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Ciò che sta accadendo in questi giorni alla Ju­ve non è il semplice cambio di un allenatore in panchina, in attesa (a fine stagione) di un tecni­co in grado di garantire quel salto di qualità già preventivato per questa stagione. La presa d’atto di un fallimento e il tentativo di rimediare com­prendono tutto quel campionario di contraddi­zioni che solitamente accompagna le situazioni confuse. Ferrara non si è dimesso e così si è garan­tito un posto in società, Zaccheroni ha promesso di giocarsi le sue carte, ma allo stesso tempo ha quasi annunciato Benitez mentre Blanc ha prefe­rito glissare sull’argomento. In questo momento sarebbe assurdo infierire. Anzi, ci sembra sensa­ta l’operazione “recupero dei cocci” (avviata però in ritardo) per tentare di ricostruire una squadra degna di tale nome. Detto che la responsabilità coinvolge la dirigenza, ci sembra indicativo sotto­lineare un altro aspetto di questa piccola rivoluzio­ne che ha portata più ampia di quel che sembra, come hanno lasciato intuire Blanc e Bettega.
Il quinto allenatore in quattro anni è anche il sin­tomo di una malattia dello spogliatoio juventino. Ormai troppe voci accompagnano lo stato di in­sofferenza e di ingovernabilità di giocatori ai qua­li, nel tempo, sono stati offerti troppi alibi. Prima gli infortuni, poi i tanti cambiamenti di sistema di gioco, infine le incomprensioni con i vari allenato­ri.
Paradossalmente sarà proprio con il tecnico più “debole” di tutti (perché a tempo) che si dovrà re­gistrare un chiaro e definitivo cambio di atteggia­mento. Troppe mollezze in campo, troppe distra­zioni, troppi sorrisi prima di ogni gara e troppi di­spiaceri di plastica dopo ogni sconfitta. Certi gua­sti purtroppo coinvolgono tutti, anche i più giova­ni che dovrebbero almeno mostrare grinta e ca­rattere. Per non parlare dei tanti reucci.
Da oggi in poi ognuno sarà sotto esame e se non si noteranno mutamenti radicali, fino al termine del­la stagione, si tirerà una riga. Il messaggio arriva direttamente dalla proprietà: ogni giocatore (dal­la Aalla Z) si gioca la riconferma. Era ora.

 
 
 
 
 
 
 

La risposta all’Inter è ar­rivata puntuale e pesan­te. La Juve ha vinto in modo limpido nel punteggio ( 3- 1), su un temibile campo esterno, contro un avversario solido e non penalizzato da espulsio­ni. I bianconeri comandano anche dopo la seconda gior­nata seppur in condominio dell’ottima accoppiata geno­vese e della Lazio prossima ri­vale dopo la sosta per la Na­zionale. Ma soprattutto guar­dano dall’alto i nerazzurri di­stanziati di due lunghezze.
L’analisi emotiva regala sogni e accarezza il passato. «Que­sta Juve sarebbe piaciuta al­l’Avvocato », ha detto Ferra­ra al termine della meritata vittoria contro la Roma. Ve­ro, i bianconeri sono oggi uno splendido mix di fantasia e concretezza, la formula gra­dita al grande condottiero scomparso sei anni e sette me­si fa.
L’analisi tecnica induce a qualche prudenza legata a una semplice considerazione: la squadra è talmente cre­sciuta in tutti i reparti da mo­strare qualche piccola discre­panza laddove, prima, non sembrava carente: le fasce. Il nuovo sistema con l’applica­zione del rombo a centro­campo ha trovato degli splen­didi interpreti, ma divente­rebbe perfetto se il gioco tro­vasse sfogo anche sulle corsie laterali.
La società è attenta e sta la­vorando da tempo su questo tema, ma anche se Grosso è l’obiettivo principale non ci sarà nessuna follia per con­quistarlo. Del resto, come si è visto all’Olimpico, la Juve migliora di partita in partita e si sta nuovamente impadro­nendo della sua mentalità vincente. Per il resto, piedi per terra, tanto lavoro e testa al prossimo rivale.

 
 
 
 
 
 
 


Finiti i sogni di gloria? La rincorsa all’Inter si è spenta ancora prima di cominciare.

 
 
 
 
 
 
 

La sconfitta della Juve pone qualche interrogativo. Prima di tutto l’approccio alla gara: la Juve non l’ha mai affrontata con il carattere delle gare migliori. Secondo, un lento, ma evidente declino fisico. Terzo, l’appannamento di alcuni giocatori chiave: Nedved, Sissoko, Legrottaglie, Amauri, Marchionni e Grygera. Quarto, il mancato apporto di un giocatore chiamato a fare la differenza in assenza di Alex: Giovinco.

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L’analisi dei numeri al termine del girone d’an­data dice che la Juve ha compiuto un’impre­sa straordinaria. E’ seconda a soli tre punti di di­stacco dall’Inter. Non solo, rispetto alla scorsa sta­gione ha guadagnato una posizione (era terza), ha sette punti in meno di distacco rispetto ai nerazzur­ri (erano dieci!) e ha quattro punti in più in classi­fica.
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Fra gol fantasma, crisi rossonere, cadute vio­la e giallorosse, beh, la migliore sembra pro­prio la Juventus. Il dominio della squadra di Ranieri sull’Udinese è lampante (anche se Mel­lberg nel finale stava per metterci nuovamente lo zampino): un gol, un palo, una traversa e nu­merose occasioni. Volendo proprio esagerare, alla Juve manca forse solo quel pizzico di cat­tiveria per chiudere le partite senza patemi fi­nali, ma resta comunque l’impressione di una squadra solida che si affaccia alla Champions accompagnata dalle sensazioni più positive. E Ranieri mostra coraggio anche nei confronti dei suoi campioni spazzando subito il terreno da potenziali equivoci: sarà turnover per tutti e senza tante discussioni perché solo uniti e uti­lizzando al meglio le energie si potrà arrivare in fondo al percorso tracciato. L’entusiamo c’è, la chiarezza anche.

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