Tutto Sport

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Ferrara

E’ impressionante e inaccettabile la differen­za fra la partita travolgente della Juve con­tro la Samp e la figuraccia rimediata contro il Na­poli. “E’ una questione di testa” ammette Ferra­ra, ma la spiegazione regge in parte. Ieri Mazzar­ri, dopo lo 0-2, ha mostrato che bisogna sempre credere nel gioco. Un solo esempio: in occasione del 2 a 2 c’erano almeno sette giocatori del Napo­li nell’area bianconera. La Juve, invece, ha rinun­ciato ben presto a interpretare il ruolo di protago­nista.

Dopo il pregevole gol di Trezeguet e il fortunoso raddoppio di Giovinco su regalo di Contini i bian­coneri si sono fermati. Perché? Per il semplice mo­tivo che non sono stati in grado di porre rimedio alle contromosse di Mazzarri. L’ingresso di Dato­lo è stato devastante per Ferrara che ha mostrato in un colpo solo tutte le fragilità della sua squadra e una preoccupante lacuna sulla fascia destra. L’u­scita per infortunio di Camoranesi è stato l’inizio della fine. Nonostante l’assist per il gol di Treze­guet, purtroppo Grygera ha mostrato i suoi limi­ti difensivi. Nella sua zona ha imperversato Dato­lo e da quella parte di campo sono scaturiti due dei tre gol. Alternative? Nessuna. Indisponibili Zebi­na, Caceres e Salihamidzic, è veramente difficile porre rimedio se non con una strategia di gioco che però non si è vista. Inoltre solleva qualche per­plessità il cambio di Poulsen per dare spazio ad Amauri (ingiustamente espulso da un arbitro fret­toloso). Purtroppo una mossa che ha ulteriormen­te indebolito un centrocampo sempre più in balia dalle folate offensive del Napoli.

In conclusione va trovato più equilibrio. E’ scon­certante andare in vantaggio con due gol e perde­re una partita in casa subendo reti in contropiede. Ferrara parla di testa. Ha ragione, ma deve anche recitare un bel mea culpa.

 
 
 
 
 
 
 

E’ da mesi che sosteniamo un concetto: la competitività della Juve.
Il discorso scudetto è ancora aperto e l’ultima sfida contro la Roma conforta molto sullo stato di forma della squadra. C’era soprattutto un ragionamento che respingevamo con forza: “Con questi uomini la squadra sta già facendo il massimo”. Ma chi l’ha detto? Rileggetevi i nomi della rosa: parliamo dei Sissoko, degli Amauri e poi i Giovinco, i Marchisio e quando sarà di nuovo disponibile anche i De Ceglie per avere un quadro molto confortante perché a questi nomi vanno aggiunti i “grandi” come Del Piero, Trezeguet, Nedved (mamma mia che gol contro la Roma), Camoranesi, Buffon, Iaquinta, Chiellini e Legrottaglie. Ma c’è qualcosa da dire anche su nomi come quello di Mellberg o su Salihamidzic, Molinaro, Tiago o Grygera? No, spazziamo via ogni alibi e parliamoci con molta chiarezza come abbiamo fatto sin dall’inizio della stagione. Certo, completezza imporrebbe il discorso della qualità a centrocampo: ci sarebbe bisogno dell’ulteriore iniezione di un campione. Come di un solido difensore.
Ma siamo sicuri che arriveranno. Per il resto c’è poco da dire. La squadra c’è ed ha sostanza. Quanto fanno recriminare, adesso, quelle prove opache (poche, per la verità) che sono costate gli attuali punti di distacco da un Inter per nulla trascendentale. Noi però continuiamo ad avere fiducia soprattutto per i segnali incoraggianti che arrivano dai secondi tempi delle ultime due partite della Juve.