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Il “culo”, ovviamente inteso come fortuna, ce l’han­no i forti. E in questo caso Lippi e Ferrara, un po’ si somigliano. Come, prima di loro, Sacchi (il famo­so “cul de sac”). La sfortuna invece, continua a per­seguitare il Milan anche attraverso un suo giocatore, Kaladze, assurdo protagonista in negativo (per due autogol spaziali) della sfida fra Georgia e Italia. Da applausi, infine, lo strepitoso Buffon che in due inter­venti (il primo annullato da un fuorigioco) ha mostra­to reattività e prontezza dei tempi migliori. La foto­grafia della partita è tutta qui. Avanti, dunque, sen­za entusiasmare, ma con buone indicazioni anche per Ferrara che lavora con fantasia e originalità nel suo cantiere. Come? Utilizzando tre parole chiave.

Diversificare. Per scardinare la ripetitività dell’eser­cizio o dell’allenamento quotidiano.
Premiare. Per gratificare l’impegno e la mini vitto­ria in allenamento: basta un gesto simbolico come una foto.
Dialogare. Per stemperare le tensioni e far sentire tutti coinvolti nel conseguimento degli stessi obiettivi.

Sono tre diversi aspetti di come far squadra secondo Ciro Ferrara. La Juve sperimenta nuove strade per curare la preparazione e allenare la mente. C’è atten­zione e serietà dietro ogni particolare, ma chi ha det­to che determinazione e divertimento non possano andare d’accordo?

 
 
 
 
 
 
 

Cannavaro e Diego
Contro il Nancy, la Juve ha giocato senza Melo e Diego, priva dei nazionali, di Trezeguet e con una difesa così schierata: Zebina, Grygera, Ariaudo, Sa­lihamidzic. Aggiungiamo che siamo in una fase interna della preparazione, tale da rendere molto pesanti le gambe dei giocatori. Insomma un bel Tir di giusti­ficazioni ci sarebbe dietro l’1-1 in terra francese.

Ep­pure quello che apparentemente è un insignificante dato di cronaca, il pareggio in amichevole, viene accol­to dall’allenatore della Juve, Ciro Ferrara, con note­vole fastidio. Come fosse un’imprecisione del sistema. Una distonia sul programma. Un segnale importan­te da analizzare perché i successi si costruiscono con la testa ancor prima che con le gambe.

Che cosa pretende il nuovo tecnico dei bianconeri? Che dal primo dei campioni della Juve (ovviamente già in sintonia) all’ultimo dei ragazzi della Primavera venga concepito un solo risultato possibile: la vittoria. L’ha detto: «Io e la squadra vogliamo vincere tutte le partite, anche le amichevoli». E non importa la durez­za degli allenamenti, le assenze, le condizioni climati­che, le insidie del terreno di gioco, la forza dell’avver­sario (sempre da rispettare), l’errore dell’arbitro o qualsiasi altro stramaledetto alibi. Ogni difficoltà, un puntello peraccrescere la propria autostima.

L’incon­sapevole ricerca dell’asperità per trasformare tutto in un’impresa pur di arrivare all’unico risultato pos­sibile. È uno snodo cruciale, questo, e passa anche dal rinnovo del contratto di Del Piero sancito con en­fasi dalla visita ufficiale di John Elkann a Pinzolo.

Nella Juve c’era un seme. Quel piccolo germoglio era stato quasi distrutto tre anni fa da calciopoli, ma era rimasto nello spogliatoio. Coltivato dalla classe e dal­la voglia di vincere di chi era restato: Buffon, Del Pie­ro, Nedved, Camoranesi, Trezeguet e di chi si era ag­giunto: Chiellini, Legrottaglie, Zanetti, Amauri, Sis­soko. Prima la sopravvivenza, poi la risalita, infine l’assestamento hanno messo a dura prova quel gru­mo di speranza.

C’era il rischio di trasformare una mentalità vincente in una logica legata all’opportunità del momento. Perfortuna qualcosa (tanto) è cambia­to e anche il peso dato al rinnovo di contratto del ca­pitano ha rimarcato l’immediato ritorno al progetto vincente che è sempre stato nel Dna della squadra.

Au­spichiamo che a questa causa possa essere riconqui­stato anche un altro campione come Nedved. Ferra­ra ha tracciato il percorso e sta lavorando sodo su fi­sico e mentalità. Ecco perché ci piace tanto quel suo disappunto.

 
 
 
 
 
 
 

La nuova Juventus si è rifatta il look
Sono trascorsi appena quaranta giorni dalla fine del campionato ma la rivolu­zione che ha trasformato la Juve sembra aver tramutato questo piccolo lasso di tempo in un’era geologica. Siamo senza fiato per le tante sorprese positive che han­no magistralmente riavviato i motori del­l’entusiasmo attorno ai bianconeri in par­tenza (oggi) per l’avventura 2009-2010. Alla presentazione delle maglie, avvenuta ieri in un’atmosfera suggestiva all’inter­no di una ex officina per la riparazione dei treni, l’amministratore delegato Blanc ha ostentato un legittimo orgoglio per il lavo­ro svolto e un contenuto riserbo per l’ulti­mo colpo da ufficializzare.

Quel Felipe Melo che rappresenterà, dopo Diego e Cannavaro, un’altra fondamentale inie­zione di qualità per la Juve pronta a dare ufficialmente la caccia all’Inter e alla Champions. Se poi si riuscirà a vendere qualche giocatore in lista di partenza, al­lora si potrà ulteriormente intervenire an­che con l’ultimo ritocco in difesa. Ma procediamo con calma e riassaporia­mo tutte le novità con cui la Juve si presen­ta ai nastri di partenza. Real a parte, nes­suno in Europa ha fatto meglio dei bianco­neri sul mercato. Va però precisato che il profondo cambiamento subito dai madri­disti è talmente radicale da costituire an­cora un’incognita sapendo benissimo che le leggi del calcio sconvolgono con molta facilità ciò che sembra bello e vincente sul­la carta. E proprio i Galacticos hanno rap­presentato l’ultimo bruciante esempio in materia.

La Juve, invece, su un telaio già consolida­to, ha inserito pedine di assoluto valore. Tali da rendere spettacolari e fra i miglio­ri in assoluto reparti come il centrocampo e l’attacco. Si potrebbe discutere della di­fesa, ma quella è materia su cui Ferrara è preparatissimo. Aspettiamo con fiducia.

Rinnovato lo staff dei preparatori e par­zialmente quello medico, la società è inter­venuta in breve tempo e in maniera chi­rurgica là dove occorreva. La politica di un calcio economicamente sostenibile, un mercato incisivo, un tecnico vincente (da calciatore) e attento ai giovani, il nuovo stadio rappresentano, adesso sì, gli ele­menti fondanti di un progetto destinato a durare nel tempo. Infine il peso di una proprietà che ha promesso il giorno prima e mantenuto il giorno dopo. Sono passati appena quaranta giorni. E non è finita. Anzi, comincia.

 
 
 
 
 
 
 

E’ diventata una corsa a cinque, ma un Giro d’Italia la gara per conquistare la panchina del club più vincente d’Italia. Il popolo allo stadio ha votato per Ciro Ferrara: acclamato per il doppio successo che ha rilanciato la Juve garantendole il secondo posto. Ma attenzione, grande popolarità e gradimento ci sono anche per Conte e Spalletti. Gli outsider sono Allegri e Ballardini, pronto a liberarsi dal Palermo. Insomma un gruppo di allenatori in grado di far fare il salto di qualità alla Juventus: la dirigenza si è presa dieci giorni di tempo per decidere, per non sbagliare nulla. Tanto è vero che sta curando nei particolari anche la squadra tecnica da mettere a disposizione del nuovo allenatore: in ogni caso bisognerà fare in fretta perché ci sono acquisti importanti da fare e che in ogni caso dovranno veder coinvolto il nuovo allenatore. Questa è comunque una svolta rispetto al passato: la Juve sceglie i giocatori da mettere a disposizione del tecnico, la Juve sceglie lo staff tecnico e quindi lavora in prospettiva, senza vincolarsi ad un singolo uomo attorno al quale doveva ruotare l’intero progetto. Che ne pensate?

 
 
 
 
 
 
 

Ora la Juve fa tornare a godere. E’ bastata una partita per rivedere la squadra vincere dopo sette gare senza successi, guadagnare la seconda po­sizione in classifica e conquistare aritmeticamente un posto in Champions scansando i preliminari. La domanda legittima da porsi è la seguente: se il cam­bio in panchina fosse avvenuto prima che cosa avrebbe fatto la Juve?
Lasciamo il quesito in sospeso e mettiamo (per il momento) i possibili rimpianti da parte, applaudia­mo, finalmente, a una decisione giusta (da noi invo­cata sette mesi fa) presa dalla dirigenza e guardia­mo al futuro con ritrovata fiducia.

Abbiamo sempre sostenuto che il valore di questa Juve fosse competitivo nonostante qualche lacuna a centrocampo. Lo ribadiamo e lo ricordiamo soprat­tutto agli affezionati dei pronostici e del ritornello «Con questi giocatori non si poteva fare di più». In­vitiamo costoro, che avrebbero comunque apprez­zato anche un quarto posto della Juve, a rivedersi il filmato della partita contro il Siena. Niente di ecce­zionale, per carità, ma è bastato mandare in campo una squadra equilibrata, ridare a tutti i giocatori motivazioni “da Juve”, dettare i giusti ritmi del gio­co senza inutili lanci lunghi, per ritrovarsi con una vittoria per 3-0 che ha improvvisamente cambiato il volto dell’intera stagione bianconera.
Il piccolo miracolo è stato realizzato nel segno di un Ciro Ferrara, che ha saputo “parlare” ai suoi giocatori tanto da ricevere subito una risposta tangibile. Le frasi di ammirazione nei confronti del nuovo allenatore di Zebina e soprattutto di Del Piero sono la testimonianza di un clima com­pletamente mutato. Sciocco e sbagliato sostenere adesso che lo spo­gliatoio era spaccato contro Ranieri. Niente di più falso. Quella Juve era semplicemente svuota­ta di energie mentali e fisiche. Ferrara ha lavo­rato soprattutto sulle prime per ritrovare anche le seconde. Ed è stupendo sentir dire al nuovo tecnico che lui ha adesso in testa una sola cosa: la prossima sfida con la Lazio.

C’è ancora molto da lavorare in questa settimana perdare continuità all’ottimo debutto accompagna­to anche dalla concomitante fortuna di risultati fa­vorevoli alla Juve (ko del Milan e pareggio della Fio­rentina) ma l’aria che si respira è diversa. In pan­china si è visto un allenatore teso, ma deciso e un suo vice (Maddaloni) anche lui proteso a dare suggeri­menti; il quadro era completato dalla presenza del “tattico” Sormani e dai preparatori Rampulla e Scanavino. Ci hanno regalato l’immagine di team velico in grado di riportare il vento in poppa alla barca Juve. Era ora.

 
 
 
 
 
 
 

E alla fine il cambio è avvenuto. La Juve è arrivata a un punto tale da non riuscire a disputare con Ranieri le ultime due partite della stagione. Al suo posto ci sarà Ciro Ferrara. Questo cambio l’avevamo auspicato già il 16 ottobre scorso. E siamo convinti che, forse, la Juve avrebbe potuto ottenere qualche risultato. I cambi in corsa non rappresentano affatto un salto nel buio, anzi, Hiddink con il Chelsea ha dimostrato l’esatto contrario. E’ anche vero però che sarebbe sbagliato adesso avventurarsi in simili previsioni, ma qualche dubbio rimane. Ora c’è da salvare l’accesso diretto alla Champions e Ferrara dovrà far ricorso a tutto il suo carisma per rimotivare una squadra a terra psicologicamente e mentalmente. Riuscisse nell’impresa entrerà anche lui nel gruppo dei candidati a sedere sulla panchina della Juve nella prossima stagione.