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Mamma, Giovinco! Un gol su punizione, bellissimo, alla Del Piero. Una perla che fa sognare tutti i tifosi della Juve. E’ lui l’elet­to, colui che un giorno prenderà l’eredità del grande capitano? Certo, è ancora presto per dirlo, ma i segnali ci sono tutti. E la qualità anche. Forse a Seba manca qualche chiletto di muscoli che, però, non incida sulla sua ela­sticità nel saltare avversari come birilli. Un gol così è, comunque, birra per l’autostima. Dote indispensabile nell’acquisire tranquillità anche quando si è costretti a remare in pan­china. La Juve cinica di Lecce ha tratto conforto dalla rete del suo gioiellino e punti dalla marcatura del suo ariete, Amauri, già salito a quota otto gol nella classifica marca­tori. La vittoria era obbligatoria per restare in scia dell’Inter e conseguirla è stata dimostra­zione di carattere. Se nella fase più delicata della partita la Juve fosse riuscita a fermare Giacomazzi, diventato una costante spina nel fianco e l’ispiratore del gol del pareggio, for­se avrebbe avuto meno patemi, ma va bene lo stesso. Ora c’è il Milan che si presenterà sen­za Gattuso, la Juve invece dovrà fare a meno di Legrottaglie.

Guai relativi per le due prossime sfidanti in confronto all’altra squadra di Torino, quella granata giunta ormai al capolinea di una si­tuazione insostenibile. Avevamo chiesto una prova d’orgoglio ai giocatori del Toro. Non c’è stata: perché? Probabilmente per due ragioni: 1) Il rapporto fra giocatori e allenatore è così logoro che nessuno se l’è sentita di far affiora­re un sia pur piccolo ed eventuale merito di De Biasi. 2) Questa squadra è sconclusionata da un punto di vista tattico, inadeguata nella pre­parazione e scarica mentalmente. In ogni ca­so non si può non passare attraverso l’esone­ro dell’allenatore. Una decisione tardiva e ca­rica di rimpianti per il tempo perso finora. Una decisione che comunque non allontana nemmeno tutti i dubbi che la riguardano.