Diciamolo chiaramente: la Juve è inferiore al Bordeaux. I francesi hanno imposto la loro legge sia nella gara a Torino, sia nello stadio di casa. Dunque sconfitta meritata dei bianconeri che sono apparsi ancora una volta inadeguati a livello di preparazione e nulli sul piano del gioco. A questo punto della stagione sembrerebbe un disastro. Tale da far venire seri dubbi su tutto. Sull’allenatore, sugli acquisti di mercato, su alcuni giocatori, sulla preparazione. Leggi tutto

I numeri, fortunatamente, non sono opinabili ma fanno discutere. I numeri dicono, per esempio, che la Juve ha vinto uno scudetto (stagione 2001-2002) pur avendo (appena) 17 punti dopo undici giornate di campionato. Ma ne ha vinto anche altri due “girando” all’undicesima rispettivamente con 22 e 23 punti.
Oggi la Juve ha 21 punti, gli stessi della scorsa stagione (nel suo momento migliore, quarta vittoria consecutiva). I numeri dicono che la Juve può ancora raggiungere la prima posizione del suo girone di Champions. I numeri (dell’infermeria), infine dicono che la Juve ha ancora fuori giocatori come Del Piero, Sissoko, Marchisio, Iaquinta, Salihamidzic, Zebina. I numeri (5-1) dicono che la Juve ha demolito una Sampdoria che fino a quel momento era la squadra rivelazione (per gioco) del campionato.
Quello che i numeri (degli schemi) non dicono è che non basta un 4-4-2 o un 4-1-3-2 o un 4-2-3-1 se poi i giocatori non sputano l’anima in campo dal primo all’ultimo minuto per conquistare il successo. Contro il Napoli, Ferrara è stato criticato (anche da noi) per aver sostituito Poulsen con Trezeguet. Cioè un centrocampista con un attaccante. Gli è andata male perché poi ha perso la partita.
Contro la Dinamo Kiev, Mourinho, ha tolto un difensore (Chivu) per inserire un attaccante (Balotelli), poi nel finale ha fatto uscire un altro difensore (Samuel) per un centrocampista (Muntari). A lui è andata bene perché poi ha vinto la partita. Al diavolo il sistema di gioco! Giusto avere una impostazione di squadra, ma sono poi il carattere dei singoli e lo spirito di squadra a fare la differenza. E’ quello che ancora manca alla Juve.

Contro il Nancy, la Juve ha giocato senza Melo e Diego, priva dei nazionali, di Trezeguet e con una difesa così schierata: Zebina, Grygera, Ariaudo, Salihamidzic. Aggiungiamo che siamo in una fase interna della preparazione, tale da rendere molto pesanti le gambe dei giocatori. Insomma un bel Tir di giustificazioni ci sarebbe dietro l’1-1 in terra francese.
Eppure quello che apparentemente è un insignificante dato di cronaca, il pareggio in amichevole, viene accolto dall’allenatore della Juve, Ciro Ferrara, con notevole fastidio. Come fosse un’imprecisione del sistema. Una distonia sul programma. Un segnale importante da analizzare perché i successi si costruiscono con la testa ancor prima che con le gambe.
Che cosa pretende il nuovo tecnico dei bianconeri? Che dal primo dei campioni della Juve (ovviamente già in sintonia) all’ultimo dei ragazzi della Primavera venga concepito un solo risultato possibile: la vittoria. L’ha detto: «Io e la squadra vogliamo vincere tutte le partite, anche le amichevoli». E non importa la durezza degli allenamenti, le assenze, le condizioni climatiche, le insidie del terreno di gioco, la forza dell’avversario (sempre da rispettare), l’errore dell’arbitro o qualsiasi altro stramaledetto alibi. Ogni difficoltà, un puntello peraccrescere la propria autostima.
L’inconsapevole ricerca dell’asperità per trasformare tutto in un’impresa pur di arrivare all’unico risultato possibile. È uno snodo cruciale, questo, e passa anche dal rinnovo del contratto di Del Piero sancito con enfasi dalla visita ufficiale di John Elkann a Pinzolo.
Nella Juve c’era un seme. Quel piccolo germoglio era stato quasi distrutto tre anni fa da calciopoli, ma era rimasto nello spogliatoio. Coltivato dalla classe e dalla voglia di vincere di chi era restato: Buffon, Del Piero, Nedved, Camoranesi, Trezeguet e di chi si era aggiunto: Chiellini, Legrottaglie, Zanetti, Amauri, Sissoko. Prima la sopravvivenza, poi la risalita, infine l’assestamento hanno messo a dura prova quel grumo di speranza.
C’era il rischio di trasformare una mentalità vincente in una logica legata all’opportunità del momento. Perfortuna qualcosa (tanto) è cambiato e anche il peso dato al rinnovo di contratto del capitano ha rimarcato l’immediato ritorno al progetto vincente che è sempre stato nel Dna della squadra.
Auspichiamo che a questa causa possa essere riconquistato anche un altro campione come Nedved. Ferrara ha tracciato il percorso e sta lavorando sodo su fisico e mentalità. Ecco perché ci piace tanto quel suo disappunto.

F« atemi divertire» era solito dire l’Avvocato alla sua Juve quando giungeva in elicottero a Villar Perosa.
John Elkann, nipote di Gianni Agnelli, ieri a Pinzolo è arrivato in elicottero, ha assaporato un’atmosfera simile a quella del passato e ha pronunciato lo stesso concetto: «Fateci divertire». Aparte il plurale (che fa la differenza), la similitudine è evidente, come il forte segnale di una Juve tornata specchiarsi nell’entusiasmo travolgente dei tifosi.
Il numero uno di Exor, con la sua presenza, ha dato grande peso al rinnovo contrattuale di capitan Del Piero. Ci teneva. Anche per ribadire concetti a lui cari, come quello di un calcio sostenibile, in grado di autofinanziarsi e di raggiungere comunque risultati sportivi di livello assoluto. Elkann ha visto all’opera la sua nuova Juve ed è rimasto impressionato dal lavoro che sta svolgendo. Se n’è andato con una grande impressione negli occhi e nel cuore.
Bisogna dare atto alla società che, quest’anno, sono stati compiuti i passi giusti nel solco di un progetto che ora potrà davvero risultare innovativo e vincente.
Fateci caso come tutto appaia più comprensibile e condivisibile: le mosse di mercato (ancora aperto, non dimentichiamolo), il rinnovato staff tecnico e medico, persino il prolungamento del contratto di Del Piero realizzato al momento più opportuno e cioè all’inizio della stagione.
Riscontriamo anche un atteggiamento corretto nell’evitare adesso facili e contagiosi entusiasmi. Siamo solo all’inizio e bisogna rimanere con i piedi per terra. Per fortuna Ciro Ferrara conosce benissimo certe trappole e sa evitarle. C’è da imboccare nuovamente la strada del successo: i lavori sono in corso.

Ora la Juve fa tornare a godere. E’ bastata una partita per rivedere la squadra vincere dopo sette gare senza successi, guadagnare la seconda posizione in classifica e conquistare aritmeticamente un posto in Champions scansando i preliminari. La domanda legittima da porsi è la seguente: se il cambio in panchina fosse avvenuto prima che cosa avrebbe fatto la Juve?
Lasciamo il quesito in sospeso e mettiamo (per il momento) i possibili rimpianti da parte, applaudiamo, finalmente, a una decisione giusta (da noi invocata sette mesi fa) presa dalla dirigenza e guardiamo al futuro con ritrovata fiducia.
Abbiamo sempre sostenuto che il valore di questa Juve fosse competitivo nonostante qualche lacuna a centrocampo. Lo ribadiamo e lo ricordiamo soprattutto agli affezionati dei pronostici e del ritornello «Con questi giocatori non si poteva fare di più». Invitiamo costoro, che avrebbero comunque apprezzato anche un quarto posto della Juve, a rivedersi il filmato della partita contro il Siena. Niente di eccezionale, per carità, ma è bastato mandare in campo una squadra equilibrata, ridare a tutti i giocatori motivazioni “da Juve”, dettare i giusti ritmi del gioco senza inutili lanci lunghi, per ritrovarsi con una vittoria per 3-0 che ha improvvisamente cambiato il volto dell’intera stagione bianconera.
Il piccolo miracolo è stato realizzato nel segno di un Ciro Ferrara, che ha saputo “parlare” ai suoi giocatori tanto da ricevere subito una risposta tangibile. Le frasi di ammirazione nei confronti del nuovo allenatore di Zebina e soprattutto di Del Piero sono la testimonianza di un clima completamente mutato. Sciocco e sbagliato sostenere adesso che lo spogliatoio era spaccato contro Ranieri. Niente di più falso. Quella Juve era semplicemente svuotata di energie mentali e fisiche. Ferrara ha lavorato soprattutto sulle prime per ritrovare anche le seconde. Ed è stupendo sentir dire al nuovo tecnico che lui ha adesso in testa una sola cosa: la prossima sfida con la Lazio.
C’è ancora molto da lavorare in questa settimana perdare continuità all’ottimo debutto accompagnato anche dalla concomitante fortuna di risultati favorevoli alla Juve (ko del Milan e pareggio della Fiorentina) ma l’aria che si respira è diversa. In panchina si è visto un allenatore teso, ma deciso e un suo vice (Maddaloni) anche lui proteso a dare suggerimenti; il quadro era completato dalla presenza del “tattico” Sormani e dai preparatori Rampulla e Scanavino. Ci hanno regalato l’immagine di team velico in grado di riportare il vento in poppa alla barca Juve. Era ora.

E’ da mesi che sosteniamo un concetto: la competitività della Juve.
Il discorso scudetto è ancora aperto e l’ultima sfida contro la Roma conforta molto sullo stato di forma della squadra. C’era soprattutto un ragionamento che respingevamo con forza: “Con questi uomini la squadra sta già facendo il massimo”. Ma chi l’ha detto? Rileggetevi i nomi della rosa: parliamo dei Sissoko, degli Amauri e poi i Giovinco, i Marchisio e quando sarà di nuovo disponibile anche i De Ceglie per avere un quadro molto confortante perché a questi nomi vanno aggiunti i “grandi” come Del Piero, Trezeguet, Nedved (mamma mia che gol contro la Roma), Camoranesi, Buffon, Iaquinta, Chiellini e Legrottaglie. Ma c’è qualcosa da dire anche su nomi come quello di Mellberg o su Salihamidzic, Molinaro, Tiago o Grygera? No, spazziamo via ogni alibi e parliamoci con molta chiarezza come abbiamo fatto sin dall’inizio della stagione. Certo, completezza imporrebbe il discorso della qualità a centrocampo: ci sarebbe bisogno dell’ulteriore iniezione di un campione. Come di un solido difensore.
Ma siamo sicuri che arriveranno. Per il resto c’è poco da dire. La squadra c’è ed ha sostanza. Quanto fanno recriminare, adesso, quelle prove opache (poche, per la verità) che sono costate gli attuali punti di distacco da un Inter per nulla trascendentale. Noi però continuiamo ad avere fiducia soprattutto per i segnali incoraggianti che arrivano dai secondi tempi delle ultime due partite della Juve.

Semplicemente perfetti: dal primo all’ultimo minuto, dal primo all’ultimo giocatore. Quest’anno non si era ancora vista una Juve così e nessuno sostenga che aveva davanti una Roma dimessa perché sono stati i bianconeri ad annichilire i giallorossi venuti a Torino con la voglia e lo spirito per riscattarsi.
A proposito di spirito, sentito Del Piero? Appena finita la partita ha detto: «Non dobbiamo ancora essere soddisfatti. Un altro bel passo avanti». Così parla un grande capitano! Piedi per terra e testa alla prossima sfida.
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E’ stata la serata di Del Piero, è stata la serata della Juve, è stata anche la serata di Ranieri che può finalmente tirare un sospiro di sollievo dopo tanti brutti momenti. L’allenatore è persona intelligente e capirà che c’è ancora molto da lavorare, ma ci piace sottolineare a quanti guardavano a questa rosa con scetticismo che, evidentemente, la materia prima non manca. Il riscatto della Juve arriva nel momento più importante: bentornata Juve, c’era bisogno che battessi un colpo. E che colpo.

Apro questo nuovo blog ripartendo da una delle opinioni espresse da uno della nostra community. Leggi tutto