
Giocano negli stadi più belli, vivibili, confortevoli, felici Barcellona-Chelsea e Manchester-Arsenal. Noi ci dibattiamo tra porte chiuse e pensiamo con preoccupazione a quando due di queste tifoserie verranno all’Olimpico di Roma per la finale. Li ho frequentati il Camp Nou, Old Trafford, Stamford Bridge ed Emirates, coi miei figli, da giornalista ma anche da semplice tifoso: ho fatto fatica a tornare la domenica a lavorare nei nostri impianti. Invidio il loro calcio, invidio quegli stadi e quelle squadre. E voi come la vedete?

Entro a piedi uniti, da giornalista: alla Roma Spalletti litiga con qualche giornalista ad ogni conferenza stampa, quasi che dietro le debacle giallorosse ci siano proprio i giornali; Lotito non ha ancora comprato Zarate, il cui prestito scadeva il 30 aprile e se la piglia coi giornalisti; la Juve per mesi ha dato la colpa a chi, specie a Tuttosport, evidenziava e raccontava quello di cui ora è Ranieri a parlare (l’incontro Blanc-Lippi mica se lo sono inventato i giornali); Mourinho quando sente la terra mancargli sotto i piedi parla di prostituzione intellettuale, ma su Adriano e i comportamenti di Balotelli quante colpe abbiamo noi (giornalisti)? Disponibile al dialogo e alla rimessa in discussione, i fatti stanno dando ragione ai vituperati giornali: la pensate anche voi come i Signori (anche dal punto di vista degli stipendi) del Calcio che quando il vento spira contrario hanno sempre l’alibi della stampa?

Togliamo di mezzo la categoria del nemico, discutiamo sulla figura di Mourinho. Una cosa è certa: non è un crociato. Attacca la Juve, poi è il vero avvocato difensore sul caso Balotelli. Parla di zeru tituli e si dimostra profeta (o Cassandra), comunque innova il linguaggio. Di sicuro Mou ti costringe al dibattito: sbaglia e scantona, talvolta, ma chi non lo fa? Solo quelli che vivono per lo 0-0, lui che in campo - mi pare - punta all’1-0, è il valore aggiunto di questo campionato. Insomma: a prescindere dalle fedi e delle appartenenze, Mourinho vista simpatico o no?

Russi, americani, arabi e tedeschi hanno trattato e trattano in questo momento la Roma, una delle squadre più importanti d’Italia, che porta il nome della Capitale. A differenza di quanto avviene in Inghilterra, però, nessun imprenditore straniero ha vinto la corsa alla conquista di un club italiano: perché siamo così protezionisti nel calcio? Cosa temiamo dall’arrivo di nuovi padroni stranieri? Io penso che ci sentiamo profondamente inadeguati e incapaci di confrontarci col libero mercato. In stadi scomodi e che fanno perdere ai club centinaia di milioni d’incassi e decine di campioni (che se ne vanno giovani giovani in Inghilterra, dominando l’Europa) l’Italia si chiude e spera sempre di avere un “padrone” che butti i soldi aprendo il rosso del proprio bilancio come sta facendo Moratti da anni. Discutiamone.

Questo è un messaggio per quelli che hanno cantato i cori di sabato sera; una riflessione per chi non è permeato di un odio così grande da impedirgli il dibattito sereno.
Si discute e si dibatte, oggi, sul ricorso della Juventus: legittimo, giusto o no? Il problema - purtroppo - è altrove: una partita di calcio, lasciatevelo dire da chi visse la serata del derby sospeso a Roma, è come un liquido esplosivo. Come un fuoco d’artificio: può deflagrare e brillare nel cielo divertendo grandi e bambini, può anche deviare il proprio corso e fare danni. Ebbene i danni di sabato sera non saranno comunque cancellati dalla eventuale cancellazione della squalifica: il danno c’è già , grandissimo. L’immagine della società più vincente d’Italia è stata lesa. Non c’è antipatia per l’Antipatico di turno, Balotelli o altri, che valga un danno così grande.
Nessuno, di quelli che - non razzisti e tifosi della Juve - ha cantato l’altra sera deve averci pensato.