano frugalmente e che nel 2006 l’opinione se la formavano sapete come, ebbene qualche merito si deve anche al lavoro paziente e costante di chi certe cose le scrive su pagine di carta, su un Tuttosport diffuso in tutt’Italia e che finisce nelle mazzette di giornali a disposizione dei colleghi di altre testate, che urlando e portando tesi ha aperto il dibattito nazionale. Senza Tuttosport, lasciatecelo dire dopo quattro anni di corsa in salita, Calciopoli2 non sarebbe esistita. Dobbiamo tutti un grazie a Ju29ro, all’uccellinodidelpiero, a “Giù le mani dalla Juve”, calcioblog, vecchiasignora e tutti i forum ma anche le trasmissioni tv e radio, chi ha scritto libri che hanno scavato come noi, a mani nude: con Tuttosport e gli altri mezzi di stampa a seguire stiamo ottenendo qualcosa di impensabile solo 3-4 anni fa, anche la Juve è nuova  e ha scritto un esposto di fuoco che sostiene la battaglia. Facendo il tifo per la ricerca della verità sperando - un giorno - di avere meno fame di verità e tornare ad aver solo sete di calcio.

 
 
 
 
 
 
 

 

Non ci si nasconda, ora, dietro la prescrizione scritta nelle norme della giustizia sportiva. Quel­la giustizia stravolta nel 2006 nei tempi, nei modi, nel­le persone delle corti giudicanti. E non si rimanga fermi. Perché stanno come d’autunno, in Figc, i fo­gli… Quelli di giornale che ormai intasano il faldone su Calciopoli2 tenuto dal viceprocuratore Tornato­re e dai sostituti Avagliano e Barone (prima new entry nel pool, ne seguiranno altre). Chissà che aspettano, ormai, in via Allegri e via Po dove ha sede la Procu­ra federale. Certo, l’acquisizione delle trascrizioni delle intercettazioni richieste dalla difesa di Moggi a Napoli e che saranno disponibili solo tra una quaran­tina di giorni è elemento decisivo, dal punto di vista delle prove, perché il fascicolo aperto e istruito con tanto di assegnazione e ora ampliamento del pool attende elementi ufficiali, passati al vaglio del giudi­ce Casoria… Tutto questo perché siamo nel 2010, lon­tani quattro anni dal clamore e clangore di Calcio­poli1, allora le informative (di parte, quella dell’ac­cusa) bastavano; o perché non ci sarebbe la fretta di assegnare posti nelle coppe o decidere iscrizioni al campionato; o perché perqualcuno la questione del­la prescrizione è già bella e decisa (con sollievo o con rabbia per aver scoperto, solo ora, cose che poteva­no far parte del fascicolo nel 2006). In realtà, al netto del dovuto rispetto formale per ogni passaggio giusto da fare ci sarebbe la Questio­ne Morale: perché pensiamo che anche in via Alle­gri si percepisca quello che ormai la gran parte de­gli organi d’informazione italiani si pone come pri­ma decisione da prendere: rivalutare l’assegnazione dello scudetto 2006, e a questo punto non solo. Adi­re il vero, pensando di interpretare un comune sen­tire che va al di là dei termini di prescrizione, credia­mo che sia desiderio di tutti (anche in Procura fede­rale) di ascoltare dalla viva voce di Massimo Morat­ti (ma anche di Foschi, Foti, Cellino, Spalletti, Pradè ad esempio) una versione autentica dei fatti già ac­clarati. Ma non solo lui: parlavano tutti, sentiamoli tutti. Può il calcio italiano andare avanti senza questa elementare ricerca della chiarezza?  

 
 
 
 
 
 
 

E così all’ennesimo tentativo di rianimazione, il cadavere del campionato di calcio tornò a vivere. Le pratiche fatte sul corpo ormai privo di respiro e battito della lotta scudetto sono state svariate: episodi arbitrali quasi univocamente e decisivamente a favore del Milan (bastino, per il passato recente il rigore negato alla Fiorentina e il gol valido tolto al Chievo sullo 0-0); un gioco di calendari simile a quello delle tre carte; un’Inter che s’è fatta prendere dalle contorsioni e che - ormai vittima/dipendente da Mou - scivola in preda al nervosismo e a Muntari. Se c’è un complotto partecipano in tanti: anche la Roma che sembra astenersi nei momenti topici e che riscopre la vena di un Ranieri col braccino e che a Roma cominciano a “rivedere” criticamente ricordando certi salti in alto mancati al Chelsea e alla Juventus. Ultima considerazione: fa fuori Balotelli, Mourinho, e si mette tutta la pressione addosso. Con l’ennesimo rischio che si presta alla solita doppia lettura: indipendenza di scelta portata alle estreme conseguenze (un altro tecnico avrebbe portato Balo a Londra e tenuto a bada la polemica, magari mandandolo pure in campo) o voglia di creare i presupposti per un addio? 

 
 
 
 
 
 
 

Era zio porco e il Padreterno non c’entrava niente, ma adesso chi li paga i danni a Giuseppe Scurto, passato su tutti i giornali e tg come primatista di blasfemia per una norma sballata e controversa, quella della prova tv per bestemmia? Sì, perché il difensore della Triestina è stato scagionato grazie alla relazione di una sordomuta che legge il labiale da quando è nata, ma nel frattempo la squalifica e il clamore sono gia arrivati e passati. Come farà un onesto difensore di serie B a riconquistare il titolo nei tg della sera per dimostrare che lui non è tipo da bestemmia? E poi: lo sapete che nella norma è previsto che per discolparsi si debba scrivere alla Figc in contemporanea con la denuncia della bestemmia? E come fai a saperlo che ti stanno per etichettae come bestemmiatore? E ancora, il privilegio di essere pescati con la prova tv: se ti denunciano gli 007 federali in campo non puoi fare appello, se capiti nella rete del Grande Fratello invece sì. Ultima nota: questo genere di regole di comportamento normalmente vengono introdotte a inizio stagione o - al limite - dopo il girone di andata. Stavolta si agisce in corsa, creando danni d’immagine e tecnici, confusione e provocando tentazioni blasfeme solo a leggere la norma… Anche in chi deve applicarla inventando una specializzazione nello studio del labiale. La domanda è la seguente: ma davvero c’era questo bisogno di creare questo nuovo polverone nel calcio italiano che non riesce a frenare il fiume in piena dei veleni arbitrali?  

 
 
 
 
 
 
 

Non ve lo diranno mai, ma dalla mia recente visita al quartier generale dell’Uefa, a Nyon, due gioni prima della sventurata serata anti-Fiorentina di Ovrebo, ho maturato una convinzione-provocazione: l’Italia dovrebbe uscire dalla Uefa per un motivo molto semplice, non è gradita. La punizione incredibile che Platini e i suoi pards si sono inflitti pur di dare una bella tortorata all’Italia, appena uscita da Calciopoli e dal pandemonio Raciti, assegnando gli Europei del 2012 a Polonia e Ucraina costerà all’Uefa 200 milioni di euro. A certi numeri a Nyon stanno attenti un bel po’. Gli Europei del 2008 avevano già avuto in Ovrebo un protagonista anti-italiano e vedere la stangata inflitta all’italiana Fiorentina contro la tedesca Bayern proprio quando Italia e Germania si giocano per il lustro dal 2011 al 2016 il quarto posto in Champions è sembrata un spinta fuori dal sistema. E lo stesso chiacchiericcio che vede la candidatura francese per gli Europei 2016 come sostenuta dal silenzioso assenso al Roi Platini da parte dei membri dell’Esecutivo, senza il segnale forte e chiaro dato alla povera Italia di farsi da parte per evitare un’altra bocciatura solenne, fa capire. Hanno molte ragioni per volerci fuori dal contesto: giochiamo ad un calcio che ha poco a che vedere con quello del resto d’Europa. Stadi degni, un clima degno sugli spalti e fuori, un gioco positivo e meno violento o più leale non sono valori costitutivi di questo calcio italiano, ma la responsabilità di far retrocedere l’Italia un passo indietro impoverisce l’Europa. Si è avuto il coraggio di spingere i paesi emergenti dell’Est al centro dell’Uefa, Platini tiri fuori il coraggio di fare dell’Italia un paese calcisticamente riemergente. Altrimenti l’Italia si tiri fuori da un’Uefa che non la vuole protagonista.   

 
 
 
 
 
 
 

L’Italia avrà il sostegno formale del Governo per tentare, da sfavorita, di farsi assegnare gli Europei del 2016: 12 città candidabili, molto maquillage (e molti skybox, cioè salette per gli sponsor) agli impianti vecchi e stantii, lontani dall’idea di calcio moderno che ispira tutt’Europa, un solo stadio nuovo (Torino) certo di vedere la luce (Palermo e Cagliari sono opinioni e progetti, roba da architetti non ancora da carpentieri). La Figc non intende mollare e ci prova, sperando che a Platini e all’Uefa badino al conflitto d’interessi rappresentato dalla candidatura forte, quella di Francia e magari regalino mezzo Europeo (a 24 squadre, ricordiamolo: ogni città potrà veder giocare 4 o 5 gare) all’Italietta ancora in attesa di una legge anti-speculazione e pro-stadi. Ma se il Governo firma la lettera, se il Parlamento sta lavorando da mesi alla legge, se la Figc ha fatto il giro d’Italia e i sindaci hanno detto sì o no (Genova ha rinunciato), dov’è la prima interessata al rifacimento degli stadi, cioè la Lega di Milano? Dov’è Beretta, il presidente lobbista che doveva assicurare entrature romane e corsie preferenziali, grazie al suo curriculum di uomo di Confindustria? Da quando alla Camera si parla di emendamento che frena l’aumento al cubo delle cubature di quanto c’è attorno ai futuri stadi, molto più timidi i presidenti, defilatissima la Lega. E a via Rosellini ora non si fa altro che discutere di calendarietti di Coppa e di spostamenti, cercando di fare più attenzione ad evitare favori a Galliani e di non urtare troppo Moratti. Ma aumentare i ricavi per non essere più schiavi dalle tv non era il primo comandamento dei presidenti di calcio, azionisti della Lega? Galliani, a riguardo, si tiene stretto San Siro e le eventuali migliorie. E allora perché spingere tutti assieme per avere - davvero - una legge che Europei o no riporti l’Italia in Europa? Di spinte forti in Parlamento da parte della Confidustria del calcio non ne hanno sentite. Insomma: di avere stadi nuovi, pieni, fruibili, degni interessa a tutti meno che a quelli che avrebbero dovuto fiutare il business, i presidenti, che frenato il comma sulle possibili lottizzazioni tornano a pensare a come sbarcare il lunario. A proposito, un’ultima domanda: la legge sui diritti tv, ormai in vigore da tre anni obbligava alla creazione di una Fondazione della Lega per gestire un tesoretto da destinare per i finanziamenti dei progetti sui nuovi stadi. Non si sa se esista la Fondazione, non si sa chi ne sia responsabile: se gli Europei 2016 parleranno - per caso - italiano sapremo a chi non dire grazie.

 
 
 
 
 
 
 

Genova per noi è un’isola: c’è peccato e redenzione, caduta e risalita lenta. E’ continuità nel progetto Samp, ad esempio, dove le rivoluzioni sono sempre riforme e a cambiare è il tecnico mai il vero timoniere (Peppino Marotta, che giustamente piace e deve piacere ad una parte della proprietà Juve), con il solismo perfetto di Cassano. E’ cambiamento continuo, frenetico, nel rimescolare motivazione e campioni, progetti di giocatore e restyling accurati (Thiago Motta prima, Crespo ora) lasciando costanti due elementi, il vulcano Preziosi e l’acqua cheta Gasperini,con la certezza nel collettivo. In testa al campionato, adesso che la serie A è giovane: ma la crescita fino al tetto ha fondamenta solide. A Genova fanno meglio che altrove, in quasi tutti gli altrove d’Italia nel calcio. Hanno anche lo stadio più calcistico e meno futuribile d’Italia (quello dell’impianto sarà il vero problema di crescita di Genoa e Samp: in Champions lì non ce le fanno giocare!). Genova è per noi, che amiamo il calcio in Italia, un porto sicuro: osservate le mosse più recenti, sono sempre decenti. Preziosi ha il peso di uno scandalo che pare antichissimo e comunque figlio di una passione smisurata, di un innamoramento per il riscatto rossoblù che non lo assolve, ma nell’empireo genoano lo riscatta, santifica: non è un santo, nè può essere preso ad esempio se non per la dirigenza delle ultime quattro stagioni. Dagli errori, se si è intelligenti forti e profondi, si esce migliori: tanto perfetto è nessuno. Garrone non ha sperperato mai, ma gli piacciono i gioielli come Cassano e Pazzini: è un presidente presente che deve vincere la scommessa dello stadio. Vedere ora le genovesi prime e pensare ad un futuro mozzo per mancanza di un prato che valga Marassi sarebbe imperdonabile, come stava per essere imperdonabile - anni dopo Spagnolo - quella curva stretta del pullman della Fiorentina sulle membra di un altro tifoso. Passione e raziocinio: questo deve essere il segreto. Genova per noi, cantavano i Grandi Genovesi che erano della canzone. I Grandi Genovesi ora sono nel calcio e fanno bene a tutti. Genova per noi e per tutti.

 
 
 
 
 
 
 

Ha vinto Mourinho, ha fatto poker: una scala ad incastro, incastro non semplice perché aveva gli occhi del mondo addosso, gli artigli di chi - legittimamente, alla faccia del suo finto moralismo - gufava, deve gufare
perché rivale impalmato. Ha fatto poker, perché ha una faccia da poker Mourinho, non proprio quella che canta la controversa Lady Gaga, ma quasi. S’è giocato tutto sull’ultima carta, Sneijder, anche se poi a far vincere l’Inter è il più trascurato (dai titoli e non dai tituli, da Lippi non da Mou) Thiago Motta. La sfida che lancia al secondo derby stravinto (uno quando non contava in America in amichevole, adesso che straconta e
debilita la verve milanista). Sarà ancora il campionato di Mou, nel senso che sarà al centro della contesa. Col rumore dei nemici e quello delle sue parole, con la sua faccia da poker. E il rivale sarà quello scugnizzo di
Ciro Ferrara, che ha un sorriso che pare il settebello: una carta che vale doppio, triplo se fai pure scopa. L’enigmatico e profondo Leonardo riflette e riguarda le carte, ma a sparigliare il mazzo c’è la Juve, stavolta, e ci sarà fino alla fine.

 
 
 
 
 
 
 

 

 

Era l’ottobre 2008 e Marcello Lippi, il ct che agita i sonni di Mourinho, che risveglia i pruriti complottardi dell’interismo, diceva: «L’Inter è in assoluto la squadra più forte». Era tanto tempo fa, ma lo scudetto poi vinto con merito e 10 punti di vantaggio, era in discussione. Non aveva cupi pensieri sul calcio italiano che - per voce del ct - preparava una discesa comoda per la sua Inter verso il titulo (a dire il vero proprio in autunno certi arbitraggi farebbero dire che Mourinho avrebbe avuto ragione a sospettare…).

Veniamo al passato più recente, quasi al presente: il 23 lugio ultimo scorso il sempre loquace Lippi (che i pronostici in genere li “canna” alla grande: aveva previsto un’Udinese da titolo e il Napoli in Champions…) aveva dato il suo vaticinio post-feriale. «Inter da Champions e Juve da scudetto; Eto’o non inferiore ad Ibra, Lucio grande colpo» e la squadra di Mourinho messa le podio delle favorite alla coppa delle grandi orecchie con Barcellona e Marchester. Il 23 luglio pesava meno il favore per una Juve della quale a Lippi piaceva «tutto, Ferrara tecnico, Gaudino preparatore e Diego».

Il 23 luglio, però, il debutto della serie A era troppo lontana per creare il polverone giusto. Il messaggio di polemica preventiva fa più colpo in attesa del varo dela stagione al ritiro arbitrale di giovedì mattina con Abete, Nicchi e Collina a tagliare il nastro. Il nastro di Mou, invece, s’è messo in azione: mani avanti, sperando che qualche fischietto condizionabile o umorale ci caschi. La Figc non replica, ma una domandina a designatore, presidente Aia e presidente Figc giovedì la promettiamo.

 
 
 
 
 
 
 

 

C’era una volta il Milan, quello di Sacchi e Capello e Ancelotti, degli olandesi e degli slavi (Boban e Savicevic), degli Italiani (Donadoni, Baresi, Maldini, Pirlo, Gattuso, Inzaghi, Nesta), quello dei grandissimi extracomunitari dal Pallone d’Oro (Weah, Kakà, Shevchenko). E’ stato anche quello di De Napoli, sottratto al Napoli offrendo un megaingaggio per non giocare più… E’ lo stesso Milan che oggi lo stesso Berlusconi illanguidisce, con Galliani costretto a giocare da comprimario, offrendo messaggi contraddittori dopo un improvviso giro di valzer. Dall’usato insicuro di calciatori declinanti e costosissimi come Ronaldinho, Emerson e Sheva, all’assalto (virtuale) degli under 23 (ma anche Dzeko e Cissokho sono giovanotti, ricordava il bel carneade Leonardo): il progetto dei Milan di cui abbiamo ricordato nomi e cognomi, omettendo l’elenco dei trofei (lunghissimo), era chiaro tecnicamente e imprenditorialmente. Spendevano e spandevano, con criteri tecnici e grandi allenatori. Adesso si fanno trattative, venuti al dunque del prezzo il Milan di Galliani scappa via e fa brutta figura: con Panucci, con Dzeko, con Luis Fabiano… Poi se la prendono coi tifosi che si lamentano se vedono Kakà venduto - dopo gli annunci d’amore eterno (elettorali)  di gennaio - e la squadra perdere tutte le amichevoli. Perfino l’aziendalista Leonardo s’è lamentato… E’ lecito chiedere dove sia finito il Milan e pensare che l’ipotesi di cessione - nonostante il tantissimo fatto - possa essere vissuta come un sogno dai tifosi del club più titolato del mondo?