
Questa è la stazione di arrivo. Fine della corsa. L’annata della Juve è un vero fallimento che coinvolge proprietà, società e squadra. Tutti. Prendere atto della situazione e adoperarsi per trovare la soluzione è un dovere. La nave è piena di falle: c’è da intervenire ovunque perché in ogni settore ci sono disfunzioni e lacune. La stagione era cominciata con propositi di vittoria in Champions e in campionato, sta finendo con l’eliminazione dall’Europa League e un quarto posto in classifica tutt’altro che facile da raggiungere.
Partiamo dai rimedi in corsa per comprendere i mali. Ci riferiamo a ciò che la Juve ha modificato strada facendo. E’stato chiamato Bettega perché la società ha compreso che c’era bisogno di un referente con maggiori conoscenze calcistiche. Fatto, ma evidentemente non basta. La società è ancora in attesa di un presidente perché sappiamo benissimo che la carica è solo temporaneamente occupata da Blanc. Perché? Qualcuno vuole spiegare l’arcano?
La sostituzione di Ferrara, dettata da evidenti problemi tattici e di risultati è stata effettuata con grave ritardo e soprattutto manca del requisito fondamentale legato alla programmazione. In questo momento la Juve ha un tecnico a tempo e nessuna certezza per il futuro. Di tutto ciò, l’unico che non ha colpe è Zaccheroni.
La preparazione: questo è il terzo staff che si alterna nel giro di un anno. Non sappiamo se i tanti infortuni siano legati a ciò che non si è fatto in passato o ai molti cambiamenti. Da mesi i tifosi, ribadiamo i tifosi, scrivono per segnalare che probabilmente l’abnormità numerica degli infortuni è legata ai terreni di Vinovo. Si sta scoprendo che non avevano affatto torto.
Altro argomento: gli acquisti e gli equivoci tattici. La Juve ha speso tanti soldi sul mercato, ma Diego, Melo, Cannavaro e Grosso hanno deluso. La squadra è mentalmente e fisicamente dissestata. Non c’è gioco e c’è bisogno di aria fresca nello spogliatoio. Volendo essere buoni possiamo fermarci qui, ma ora non è più tempo di parole: ci vogliono fatti.

Da due stagioni il Palermo passeggia a Torino e umilia la Juve. Merito dei siciliani, ma i bianconeri non possono abituarsi a simili sfaceli. Dopo sei risultati positivi si pensava che l’incubo fosse finito e invece è riapparso in tutte le sue forme. La malattia della squadra di Zac è ancora lunga e riaffora in modo straziante. Diego andava sostituito con maggiore anticipo e la reazione stizzita del brasiliano verso un compagno di squadra che ne sollecitava l’uscita è stata assolutamente fuori luogo. Trezeguet non è riuscito a combinare nulla e il solito Grygera ha cucinato la solita frittata. Impossibilitata a scendere sulle fasce per la bravura di Balzaretti e Cassani la Juve si è inaridita al centro del campo senza mai trovare soluzioni efficaci.
Ma il punto non è l’ennesimo scivolone della Juve di questa stagione, quanto i tanti errori commessi e l’ineludibile necessità di riprogrammare tutto. Lo diciamo con schiettezza: Zaccheroni è persona capace ed onesta. Sta facendo il massimo e non culla tante illusioni. E’preparato, comprensibile, leale, spiega i mali del suo gruppo e sa benissimo che la cura è lunga. Le responsabilità non sono assolutamente sue. La squadra ha un deficit di preparazione, perché? La Juve non ha mai avuto un gioco convincente, come mai? La caterva impressionante di infortuni non ha mai avuto una spiegazione convincente, motivo? L’assetto dirigenziale è ancora lacunoso e oscuro anche per il futuro, normale? Queste domande le giriamo con assoluta trasparenza alla proprietà. Continuando così, la Juve è destinata a un mortificante ridimensionamento. Forse l’idea di un rilancio potrebbe passare dal nome di Capello?

Questi non corrono. Hai voglia di provare la difesa a tre, a quattro, a cinque, di tentare tutte le soluzioni di attacco: la Juve non vincerebbe nemmeno in dodici. Ma avete visto il gol di Antonio Filippini? È alto 1,68. Grosso, 1 e 90, lo guardava dal basso. Complimenti vivissimi al campione del mondo per come ha interpretato (per l’ennesima volta) la fase difensiva. Forse il problema è proprio il Mondiale. In questa squadra c’è troppa gente seduta e con la pancia piena per ciò che ha vinto in carriera. Il prossimo obiettivo per costoro si chiama Sud Africa. La Juve è solo un mezzo per arrivarci.
Troppi equivoci hanno accompagnato la stagione dei bianconeri. Compreso un suggeritore ingombrante che ora si sta dileguando. Forse è il caso di tagliare con tutti questi equivoci. Ci vogliono scelte forti: la proprietà deve assumersene la responsabilità. Il povero Zac che può dire al termine di una partita così? Sì, certo «il Livorno fa un gioco sporco, nel senso che spezza il ritmo e costringe l’avversario a giocare male», ma con tutto il rispetto la Juve non può subire il gioco del Livorno. E meno male che, come ha riconosciuto Cosmi, la squadra toscana ha osato poco.
Insomma, un ulteriore passo indietro della Juve. Ma forse il segnale più significativo è giunto nel finale quando Zaccheroni ha inserito il giovane Giandonato. La strada è quella. AViareggio la Primavera ha ottenuto tre successi su tre partite (30, 4-0, 4-0) ed è la formazione campione in carica. Forse valgono più loro di quelli che aspettano il Mondiale o che ringraziano il cielo per tutto, anche per il conto in banca.

Ciò che sta accadendo in questi giorni alla Juve non è il semplice cambio di un allenatore in panchina, in attesa (a fine stagione) di un tecnico in grado di garantire quel salto di qualità già preventivato per questa stagione. La presa d’atto di un fallimento e il tentativo di rimediare comprendono tutto quel campionario di contraddizioni che solitamente accompagna le situazioni confuse. Ferrara non si è dimesso e così si è garantito un posto in società, Zaccheroni ha promesso di giocarsi le sue carte, ma allo stesso tempo ha quasi annunciato Benitez mentre Blanc ha preferito glissare sull’argomento. In questo momento sarebbe assurdo infierire. Anzi, ci sembra sensata l’operazione “recupero dei cocci” (avviata però in ritardo) per tentare di ricostruire una squadra degna di tale nome. Detto che la responsabilità coinvolge la dirigenza, ci sembra indicativo sottolineare un altro aspetto di questa piccola rivoluzione che ha portata più ampia di quel che sembra, come hanno lasciato intuire Blanc e Bettega.
Il quinto allenatore in quattro anni è anche il sintomo di una malattia dello spogliatoio juventino. Ormai troppe voci accompagnano lo stato di insofferenza e di ingovernabilità di giocatori ai quali, nel tempo, sono stati offerti troppi alibi. Prima gli infortuni, poi i tanti cambiamenti di sistema di gioco, infine le incomprensioni con i vari allenatori.
Paradossalmente sarà proprio con il tecnico più “debole” di tutti (perché a tempo) che si dovrà registrare un chiaro e definitivo cambio di atteggiamento. Troppe mollezze in campo, troppe distrazioni, troppi sorrisi prima di ogni gara e troppi dispiaceri di plastica dopo ogni sconfitta. Certi guasti purtroppo coinvolgono tutti, anche i più giovani che dovrebbero almeno mostrare grinta e carattere. Per non parlare dei tanti reucci.
Da oggi in poi ognuno sarà sotto esame e se non si noteranno mutamenti radicali, fino al termine della stagione, si tirerà una riga. Il messaggio arriva direttamente dalla proprietà: ogni giocatore (dalla Aalla Z) si gioca la riconferma. Era ora.