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È accaduto quello che non ti aspetti: nella giornata in cui la Juventus ha la sensazione di aver sciupato un’occasione, il derby le regala la gioia infinita di ritrovarsi da sola in testa a un turno dal termine del girone d’andata. A rendere la giornata ancora più clamorosamente favorevole ai bianconeri ci pensa anche la sconfitta dell’Udinese. Conte può tirare un sospiro di sollievo e, oltre a ringraziare Ranieri, può chiedere con più vigore un sostanzioso intervento della società sul mercato.

Servono acquisti veri altrimenti si rischia di sciupare tutto il buono fatto finora. Occorrono rinforzi a centrocampo e in difesa. Nomi veri come quelli di Behrami, Nainggolan e Caceres. Abbassare solo per questione di soldi l’asticella della qualità sarebbe improduttivo e dannoso. La parola passa a Marotta, ma soprattutto ad Agnelli. Il vertice di mercato avvenuto nello spogliatoio al termine della partita col Cagliari è servito per focalizzare ulteriormente le necessità. Conte sta facendo miracoli e merita uno sforzo da parte della società.

La gara contro i sardi è infatti la fotografia di una Juve con l’organico limitato e soprattutto senza valide alternative in settori nevralgici. Il malessere è ormai risaputo e si evidenzia anche nella incapacità di realizzare il secondo gol. E’ il vero grande peccato dei giocatori di Conte che ieri hanno giocato come sempre con grande intensità fallendo però il colpo del ko. Almeno un paio di volte con Matri, poi clamorosamente con Del Piero (quando gli capita un’altra palla così?), con Vidal, per non parlare di quello che ha divorato l’ormai inguardabile Krasic. Comunque la Juve può fare tesoro della partita col Cagliari per migliorare i difetti ed esaltare i tanti pregi. La squadra ha gioco, dinamismo, intesa: sarebbe un peccato non crescere ancora grazie, anche, a indispensabili rinforzi.

 
 
 
 
 
 

I casi della vita: ora la Juventus dovrà tifare per Ranieri, l’allenatore che solitamente offre il meglio di sé nel suo primo anno di lavoro e poi va in crisi di durata. Se nel derby dovesse frenare la corsa del Milan, i tifosi della Juventus potrebbero derogare (per una sola giornata) all’altrettanto cronica avversione per la squadra nerazzura. Scherzi del campionato che ieri ha regalato una giornata molto significativa.

Quella di Lecce potrebbe essere stata la madre di tutte le partite per la Juve del 2012. E solo chi ha vissuto da vicino le ultime stagioni dei bianconeri può capire di che cosa parliamo. Spesso le ripartenze dopo la sosta natalizia sono state mortificanti per una squadra che, invece, stavolta ha saputo reagire con umiltà e concretezza pur avendo nelle gambe carichi di lavoro ulteriori che saranno utili nel finale. Da oggi in poi comincia un altro campionato. Quello che porterà la Juventus a comprendere se potrà conquistare qualcosa in più della qualificazione in Champions che resta il primo obiettivo della stagione e indicato con chiarezza nel discorso programmatico del presidente Agnelli. La squadra bianconera lo fa con un vantaggio di 7 punti sul quarto posto, posizione che potrà dare ulteriore slancio a un mercato invernale commisurato alle reali esigenze della squadra. Anche le avversarie cercano di rinforzarsi, ma la Juventus sta dimostrando che la differenza non la fanno solo i soldi.

Mentre i rivali sportivi di sempre si contendono Tevez a suon di offerte milionarie e mostrano i muscoli in vista della supersfida milanese, la Juventus procede sul suo sentiero con i piedi per terra. La frase di Conte («Con la crisi che c’è in giro non possiamo spendere cifre folli») è giustamente inserita nel contesto in cui viviamo e rimbomba fragorosamente in un mondo dorato e un po’avulso dalla realtà. Eppure la Juve è in vetta con il Milan a due giornate dal termine del girone d’andata, segno evidente della bontà del lavoro svolto finora da società, tecnico e giocatori.

Bravo l’allenatore a tenere sempre le redini ben salde senza farsi distrarre dal fiorire di complimenti. E’ il suo momento visto che la Juve ha stabilito una striscia iniziale positiva da record con 17 risultati utili consecutivi ma il tecnico sa che l’organico è ancora inferiore, sulla carta, a quello di Milan, Inter e Napoli. Se la gioca con l’Udinese e non può sottovalutare la Roma. Sono altre le armi su cui punta per colmare il gap: organizzazione, mentalità, metodiche di allenamento, approccio psicologico che esaltano un rapporto
trasparente con la squadra.

«Non sono io a chiedere giocatori, ma non c’è giocatore che arrivi alla Juve senza il mio consenso»: un modo garbato e intelligente per far capire quanto sia capillare il suo inserimento in ogni scelta della società. In questo momento storico sempre più legato alla comunicazione ci sembra che Conte non parli mai a vanvera. E fa bene; è l’unico modo per farsi ascoltare.

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Cominciamo questo articolo con un bel “se”. Per­ché soltanto un discorso ipotetico può risponde­re all’idea che sta partorendo la Figc: lasciare lo scu­detto del 2006 all’Inter dopo che il mondo intero (com­presi quasi tutti i giornali) ha urlato che quel titolo an­dava revocato. Noi continueremo a sperare, fino all’ul­timo momento, in un auspicabile ravvedimento. Un miracolo che convinca il coraggiosissimo presidente Abete e i componenti del Consiglio federale della im­mane cantonata che stanno prendendo. Altro che Pon­zio Pilato, è molto peggio. Qui si tratta di piccoli calco­letti da bottega perprendere non la decisione più giu­sta bensì la decisione che faccia meno male dal punto di vista legale. Avevamo applaudito alla decisione del procuratore Palazzi così come ora condanniamo queste ma­novrucce di basso profilo. «L’etica non va in prescri­zione » aveva detto con orgoglio Abete. Se questo è il risultato: complimenti! E’ però giunto il momento di ribellarsi. Basta con questa politica di in­fimo livello fatta di conventicole, clan, amici degli ami­ci. Irrorarata da squallido presenzialismo e assoluto vuoto decisionale e progettuale. Pensavamo che quel­la federazione che aveva consentito a tutti di fare tut­to negli anni antecedenti al 2006 fosse stato il livello più basso di amministrazione del calcio, invece vediamo che si può fare di peggio. Purtroppo i fatti sono sotto gli occhi di tutti. La relazione consegnata da Palazzi non ammette equivoci. L’Inter è stata accusata di aver infranto gli articoli 1 e 6 del codice di giustizia sporti­va. All’Inter era stato consegnato uno scudetto non per un mero depennamento di squadre in classifica, ma nel nome dell’etica e di un’indagine clamorosa­mente incompleta e parziale come ha avuto il corag­gio di denunciare ieri a gran voce Diego Della Valle.

Ricordate: era stato definito lo “scu­detto degli onesti”. E adesso che quell’etica così trionfalmente esposta dalla società nerazzurra è stata chiaramente messa sotto accusa da Palaz­zi che cosa accade? Un bel nulla. Questo è il senso vero della giu­stizia in un campo co­me quello dello sport che dovrebbe essere la prima frontiera della lealtà? Ribadiamo che la nostra non è una crociata contro qual­cuno, ma un ragiona­mento di equità e di giustizia vera. Ora, caro presidente fede­rale e cari consiglieri federali, andatelo a ri­badire ai 14 milioni di tifosi della Juve e a quelli della Fiorenti­na che questa si chia­ma giustizia. Se senti­rete un rumorino dal fondo quando si par­lerà di Figc andate con la mente a quello spettacolare film con Eduardo De Filippo che insegnava l’arte della pernacchia. L’immenso Eduardo ne prescriveva un’au­tentica cura: due volte al giorno. E’ una ricet­ta utile per lenire il senso della beffa. Ov­viamente “se”.

 
 
 
 
 
 

Sappiamo che la Juve non solo ha mostrato qualche crepa preoccupante contro il Palermo, ma ha gettato alle ortiche anche una ghiotta occasione per andare da sola in testa al campionato. La sosta è servita per schiarire le idee e mettere a punto muscoli e schemi. Almeno questa è la speranza dei tifosi bianconeri. Nonostante il periodo nero per via anche di infortuni vari, la Juve avrà un’altra occasione alla ripresa dei giochi potendo contare su ben quattro turni in casa (compreso uno di Champions) e uno solo esterno. Insomma un mini ciclo che potrà dare una reale dimensione alle ambizioni dei bianconeri sia in campionato che in Europa. La squadra di Ferrara infatti affronterà in casa prima la Fiorentina e poi il Maccabì in Champions. Seguirà poi l’unica trasferta, a Siena. Infine altri due confronti fra le mura amiche contro Samp e Napoli. Per carità, nulla di scontato o di semplice, ma calendario e classifica alla mano si può fare qualche ragionamento positivo. A patto, ovviamente, che la Juve abbia superato la sbandatina.

 
 
 
 
 
 
 

E’ da mesi che sosteniamo un concetto: la competitività della Juve.
Il discorso scudetto è ancora aperto e l’ultima sfida contro la Roma conforta molto sullo stato di forma della squadra. C’era soprattutto un ragionamento che respingevamo con forza: “Con questi uomini la squadra sta già facendo il massimo”. Ma chi l’ha detto? Rileggetevi i nomi della rosa: parliamo dei Sissoko, degli Amauri e poi i Giovinco, i Marchisio e quando sarà di nuovo disponibile anche i De Ceglie per avere un quadro molto confortante perché a questi nomi vanno aggiunti i “grandi” come Del Piero, Trezeguet, Nedved (mamma mia che gol contro la Roma), Camoranesi, Buffon, Iaquinta, Chiellini e Legrottaglie. Ma c’è qualcosa da dire anche su nomi come quello di Mellberg o su Salihamidzic, Molinaro, Tiago o Grygera? No, spazziamo via ogni alibi e parliamoci con molta chiarezza come abbiamo fatto sin dall’inizio della stagione. Certo, completezza imporrebbe il discorso della qualità a centrocampo: ci sarebbe bisogno dell’ulteriore iniezione di un campione. Come di un solido difensore.
Ma siamo sicuri che arriveranno. Per il resto c’è poco da dire. La squadra c’è ed ha sostanza. Quanto fanno recriminare, adesso, quelle prove opache (poche, per la verità) che sono costate gli attuali punti di distacco da un Inter per nulla trascendentale. Noi però continuiamo ad avere fiducia soprattutto per i segnali incoraggianti che arrivano dai secondi tempi delle ultime due partite della Juve.

 
 
 
 
 
 
 

Claudio Ranieri, allenatore della JuventusTorna il campionato, evviva il campionato. Leggi tutto