
È accaduto quello che non ti aspetti: nella giornata in cui la Juventus ha la sensazione di aver sciupato un’occasione, il derby le regala la gioia infinita di ritrovarsi da sola in testa a un turno dal termine del girone d’andata. A rendere la giornata ancora più clamorosamente favorevole ai bianconeri ci pensa anche la sconfitta dell’Udinese. Conte può tirare un sospiro di sollievo e, oltre a ringraziare Ranieri, può chiedere con più vigore un sostanzioso intervento della società sul mercato.
Servono acquisti veri altrimenti si rischia di sciupare tutto il buono fatto finora. Occorrono rinforzi a centrocampo e in difesa. Nomi veri come quelli di Behrami, Nainggolan e Caceres. Abbassare solo per questione di soldi l’asticella della qualità sarebbe improduttivo e dannoso. La parola passa a Marotta, ma soprattutto ad Agnelli. Il vertice di mercato avvenuto nello spogliatoio al termine della partita col Cagliari è servito per focalizzare ulteriormente le necessità. Conte sta facendo miracoli e merita uno sforzo da parte della società.
La gara contro i sardi è infatti la fotografia di una Juve con l’organico limitato e soprattutto senza valide alternative in settori nevralgici. Il malessere è ormai risaputo e si evidenzia anche nella incapacità di realizzare il secondo gol. E’ il vero grande peccato dei giocatori di Conte che ieri hanno giocato come sempre con grande intensità fallendo però il colpo del ko. Almeno un paio di volte con Matri, poi clamorosamente con Del Piero (quando gli capita un’altra palla così?), con Vidal, per non parlare di quello che ha divorato l’ormai inguardabile Krasic. Comunque la Juve può fare tesoro della partita col Cagliari per migliorare i difetti ed esaltare i tanti pregi. La squadra ha gioco, dinamismo, intesa: sarebbe un peccato non crescere ancora grazie, anche, a indispensabili rinforzi.

La reazione c’è stata, e si è vista. Premiato il coraggio di vincere. E forse dal successo di Cagliari, la Juve può rialzarsi per acquisire la serenità e la convinzione indispensabili per affrontare l’Inter. I bianconeri ritrovano in una notte molto di ciò che ritenevano di aver perduto. E per onor di verità va detto che sono state premiate le scelte del mercato di gennaio.
Matri è l’attaccante della svolta. Rispetto ai frigoriferi visti finora da quelle parti, l’ex cagliaritano è una delizia per gli occhi. Due gol, un altro sfiorato, grande mobilità e capacità di dialogo con gli altri compagni. Che differenza rispetto al passato! Col tempo rischia anche di vincere il confronto a distanza con Pazzini. Aspettiamo. Il calcio non è né numeri, né previsioni, ma capacità tecniche, condizione mentale, ambiente. E poi Toni. Un gol di potenza e precisione, alla sua maniera, su delizioso assist di Barzagli.
Le preoccupazioni riguardano nuovamente la difesa, ma è anche vero che se la squadra acquisisce sicurezze in attacco tutto può cambiare. Comunque meglio, molto meglio con Sorensen che con qualsiasi altra alternativa. Positivo pure l’esperimento di Chiellini a sinistra. Ottima conferma di Barzagli al centro della retroguardia. Insomma la Juve tira un grosso sospiro di sollievo e può lavorare con più tranquillità sui suoi limiti. Questa squadra ha ora bisogno di ritrovare fiducia in se stessa: il prossimo incontro con l’Inter non va visto con preoccupazione, bensì colto come un’occasione per rilanciarsi definitivamente.

Forza, ancora una e sarà finita. Finalmente potrà andare in archivio una delle più brutte e vergognose stagioni della Juve. Poi si cambierà tutto. Perché non se ne può più di sentire giocatori che parlano del prossimo mondiale e si lamentano delle critiche (sacrosante) ricevute nel corso della stagione. Ma con che faccia? E c’è anche chi coraggiosamente ha attaccato «quelli che non hanno dato il massimo». Almeno facesse i nomi. Qui purtroppo non si è visto nemmeno il minimo. Non se ne può più di continuare a vedere in campo gente sorridente e carezzevole con gli avversari mentre va in onda l’ennesima sconfitta. No, no, basta. Basta pure con i clamorosi errori di una società che da Blanc in giù non ha saputo controllare, gestire e risolvere problemi già visibili da anni.
Con Andrea Agnelli si volta pagina. Con il nuovo presidente che si insedierà ufficialmente il 17 maggio ci sarà Beppe Marotta, che verrà affiancato dal fido Paratici. È solo l’inizio. L’aspetto economico sarà adeguato alle esigenze del cambiamento. Parlare di 80 milioni e del modo in cui verranno spesi non ha alcun senso. Si ragionerà in base a ciò che serve. Dopo la struttura societaria sarà il turno dello staff medico e poi dei campi di allenamento. L’allenatore? Lo stop a Benitez riguarda solo ed esclusivamente riflessioni tecniche. Perscegliere bene si ragiona anche su Prandelli, Spalletti, Del Neri, Wenger, Capello. Il mercato? Almeno sette nuovi acquisti: due rinforzi sulla fascia destra, due su quella sinistra, un centrale di difesa, un regista e un attaccante. Le partenze? Molti di quelli visti in campo contro il Parma.

Ciò che sta accadendo in questi giorni alla Juve non è il semplice cambio di un allenatore in panchina, in attesa (a fine stagione) di un tecnico in grado di garantire quel salto di qualità già preventivato per questa stagione. La presa d’atto di un fallimento e il tentativo di rimediare comprendono tutto quel campionario di contraddizioni che solitamente accompagna le situazioni confuse. Ferrara non si è dimesso e così si è garantito un posto in società, Zaccheroni ha promesso di giocarsi le sue carte, ma allo stesso tempo ha quasi annunciato Benitez mentre Blanc ha preferito glissare sull’argomento. In questo momento sarebbe assurdo infierire. Anzi, ci sembra sensata l’operazione “recupero dei cocci” (avviata però in ritardo) per tentare di ricostruire una squadra degna di tale nome. Detto che la responsabilità coinvolge la dirigenza, ci sembra indicativo sottolineare un altro aspetto di questa piccola rivoluzione che ha portata più ampia di quel che sembra, come hanno lasciato intuire Blanc e Bettega.
Il quinto allenatore in quattro anni è anche il sintomo di una malattia dello spogliatoio juventino. Ormai troppe voci accompagnano lo stato di insofferenza e di ingovernabilità di giocatori ai quali, nel tempo, sono stati offerti troppi alibi. Prima gli infortuni, poi i tanti cambiamenti di sistema di gioco, infine le incomprensioni con i vari allenatori.
Paradossalmente sarà proprio con il tecnico più “debole” di tutti (perché a tempo) che si dovrà registrare un chiaro e definitivo cambio di atteggiamento. Troppe mollezze in campo, troppe distrazioni, troppi sorrisi prima di ogni gara e troppi dispiaceri di plastica dopo ogni sconfitta. Certi guasti purtroppo coinvolgono tutti, anche i più giovani che dovrebbero almeno mostrare grinta e carattere. Per non parlare dei tanti reucci.
Da oggi in poi ognuno sarà sotto esame e se non si noteranno mutamenti radicali, fino al termine della stagione, si tirerà una riga. Il messaggio arriva direttamente dalla proprietà: ogni giocatore (dalla Aalla Z) si gioca la riconferma. Era ora.

La risposta all’Inter è arrivata puntuale e pesante. La Juve ha vinto in modo limpido nel punteggio ( 3- 1), su un temibile campo esterno, contro un avversario solido e non penalizzato da espulsioni. I bianconeri comandano anche dopo la seconda giornata seppur in condominio dell’ottima accoppiata genovese e della Lazio prossima rivale dopo la sosta per la Nazionale. Ma soprattutto guardano dall’alto i nerazzurri distanziati di due lunghezze.
L’analisi emotiva regala sogni e accarezza il passato. «Questa Juve sarebbe piaciuta all’Avvocato », ha detto Ferrara al termine della meritata vittoria contro la Roma. Vero, i bianconeri sono oggi uno splendido mix di fantasia e concretezza, la formula gradita al grande condottiero scomparso sei anni e sette mesi fa.
L’analisi tecnica induce a qualche prudenza legata a una semplice considerazione: la squadra è talmente cresciuta in tutti i reparti da mostrare qualche piccola discrepanza laddove, prima, non sembrava carente: le fasce. Il nuovo sistema con l’applicazione del rombo a centrocampo ha trovato degli splendidi interpreti, ma diventerebbe perfetto se il gioco trovasse sfogo anche sulle corsie laterali.
La società è attenta e sta lavorando da tempo su questo tema, ma anche se Grosso è l’obiettivo principale non ci sarà nessuna follia per conquistarlo. Del resto, come si è visto all’Olimpico, la Juve migliora di partita in partita e si sta nuovamente impadronendo della sua mentalità vincente. Per il resto, piedi per terra, tanto lavoro e testa al prossimo rivale.

Finiti i sogni di gloria? La rincorsa all’Inter si è spenta ancora prima di cominciare.

La sconfitta della Juve pone qualche interrogativo. Prima di tutto l’approccio alla gara: la Juve non l’ha mai affrontata con il carattere delle gare migliori. Secondo, un lento, ma evidente declino fisico. Terzo, l’appannamento di alcuni giocatori chiave: Nedved, Sissoko, Legrottaglie, Amauri, Marchionni e Grygera. Quarto, il mancato apporto di un giocatore chiamato a fare la differenza in assenza di Alex: Giovinco.

L’analisi dei numeri al termine del girone d’andata dice che la Juve ha compiuto un’impresa straordinaria. E’ seconda a soli tre punti di distacco dall’Inter. Non solo, rispetto alla scorsa stagione ha guadagnato una posizione (era terza), ha sette punti in meno di distacco rispetto ai nerazzurri (erano dieci!) e ha quattro punti in più in classifica.
Leggi tutto
Fra gol fantasma, crisi rossonere, cadute viola e giallorosse, beh, la migliore sembra proprio la Juventus. Il dominio della squadra di Ranieri sull’Udinese è lampante (anche se Mellberg nel finale stava per metterci nuovamente lo zampino): un gol, un palo, una traversa e numerose occasioni. Volendo proprio esagerare, alla Juve manca forse solo quel pizzico di cattiveria per chiudere le partite senza patemi finali, ma resta comunque l’impressione di una squadra solida che si affaccia alla Champions accompagnata dalle sensazioni più positive. E Ranieri mostra coraggio anche nei confronti dei suoi campioni spazzando subito il terreno da potenziali equivoci: sarà turnover per tutti e senza tante discussioni perché solo uniti e utilizzando al meglio le energie si potrà arrivare in fondo al percorso tracciato. L’entusiamo c’è, la chiarezza anche.