
Ci sono partite del calcio italiano che fanno dormire. Se vedi la Juve no, hai sempre la sensazione che voglia vincere giocando bene. L’elogio attraverso la tv (Mediaset Premium) arriva direttamente da Arrigo Sacchi. L’allenatore che rivoluzionò il mondo del pallone con il suo Milan non è solito fare complimenti, ma stravede per Conte. Non sbaglia, anche perché il tecnico della Juve sa gestire i momenti difficili e paradossalmente
questo è uno di quelli. Proprio per i tanti complimenti che giustamente gli piovono addosso. Riuscire a governare le emozioni, saperle incanalare verso la squadra senza farle mai perdere concentrazione, visto che ancora non si è raggiunto nessun traguardo, è compito che Conte sa amministrare con sicurezza: «Il punto lo faremo al termine del girone d’andata». E chi può dargli torto visti gli impegni che l’attendono: Lazio e Napoli, entrambi fuori casa. Sì, il test contro il Palermo è stato insidioso e superato in modo trascinante, ma le prossime due partite diranno molto sulle reali ambizioni della Juventus. La ricetta è piedi per terra, concentrazione e applausi ai giocatori: da superMarchisio a numero 1 Buffon, a guerriero Vidal, a direttore Pirlo, a frecciarossa Lichtsteiner, a onnipresente Pepe, a martello Chiellini, a mitra Matri, a genio Vucinic, a ritrovato Quagliarella. Senza però trascurare gli altri, sarebbe sbagliato. Ottimo lavoro Conte, ottima Juve. Per ora, s’intende, anche se è prima e con una partita in meno.

La reazione c’è stata, e si è vista. Premiato il coraggio di vincere. E forse dal successo di Cagliari, la Juve può rialzarsi per acquisire la serenità e la convinzione indispensabili per affrontare l’Inter. I bianconeri ritrovano in una notte molto di ciò che ritenevano di aver perduto. E per onor di verità va detto che sono state premiate le scelte del mercato di gennaio.
Matri è l’attaccante della svolta. Rispetto ai frigoriferi visti finora da quelle parti, l’ex cagliaritano è una delizia per gli occhi. Due gol, un altro sfiorato, grande mobilità e capacità di dialogo con gli altri compagni. Che differenza rispetto al passato! Col tempo rischia anche di vincere il confronto a distanza con Pazzini. Aspettiamo. Il calcio non è né numeri, né previsioni, ma capacità tecniche, condizione mentale, ambiente. E poi Toni. Un gol di potenza e precisione, alla sua maniera, su delizioso assist di Barzagli.
Le preoccupazioni riguardano nuovamente la difesa, ma è anche vero che se la squadra acquisisce sicurezze in attacco tutto può cambiare. Comunque meglio, molto meglio con Sorensen che con qualsiasi altra alternativa. Positivo pure l’esperimento di Chiellini a sinistra. Ottima conferma di Barzagli al centro della retroguardia. Insomma la Juve tira un grosso sospiro di sollievo e può lavorare con più tranquillità sui suoi limiti. Questa squadra ha ora bisogno di ritrovare fiducia in se stessa: il prossimo incontro con l’Inter non va visto con preoccupazione, bensì colto come un’occasione per rilanciarsi definitivamente.

Contro il Nancy, la Juve ha giocato senza Melo e Diego, priva dei nazionali, di Trezeguet e con una difesa così schierata: Zebina, Grygera, Ariaudo, Salihamidzic. Aggiungiamo che siamo in una fase interna della preparazione, tale da rendere molto pesanti le gambe dei giocatori. Insomma un bel Tir di giustificazioni ci sarebbe dietro l’1-1 in terra francese.
Eppure quello che apparentemente è un insignificante dato di cronaca, il pareggio in amichevole, viene accolto dall’allenatore della Juve, Ciro Ferrara, con notevole fastidio. Come fosse un’imprecisione del sistema. Una distonia sul programma. Un segnale importante da analizzare perché i successi si costruiscono con la testa ancor prima che con le gambe.
Che cosa pretende il nuovo tecnico dei bianconeri? Che dal primo dei campioni della Juve (ovviamente già in sintonia) all’ultimo dei ragazzi della Primavera venga concepito un solo risultato possibile: la vittoria. L’ha detto: «Io e la squadra vogliamo vincere tutte le partite, anche le amichevoli». E non importa la durezza degli allenamenti, le assenze, le condizioni climatiche, le insidie del terreno di gioco, la forza dell’avversario (sempre da rispettare), l’errore dell’arbitro o qualsiasi altro stramaledetto alibi. Ogni difficoltà, un puntello peraccrescere la propria autostima.
L’inconsapevole ricerca dell’asperità per trasformare tutto in un’impresa pur di arrivare all’unico risultato possibile. È uno snodo cruciale, questo, e passa anche dal rinnovo del contratto di Del Piero sancito con enfasi dalla visita ufficiale di John Elkann a Pinzolo.
Nella Juve c’era un seme. Quel piccolo germoglio era stato quasi distrutto tre anni fa da calciopoli, ma era rimasto nello spogliatoio. Coltivato dalla classe e dalla voglia di vincere di chi era restato: Buffon, Del Piero, Nedved, Camoranesi, Trezeguet e di chi si era aggiunto: Chiellini, Legrottaglie, Zanetti, Amauri, Sissoko. Prima la sopravvivenza, poi la risalita, infine l’assestamento hanno messo a dura prova quel grumo di speranza.
C’era il rischio di trasformare una mentalità vincente in una logica legata all’opportunità del momento. Perfortuna qualcosa (tanto) è cambiato e anche il peso dato al rinnovo di contratto del capitano ha rimarcato l’immediato ritorno al progetto vincente che è sempre stato nel Dna della squadra.
Auspichiamo che a questa causa possa essere riconquistato anche un altro campione come Nedved. Ferrara ha tracciato il percorso e sta lavorando sodo su fisico e mentalità. Ecco perché ci piace tanto quel suo disappunto.