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Tutti lanciano il sasso e poi nascondono la mano, accusano e poi dimenticano: un giochetto strategico, ma pericoloso. Anche perché a ognuno andrebbe rinfrescata la memoria. Gli errori arbitrali hanno colpito o avvantaggiato (a seconda dei punti di vista) senza esclusione di squadre. Nelle pagine interne proponiamo una piccola lista di sviste che hanno favorito, in particolar modo, chi di recente si è lamentato di complotti. Fa un po’ sorridere la veemenza delle accuse contro i presunti torti subiti in rapporto ai tanti “regalini”.

Consigliamo ai sacerdoti del tempio di rimanere ben coperti onde evitare il ridicolo. Perché si fa strada un atroce sospetto: se non è cambiato nulla adesso e i sospetti continuano vuol dire che, forse, non c’era nulla prima. O probabilmente ci si è accaniti con violenza inaudita contro una sola società: la Juve. Ai giudici (di Napoli) e ai giudiziosi l’ardua sentenza.

Nessuno nega l’errore arbitrale contro il Genoa, ma la critica che arriva dai più bravi della classe è irricevibile. Soprattutto da parte di chi guarda all’Italia quasi con disprezzo perché «è l’unico Paese dove possono accadere certe cose». Non è così, ma di sicuro è il Paese che ospita l’allenatore più pagato al mondo. Bella riconoscenza, no? Ma vuoi mettere l’emancipazione di dire certe cose, dai, fa tanto figo.

Più comprensibile la protesta genoana. Anche lì troviamo un eccesso forse dovuto al nervosismo. Chi si permette di accennare a “mancanza di lealtà” rivolgendosi a Del Piero lancia accuse gravissime e stonate. Lealtà, onestà, moralità sono parole serie. «Ognuno guardi in casa propria» dice bene Bettega..

 
 
 
 
 
 
 

Juve
I numeri, fortunatamente, non sono opinabili ma fanno discutere. I numeri dicono, per esempio, che la Juve ha vinto uno scudetto (stagione 2001-2002) pur avendo (appena) 17 punti dopo undici giornate di campionato. Ma ne ha vinto anche altri due “girando” all’undicesima rispettivamente con 22 e 23 punti.

Oggi la Juve ha 21 punti, gli stessi della scorsa stagione (nel suo momento migliore, quarta vittoria consecutiva). I numeri dicono che la Juve può ancora raggiungere la prima posizione del suo girone di Champions. I numeri (dell’infermeria), infine dicono che la Juve ha ancora fuori giocatori come Del Piero, Sissoko, Marchisio, Iaquinta, Salihamidzic, Zebina. I numeri (5-1) dicono che la Juve ha demolito una Sampdoria che fino a quel momento era la squadra rivelazione (per gioco) del campionato.

Quello che i numeri (degli schemi) non dicono è che non basta un 4-4-2 o un 4-1-3-2 o un 4-2-3-1 se poi i giocatori non sputano l’anima in campo dal primo all’ultimo minuto per conquistare il successo. Contro il Napoli, Ferrara è stato criticato (anche da noi) per aver sostituito Poulsen con Trezeguet. Cioè un centrocampista con un attaccante. Gli è andata male perché poi ha perso la partita.

Contro la Dinamo Kiev, Mourinho, ha tolto un difensore (Chivu) per inserire un attaccante (Balotelli), poi nel finale ha fatto uscire un altro difensore (Samuel) per un centrocampista (Muntari). A lui è andata bene perché poi ha vinto la partita. Al diavolo il sistema di gioco! Giusto avere una impostazione di squadra, ma sono poi il carattere dei singoli e lo spirito di squadra a fare la differenza. E’ quello che ancora manca alla Juve.

 
 
 
 
 
 
 

Formidabile Juve! Riuscire a vincere ancora al­l’Olimpico contro un avversario come la Lazio, decisamente più solido della Roma vista finora, è impresa da grandissima squadra. Tre partite, tre vittorie e soprattutto la certezza di continuare a guardare l’Inter dall’alto. Un successo che mette tanta pressione ai nerazzurri che dovranno veder­sela con un Parma in palla.

Unico neo della serata l’infortunio a Diego. Un ma­lessere muscolare che sembra avere radici antiche, ma è presto per tracciare considerazioni pessimisti­che. Nelle prossime ore si avrà un quadro più chia­ro della situazione. Di sicuro la Juve riesce a conclu­dere con un trionfo una partita molto complessa di­mostrandosi squadra e soprattutto un gruppo com­patto capace di alternare giocatori diversi senza ave­re ripercussioni nel gioco. Questa è la novità del gioiello che sta costruendo Ciro Ferrara. Guarda­teli gli interpreti di questa nuova impresa. Si chia­mano Caceres, Giovinco, Trezeguet, Tiago, Grosso. Facce completamente diverse rispetto al preceden­te confronto vincente contro la Roma.

E non dimentichiamo che in panchina è rimasta gente come Cannavaro e Iaquinta, mentre Del Pie­ro ha visto la partita da casa. Insomma c’è di che guardare avanti con grande ottimismo.
Formidabile Juve! Riuscire a vincere ancora al­l’Olimpico contro un avversario come la Lazio, decisamente più solido della Roma vista finora, è impresa da grandissima squadra. Tre partite, tre vittorie e soprattutto la certezza di continuare a guardare l’Inter dall’alto. Un successo che mette tanta pressione ai nerazzurri che dovranno veder­sela con un Parma in palla.

Unico neo della serata l’infortunio a Diego. Un ma­lessere muscolare che sembra avere radici antiche, ma è presto per tracciare considerazioni pessimisti­che. Nelle prossime ore si avrà un quadro più chia­ro della situazione. Di sicuro la Juve riesce a conclu­dere con un trionfo una partita molto complessa di­mostrandosi squadra e soprattutto un gruppo com­patto capace di alternare giocatori diversi senza ave­re ripercussioni nel gioco. Questa è la novità del gioiello che sta costruendo Ciro Ferrara. Guarda­teli gli interpreti di questa nuova impresa. Si chia­mano Caceres, Giovinco, Trezeguet, Tiago, Grosso. Facce completamente diverse rispetto al preceden­te confronto vincente contro la Roma.

E non dimentichiamo che in panchina è rimasta gente come Cannavaro e Iaquinta, mentre Del Pie­ro ha visto la partita da casa. Insomma c’è di che guardare avanti con grande ottimismo.

 
 
 
 
 
 
 

Non era mai successo che con l’anticiclone ancora attivo e il caldo che assale le città italiane, il campionato emettesse già i suoi primi verdetti: sabato c’è Milan-Inter, domenica pomeriggio in un Olimpico di Roma bollente in tutti i sensi, Roma-Juventus. Le quattro più forti, almeno sulla carta, che incrociano: la sosta azzurra sedimenterà i risultati, le ultime ore di mercato renderanno definitivo - almeno fino a gennaio - l’esito delle campagne di rafforzamento o il timore d’essersi indeboliti, perché dal 31 agosto in poi rien ne va plus. C’è qualcosa di definitivo che intuisci oltre le ore 22.30 di domenica 30 agosto. Ci si avvicinano benissimo il Milan, che d’un colpo pare aver trasformato in punti esclamativi gli interrogativi di più d’una estate (Ronaldinho, la difesa, il recupero di Nesta, il mistero Flamini); bene la Juve che resta solida ed è sempre più a immagine e somiglianza di Ferrara (pur mancando di terzini all’altezza di portiere, difesa centrale, centrocampo illuminato da Diego e attacco “mondiali”). Ha steccato per mancanza di Ibra e di un gioco sostitutivo l’Inter, ha perso per sfortuna ma con tanta tensione interna accumulata e qualche depressione la Roma. E Mourinho e Spalletti - i tecnici più pagati ed esperti - devono già spiegazioni e punti ai “ragazzini” Ferrara e Leonardo.

 
 
 
 
 
 
 


Finiti i sogni di gloria? La rincorsa all’Inter si è spenta ancora prima di cominciare.

 
 
 
 
 
 
 


La frase più comica è il riferimento a Robin Hood. Un uomo che guadagna nove milioni all’anno si sente come l’eroe che rubava ai ric­chi per donare ai poveri. Ma a questo mondo ognuno può dire ciò che vuole. L’antidoto è non prenderlo sul serio. Anche perché un altro per­sonaggio così è difficile trovarlo. Il suo biglietto da visita era stato il seguente: mai nessun gioca­tore parla male di lui. Bene: Crespo ancora piange e lo maledice, Maxwell ha chiesto di an­dare via, Jimenez è un ufo che si lamenta perché gioca poco, Cruz conta i giorni che mancano al­la separazione. Insomma una balla. I colleghi allenatori? Il più sereno lo considera un maledu­cato. Ulivieri ha detto testualmente che «Mou­rinho l’ha fatta fuori dal vaso». Chiama voluta­mente «Barnetta» l’ex allenatore del Lecce, Be­retta, offende Ranieri dandogli senza mezzi ter­mini del «vecchio» e ieri «un allenatore che non ha vinto niente». Insomma, un grande (s)comu­nicatore. Eppure un simile professore che misu­ra la vita solo in «tituli» vinti non è riuscito a far meglio di Mancini facendosi eliminare negli ot­tavi di Champions come il suo predecessore. Ma non era stato assunto da Moratti soprattutto per vincere la competizione europea?
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José Mourinho, allenatore dell'Inter
L’Inter continua ad essere sempre e solo Ibrahimovic. Anche contro la Fiorentina si è visto lo schema unico dei nerazzurri: palla a Ibra che ci pensa lui. Su azione o su calcio piazzato è lo stesso. La Juve, soprattutto quella visto nel secondo tempo contro il Bologna è più squadra. Pensate che i bianconeri hanno già utilizzato più giocatori di tutti: 30 (Inter 27, Milan 26). Un dato che fotografa la situazione. Infine continuiamo a domandarci se il calcio italiano avesse proprio bisogno di un tipo come Mourinho. Anche ieri il tecnico dell’Inter è stato espulso per intemperanze. Ma la faccia finita con questi atteggiamenti.

 
 
 
 
 
 
 

Ranieri è un signore e ri­sponde sempre al telefo­no, ci sarà rimasto male quan­do Mourinho ha lasciato squil­lare a vuoto il cellulare veden­do apparire il numero del col­lega. Chissà che cosa voleva dirgli l’allenatore della Juve. Di sicuro, il tecnico nerazzur­ro si è comportato male per l’irriverenza (non è la prima volta) e per l’indelicatezza esi­bita nel comunicare l’episodio ai giornalisti. Non è stato l’u­nico scivolone di Mourinho. Ieri mister Josè è stato prota­gonista di un autentico show mandando in onda la sua rab­bia contro la stampa, contro Ranieri e Spalletti, contro un clima che non gli piace e lo in­duce a contare i giorni che lo separano dal suo mese e mez­zo (beato lui) di vacanze. Dal­l’alto dei 9 milioni di euro che guadagna all’anno è facile pontificare contro tutti. In fondo, se dovesse finire male, andrà via con un bel mucchio di soldi e tanti saluti alle chiac­chiere e a chi si arrabbia. Pronto a firmare un altro con­tratto miliardario. Però lui specifica: «A me non piace la prostituzione intellettuale…». Da urlo.
Al di là dell’aspetto coreogra­fico e delle simpatie o antipa­tie che suscita Mourinho, abi­tuato spesso a spaccare l’opi­nione pubblica per le sue posi­zioni forti, il tecnico dell’Inter ha usato parole e concetti ver­gognosi per un motivo molto chiaro: ha paura e non regge la pressione. L’avete visto al termine del suo intervento? Aveva gli occhi lucidi come se stesse per piangere e il suo vol­to era provato come dopo una notte insonne. Gli altri allena­tori che lavorano in Italia, pur non percependo gli stessi com­pensi di Mourinho, sono inve­ce temprati a reggere le tensio­ni. E, francamente, una spara­ta come quella del tecnico ne­razzurro rappresenta una ve­ra novità (negativa) per il no­stro campionato. Guardate le reazioni che ha suscitato. Ri­portiamo una perla della con­ferenza stampa: «E’ meglio che Marino e Novellino non giochino contro Roma e Juve. Che mandino la seconda squa­dra o la Primavera. Chissà, magari sarà meglio anche per noi perché sta arrivando il giorno dello scandalo». Che cos’è questa? Istigazione? O invece, considerandolo un semplice paradosso, soltanto tanta paura per un avversario che si è avvicinato in classifi­ca? Torniamo su questo tema perché è forse quello centrale. Mourinho ha un punto in me­no rispetto all’Inter dello scor­so anno guidata da Mancini e nell’imminenza dell’incontro di ritorno contro il Manche­ster ricordiamo che nell’ulti­ma Champions i nerazzurri furono eliminati negli ottavi. Dunque, il tanto esaltato Spe­cial One rischia di non fare meglio del suo predecessore. Comprendiamo lo smacco, meno le parole usate per lo spavento.

 
 
 
 
 
 
 

Sapevamo che la vittoria in coppa Italia avrebbe ridato nuovo slancio alla Juve e così è stato. Intendiamoci nulla di trascendentale a Catania, ma più volte avevamo invocato un maggior cinismo da parte della squadra di Ranieri e anche quello è finalmente arrivato. Ennesima dimostrazione di crescita di una formazione che pur non brillando riesce a cogliere un successo importantissimo per la classifica (soprattutto dopo due sconfitte consecutive in campionato). Apprezziamo anche quel filo di irritazione con cui Ranieri ha accompagnato l’insistenza delle obiezioni sul rigore non dato al Catania. Di clamoroso, ma di veramente clamoroso, sotto la voce “errori arbitrali” quest’anno c’è soprattutto il fuorigioco di Maicon nella sfida fra Inter e Siena. Il resto appartiene a un’ordinarietà che ciascuno può vedere con la propria lente d’ingrandimento. E allora ben ci sta il rimbrotto di Ranieri a tutta la sua categoria affinché mantenga un atteggiamento più distaccato (come il suo) dinanzi a certi episodi. Un discorso che farebbe molto bene a recepire Mourinho tutto intento, invece, a stilare classifiche di torti subiti dalla sua squadra sfiorando, adesso sì, il ridicolo. Della partita di Catania cogliamo anche altri due aspetti positivi: 1) Buffon (incerto solo sul gol subito) tornato su livelli di eccezionalità che gli sono abituali, 2) Le ottime prove di Camoranesi e di Tiago. Insomma tre campioni che saranno veramente indispensabili in vista anche della sfida di Champions contro un Chelsea che non avrà più in panchina Scolari. L’esonero dell’allenatore dei Blues avrà come immediata conseguenza il rilancio di Drogba? Forse, di sicuro le sorprese saranno anche altre.

 
 
 
 
 
 
 

Claudio Ranieri, allenatore della JuventusTorna il campionato, evviva il campionato. Leggi tutto