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E’ una vergogna e noi non ci stiamo. A questo scempio ci rifiutiamo di assistere. Ciascuno, dalla proprietà ai dirigenti, all’allenatore, ai gio­catori si assuma la propria fetta di responsabilità. Risparmiamo Bettega, solo se avrà il coraggio di prendere subito decisioni importanti. Leggi tutto

 
 
 
 
 
 
 

A qualcuno, forse, fa piace­re che la Juve si trovi in questa condizione. Probabil­mente ritiene, seguendo ragio­namenti pseudo giustizialisti, che sia normale non avere fret­ta nel rivedere una Juve vin­cente. E’ inevitabile, per costo­ro (una sorta di partito trasver­sale), seguire i bianconeri di­battersi in posizioni di classifi­ca meno elevate ancora per qualche anno e poi, magari, riapplaudirne ipocritamente il ritorno al vertice. Perchè loro, i bianconeri, devono continua­re a espiare chissà quali colpe. Siamo all’arbitrio e alla pura arroganza anti-Juve che noi combattiamo. Risulta altresì curioso notare chi, adesso, mo­strando un coraggio fuori dal comune, rivaluta il lavoro di Ranieri dopo averne condiviso, a denti stretti, l’esonero. Per­ché fu opportuno quell’esone­ro. Leggi tutto

 
 
 
 
 
 
 

Sabato è stato un giorno simboli­camente (e concretamente) atroce per la Juve. Prima che i bianconeri scendessero in campo contro il Bari, nel pomeriggio, si erano affrontate Cagliari e Napoli. Un incontro spetta­colare. Azioni corali, sovrapposizioni, lanci precisi. Fase difensiva e fase of­fensiva curate, piacevoli. Schemi, dia­gonali, corsa. Il Cagliari ha poi fatto emergere una maggiore freschezza atletica, il Napoli la sua aggressività. Insomma, complimenti a entrambe. Sapete che cosa c’entra con la Juve? Ve lo diciamo subito: sia il Cagliari che il Napoli hanno battuto la squadra di Ferrara superandola con un’arma fondamentale e decisiva, il gioco. Sì signori, il gioco. Quello che è sempre mancato, quest’anno (tranne in spo­radiche apparizioni), alla Juve. Ma torniamo a sabato. In serata, un’altra squadra organizzata come il Bari, pur priva di tre giocatori importanti come Ranocchia, Parisi e Kutuzov, ha fatto valere la sua qualità di manovra con­tro una formazione, quella biancone­ra, che invece si batte con mezzi anti­quati: la forza dei singoli. Nel calcio moderno non basta più. Come vede­re un branco di lupi che fa scempio di un bisonte. In natura succede. Nello sport deve far riflettere e spingere a un cambiamento radicale. Comprendiamo le parole di Ferrara al termine della partita: «Non ho nul­la da rimproverare ai miei giocatori, hanno dato il massimo». E’ vero, cia­scun giocatore della Juve ha speso tan­tissimo, ma purtroppo in maniera im­produttiva e frustrante. Questo triste copione si è ripetuto più volte nella sta­gione e soprattutto nelle ultime partite (quattro sconfitte su 5 gare). L’uni­ca, importantissima vittoria sull’Inter è figlia dell’orgoglio, della grinta e del­le capacità di giocatori che hanno but­tato il cuore oltre l’ostacolo. Non si può pretendere questo in ogni gara altri­menti si finisce distrutti mentalmente e fisicamente. Dunque, Ferrara ha fallito e occorre porre rimedio. E la società non è esente da colpe. Innanzitutto nella scelta del tecnico. Immaginiamo che abbia avuto modo di approfondire conoscenze, metodi e capacità di Fer­rara prima di assegnargli una così grande responsabilità. Come avrà avuto modo di studiare a fondo ogni giocatore prima di fargli firmare contratti molto remunerativi. Toc­chiamo questi punti non a caso, ma perché riteniamo che adesso lo spo­gliatoio della Juve non sia affatto un ambiente sereno. Al contrario, sup­poniamo che stia per iniziare un pe­ricoloso processo di sfaldamento e di divisioni interne, con tanti saluti alla costruzione di quella mentalità vin­cente e del famoso progetto. Se un giocatore al termine della partita persa col Bari si permette di dire, con il sorriso sulle labbra «Che cosa fare­mo a meno otto? Ci metteremo un bel cappotto» significa che già qual­cosa di grave è avvenuto. C’è mol­lezza e disinteresse. Si pensa alle va­canze natalizie, altro che Inter. E’per questo motivo che ci sembra indi­spensabile l’arrivo di un direttore ge­nerale capace di riprendere in mano tutto. La Juve, purtroppo, è grave­mente malata. L’unico vero progetto non è l’arrivo di Lippi, ma tornare a vincere. Mai come adesso ci sembra lontanissimo.

 
 
 
 
 
 

 

Il fallimento della Juve in Champions non può essere liquidato con un’analisi condizionata dal campiona­to da salvare o da altri traguardi (coppa Italia? Europa League?) da raggiungere. L’avevamo detto a inizio sta­gione, lo ribadiamo adesso: l’uscita dalla principale com­petizione europea, oltre a una mazzata economica, rap­presenta anche una cocente delusione sportiva. Ed è un momento terminale della stagione, purtroppo. Urge ca­pirne le cause e trovare le possibili soluzioni. Leggi tutto

 
 
 
 
 
 
 
 
 

Il sasso nello stagno va gettato. Per dire come stanno le cose e trovare una soluzione. I tre bra­siliani acquistati dalla Juve per fare il salto di qua­lità sono una delusione. Inutile nascondersi dietro un dito. Nelle ultime quattro partite solo Diego è riuscito a raggiungere a stento la sufficienza (pa­gelle di Tuttosport). Amauri e Melo sono ampia­mente sotto. Il giudizio dall’inizio della stagione è per tutti e tre deludente rispetto alle enormi aspet­tative. Attenzione, non mettiamo in dubbio il va­lore assoluto dei giocatori, ma il loro rendimento. La Juve ha speso la bellezza di 71,5 milioni per ac­quistarli: una cifra enorme. Ora è lecito, legittimo, obbligatorio auspicare che questi campioni fac­ciano la differenza indipendentemente che si gio­chi con il 4-4-2, con il 4-1-3-2 o con il 4-2-3-1.
Non è una questione di formule, ma di mentalità. E’ insopportabile vedere Amauri e Melo sorride­re fra di loro pochi minuti dopo la mortificante sconfitta con il Bordeaux. Da professionisti paga­ti rispettivamente 3,8 e 3 milioni all’anno ci aspet­tiamo un altro comportamento. Che si facciano carico, nel bene e nel male, delle responsabilità della squadra: lo sentano come un impegno mo­rale. Invece Melo è impacciato, confuso e per lui Ferrara ha persino cambiato sistema di gioco: si svegli! E Diego, che fine ha fatto? Sempre disper­so dietro l’avversario di turno o lungo disteso sul terreno di gioco per l’ennesimo fallo subito in se­guito all’ennesimo dribbling inutile e caparbio. La Juve si aspetta la luce da lui: verticalizzazioni, assist, gol. Gli stessi che attende da un Amauri ir­riconoscibile e irritante. Dov’è sparito il mostro che schiacciava da solo le difese avversarie?
Obiezione: ma non deve essere l’allenatore a met­terli in condizione di rendere al massimo? Accol­ta. Infatti Ferrara avrà ancora del tempo per far­lo. Poco. Fino all’8 dicembre, data di Juve-Bayern che segue di un sospiro la sfida con l’Inter. Poi, a ognuno le proprie responsabilità.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

Diciamolo chiaramente: la Juve è ­inferiore al Bordeaux. I francesi hanno imposto la loro legge sia nella gara a Torino, sia nello stadio di casa. Dunque sconfitta meritata dei bianconeri che sono apparsi ancora una volta inadeguati a livello di preparazione e nulli sul piano del gioco. A questo punto della stagione sembrerebbe un disastro. Tale da far venire seri dubbi su tutto. Sull’allenatore, sugli acquisti di mercato, su alcuni giocatori, sulla preparazione. Leggi tutto

 
 
 
 
 
 
 

Juve
I numeri, fortunatamente, non sono opinabili ma fanno discutere. I numeri dicono, per esempio, che la Juve ha vinto uno scudetto (stagione 2001-2002) pur avendo (appena) 17 punti dopo undici giornate di campionato. Ma ne ha vinto anche altri due “girando” all’undicesima rispettivamente con 22 e 23 punti.

Oggi la Juve ha 21 punti, gli stessi della scorsa stagione (nel suo momento migliore, quarta vittoria consecutiva). I numeri dicono che la Juve può ancora raggiungere la prima posizione del suo girone di Champions. I numeri (dell’infermeria), infine dicono che la Juve ha ancora fuori giocatori come Del Piero, Sissoko, Marchisio, Iaquinta, Salihamidzic, Zebina. I numeri (5-1) dicono che la Juve ha demolito una Sampdoria che fino a quel momento era la squadra rivelazione (per gioco) del campionato.

Quello che i numeri (degli schemi) non dicono è che non basta un 4-4-2 o un 4-1-3-2 o un 4-2-3-1 se poi i giocatori non sputano l’anima in campo dal primo all’ultimo minuto per conquistare il successo. Contro il Napoli, Ferrara è stato criticato (anche da noi) per aver sostituito Poulsen con Trezeguet. Cioè un centrocampista con un attaccante. Gli è andata male perché poi ha perso la partita.

Contro la Dinamo Kiev, Mourinho, ha tolto un difensore (Chivu) per inserire un attaccante (Balotelli), poi nel finale ha fatto uscire un altro difensore (Samuel) per un centrocampista (Muntari). A lui è andata bene perché poi ha vinto la partita. Al diavolo il sistema di gioco! Giusto avere una impostazione di squadra, ma sono poi il carattere dei singoli e lo spirito di squadra a fare la differenza. E’ quello che ancora manca alla Juve.

 
 
 
 
 
 
 

Ferrara

E’ impressionante e inaccettabile la differen­za fra la partita travolgente della Juve con­tro la Samp e la figuraccia rimediata contro il Na­poli. “E’ una questione di testa” ammette Ferra­ra, ma la spiegazione regge in parte. Ieri Mazzar­ri, dopo lo 0-2, ha mostrato che bisogna sempre credere nel gioco. Un solo esempio: in occasione del 2 a 2 c’erano almeno sette giocatori del Napo­li nell’area bianconera. La Juve, invece, ha rinun­ciato ben presto a interpretare il ruolo di protago­nista.

Dopo il pregevole gol di Trezeguet e il fortunoso raddoppio di Giovinco su regalo di Contini i bian­coneri si sono fermati. Perché? Per il semplice mo­tivo che non sono stati in grado di porre rimedio alle contromosse di Mazzarri. L’ingresso di Dato­lo è stato devastante per Ferrara che ha mostrato in un colpo solo tutte le fragilità della sua squadra e una preoccupante lacuna sulla fascia destra. L’u­scita per infortunio di Camoranesi è stato l’inizio della fine. Nonostante l’assist per il gol di Treze­guet, purtroppo Grygera ha mostrato i suoi limi­ti difensivi. Nella sua zona ha imperversato Dato­lo e da quella parte di campo sono scaturiti due dei tre gol. Alternative? Nessuna. Indisponibili Zebi­na, Caceres e Salihamidzic, è veramente difficile porre rimedio se non con una strategia di gioco che però non si è vista. Inoltre solleva qualche per­plessità il cambio di Poulsen per dare spazio ad Amauri (ingiustamente espulso da un arbitro fret­toloso). Purtroppo una mossa che ha ulteriormen­te indebolito un centrocampo sempre più in balia dalle folate offensive del Napoli.

In conclusione va trovato più equilibrio. E’ scon­certante andare in vantaggio con due gol e perde­re una partita in casa subendo reti in contropiede. Ferrara parla di testa. Ha ragione, ma deve anche recitare un bel mea culpa.

 
 
 
 
 
 
 

La Juve cambierà molto e bisogna avere fiducia. Del resto, se una squadra che sta cambiando tutto si ritrova, nel suo momento peggiore, con tre punti in più rispetto alla scorsa stagione in cui è arrivata seconda vuol dire che non va tutto così male. Insomma, calma e attenzione ai problemi. Sono chiari e individuati. E risolvibili. Il calcio è una scienza sempre perfettibile. Scusate, ieri l’Inter ha dovuto forzatamente fare a meno di Eto’o, Milito e Thiago Motta e ha disputato la sua miglior partita sommergendo di gol un Genoa per la verità pesantemente menomato da sette assenze importanti. Che cosa vuol dire? Che l’Inter ha sbagliato campagna acquisti? Che Mourinho non aveva capito nulla prima? Non credo. Evidentemente il caso ha determinato una soluzione forzata che si è dimostrata vincente. Anche la Juve, forse, dovrebbe interrogarsi sul fatto di schierare per forza due punte a scapito di un centrocampo che invece avrebbe bisogno di un uomo in più. Credo si stia lavorando anche su questo. Prima, le punte della Juve svolgevano un lavoro di copertura indispensabile, adesso non più. E’ solo un aspetto, ma importante perché il rientro mancato delle punte determina anche un allungamento della squadra e un superlavoro per i centrocampisti. Si tratta di messe a punto e di scelte che vanno fatte. Ferrara è un allenatore e, anche se neofita, noi lo giudichiamo per il ruolo che interpreta. Tranquilli, saremo sempre obiettivi come abbiamo fatto finora.

 
 
 
 
 
 
 

Così non si va da nessuna parte. Di questa Juve c’è poco da salvare, ma veramente poco. Melo è un genio del male (perché Ferrara non lo ha so­stituito?). Idem Camoranesi. Diego è un’ombra rispetto al campione che dovrebbe illuminare la squadra. E stendiamo un velo pietoso sulla difesa. Grosso capofila di un altro settore di­sastroso. Nulla funziona come dovreb­be. C’è scollamento fra i reparti con un attacco completamente tagliato fuori e quindi inutilizzato.
Eppure la Juve aveva davanti a sé una squadra umile e compatta, che ha fat­to leva soprattutto su ordine e disci­plina. Niente di trascendentale, ma tanto è bastato perscardinare il castel­lo bianconero costruito purtroppo su basi fragilissime. La Juve era partita molto bene in campionato, ma si è dis­solta partita dopo partita mostrando una inconsistenza disarmante. Certo, Ferrara è giovane e sta cercando di fa­re del suo meglio. Ma forse non basta.