
Ci sono partite del calcio italiano che fanno dormire. Se vedi la Juve no, hai sempre la sensazione che voglia vincere giocando bene. L’elogio attraverso la tv (Mediaset Premium) arriva direttamente da Arrigo Sacchi. L’allenatore che rivoluzionò il mondo del pallone con il suo Milan non è solito fare complimenti, ma stravede per Conte. Non sbaglia, anche perché il tecnico della Juve sa gestire i momenti difficili e paradossalmente
questo è uno di quelli. Proprio per i tanti complimenti che giustamente gli piovono addosso. Riuscire a governare le emozioni, saperle incanalare verso la squadra senza farle mai perdere concentrazione, visto che ancora non si è raggiunto nessun traguardo, è compito che Conte sa amministrare con sicurezza: «Il punto lo faremo al termine del girone d’andata». E chi può dargli torto visti gli impegni che l’attendono: Lazio e Napoli, entrambi fuori casa. Sì, il test contro il Palermo è stato insidioso e superato in modo trascinante, ma le prossime due partite diranno molto sulle reali ambizioni della Juventus. La ricetta è piedi per terra, concentrazione e applausi ai giocatori: da superMarchisio a numero 1 Buffon, a guerriero Vidal, a direttore Pirlo, a frecciarossa Lichtsteiner, a onnipresente Pepe, a martello Chiellini, a mitra Matri, a genio Vucinic, a ritrovato Quagliarella. Senza però trascurare gli altri, sarebbe sbagliato. Ottimo lavoro Conte, ottima Juve. Per ora, s’intende, anche se è prima e con una partita in meno.

I numeri, fortunatamente, non sono opinabili ma fanno discutere. I numeri dicono, per esempio, che la Juve ha vinto uno scudetto (stagione 2001-2002) pur avendo (appena) 17 punti dopo undici giornate di campionato. Ma ne ha vinto anche altri due “girando” all’undicesima rispettivamente con 22 e 23 punti.
Oggi la Juve ha 21 punti, gli stessi della scorsa stagione (nel suo momento migliore, quarta vittoria consecutiva). I numeri dicono che la Juve può ancora raggiungere la prima posizione del suo girone di Champions. I numeri (dell’infermeria), infine dicono che la Juve ha ancora fuori giocatori come Del Piero, Sissoko, Marchisio, Iaquinta, Salihamidzic, Zebina. I numeri (5-1) dicono che la Juve ha demolito una Sampdoria che fino a quel momento era la squadra rivelazione (per gioco) del campionato.
Quello che i numeri (degli schemi) non dicono è che non basta un 4-4-2 o un 4-1-3-2 o un 4-2-3-1 se poi i giocatori non sputano l’anima in campo dal primo all’ultimo minuto per conquistare il successo. Contro il Napoli, Ferrara è stato criticato (anche da noi) per aver sostituito Poulsen con Trezeguet. Cioè un centrocampista con un attaccante. Gli è andata male perché poi ha perso la partita.
Contro la Dinamo Kiev, Mourinho, ha tolto un difensore (Chivu) per inserire un attaccante (Balotelli), poi nel finale ha fatto uscire un altro difensore (Samuel) per un centrocampista (Muntari). A lui è andata bene perché poi ha vinto la partita. Al diavolo il sistema di gioco! Giusto avere una impostazione di squadra, ma sono poi il carattere dei singoli e lo spirito di squadra a fare la differenza. E’ quello che ancora manca alla Juve.