Tutto Sport

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Ha vinto Mourinho, ha fatto poker: una scala ad incastro, incastro non semplice perché aveva gli occhi del mondo addosso, gli artigli di chi - legittimamente, alla faccia del suo finto moralismo - gufava, deve gufare
perché rivale impalmato. Ha fatto poker, perché ha una faccia da poker Mourinho, non proprio quella che canta la controversa Lady Gaga, ma quasi. S’è giocato tutto sull’ultima carta, Sneijder, anche se poi a far vincere l’Inter è il più trascurato (dai titoli e non dai tituli, da Lippi non da Mou) Thiago Motta. La sfida che lancia al secondo derby stravinto (uno quando non contava in America in amichevole, adesso che straconta e
debilita la verve milanista). Sarà ancora il campionato di Mou, nel senso che sarà al centro della contesa. Col rumore dei nemici e quello delle sue parole, con la sua faccia da poker. E il rivale sarà quello scugnizzo di
Ciro Ferrara, che ha un sorriso che pare il settebello: una carta che vale doppio, triplo se fai pure scopa. L’enigmatico e profondo Leonardo riflette e riguarda le carte, ma a sparigliare il mazzo c’è la Juve, stavolta, e ci sarà fino alla fine.

 
 
 
 
 
 
 

 

 

Era l’ottobre 2008 e Marcello Lippi, il ct che agita i sonni di Mourinho, che risveglia i pruriti complottardi dell’interismo, diceva: «L’Inter è in assoluto la squadra più forte». Era tanto tempo fa, ma lo scudetto poi vinto con merito e 10 punti di vantaggio, era in discussione. Non aveva cupi pensieri sul calcio italiano che - per voce del ct - preparava una discesa comoda per la sua Inter verso il titulo (a dire il vero proprio in autunno certi arbitraggi farebbero dire che Mourinho avrebbe avuto ragione a sospettare…).

Veniamo al passato più recente, quasi al presente: il 23 lugio ultimo scorso il sempre loquace Lippi (che i pronostici in genere li “canna” alla grande: aveva previsto un’Udinese da titolo e il Napoli in Champions…) aveva dato il suo vaticinio post-feriale. «Inter da Champions e Juve da scudetto; Eto’o non inferiore ad Ibra, Lucio grande colpo» e la squadra di Mourinho messa le podio delle favorite alla coppa delle grandi orecchie con Barcellona e Marchester. Il 23 luglio pesava meno il favore per una Juve della quale a Lippi piaceva «tutto, Ferrara tecnico, Gaudino preparatore e Diego».

Il 23 luglio, però, il debutto della serie A era troppo lontana per creare il polverone giusto. Il messaggio di polemica preventiva fa più colpo in attesa del varo dela stagione al ritiro arbitrale di giovedì mattina con Abete, Nicchi e Collina a tagliare il nastro. Il nastro di Mou, invece, s’è messo in azione: mani avanti, sperando che qualche fischietto condizionabile o umorale ci caschi. La Figc non replica, ma una domandina a designatore, presidente Aia e presidente Figc giovedì la promettiamo.

 
 
 
 
 
 
 

 

C’era una volta il Milan, quello di Sacchi e Capello e Ancelotti, degli olandesi e degli slavi (Boban e Savicevic), degli Italiani (Donadoni, Baresi, Maldini, Pirlo, Gattuso, Inzaghi, Nesta), quello dei grandissimi extracomunitari dal Pallone d’Oro (Weah, Kakà, Shevchenko). E’ stato anche quello di De Napoli, sottratto al Napoli offrendo un megaingaggio per non giocare più… E’ lo stesso Milan che oggi lo stesso Berlusconi illanguidisce, con Galliani costretto a giocare da comprimario, offrendo messaggi contraddittori dopo un improvviso giro di valzer. Dall’usato insicuro di calciatori declinanti e costosissimi come Ronaldinho, Emerson e Sheva, all’assalto (virtuale) degli under 23 (ma anche Dzeko e Cissokho sono giovanotti, ricordava il bel carneade Leonardo): il progetto dei Milan di cui abbiamo ricordato nomi e cognomi, omettendo l’elenco dei trofei (lunghissimo), era chiaro tecnicamente e imprenditorialmente. Spendevano e spandevano, con criteri tecnici e grandi allenatori. Adesso si fanno trattative, venuti al dunque del prezzo il Milan di Galliani scappa via e fa brutta figura: con Panucci, con Dzeko, con Luis Fabiano… Poi se la prendono coi tifosi che si lamentano se vedono Kakà venduto - dopo gli annunci d’amore eterno (elettorali)  di gennaio - e la squadra perdere tutte le amichevoli. Perfino l’aziendalista Leonardo s’è lamentato… E’ lecito chiedere dove sia finito il Milan e pensare che l’ipotesi di cessione - nonostante il tantissimo fatto - possa essere vissuta come un sogno dai tifosi del club più titolato del mondo? Â