
Diego Della Valle rompe gli indugi e passa all’attacco avviando un’azione legale contro Guido Rossi. Le parole che hanno fatto traboccare il vaso sono state espresse giovedì sera dall’ex commissario straordinario della Federcalcio il quale, rispondendo all’invito dello stesso Della Valle a dire la verità sull’oscuro periodo di Calciopoli, affermava con distacco: «Parlano le sentenze». Già, ma quelle sentenze non tenevano conto delle telefonate emerse al processo di Napoli e che sarebbero state rilevantissime per la giustizia sportiva come certificato dal procuratore federale Stefano Palazzi con il suo pronunciamento nel quale – stante la prescrizione – riscontrava per l’Inter «una responsabilità diretta ad assicurare un vantaggio in classifica mediante il condizionamento del regolare funzionamento del settore arbitrale e la lesione dei principi di alterità, terzietà imparzialità e indipendenza in violazione del pre vigente articolo 6 del codice di giustizia sportiva in vigore all’epoca e oggi sostituito dall’articolo 9». E contestava a Moratti la violazione dell’articolo 1. L’indagine portata avanti dal Carabinieri guidati dal colonnello Auricchio non tennero conto di quelle telefonate come di altre che avrebbero avuto un peso fondamentale per il processo sportivo. E’ questo il buco nero da chiarire agli occhi di Della Valle che vuole delle risposte non solo da Guido Rossi, ma probabilmente da Attilio Auricchio come da Francesco Saverio Borrelli che fu posto dallo stesso Rossi alla guida dell’ufficio Indagini. Qualcuno dovrà spiegare perché non si tenne conto delle parole di Paolo Bergamo che nell’interrogatorio dell’8 giugno 2006 da parte dell’ufficio indagini dichiarò: «Parlavo con tutti» e perché non vennero prese in considerazione le interviste di Tavaroli (che ammise l’opera di dossieraggio sul calcio), di Nucini (che disse di avere rapporti con l’Inter) e di Cipriani (che ammise di aver spiato per conto dell’Inter). Per non parlare delle telefonate segnalate come “rilevanti” (i famosi tre baffi) e scartate perché non riguardanti la cupola individuata dall’indagine. Su questo Diego Della Valle chiede risposte limpide e non battute da parte di chi intima «a far tacere» (come, di grazia?) chi parla di certi argomenti.

La Juventus ha pagato, l’Inter no: questa è la semplice verità su calciopoli da raccontare pure a un bambino. Quando si parla di sport bisogna essere semplici e soprattutto leali. Se qualcuno è in grado di spiegare con la stessa chiarezza ciò che ha deciso ieri il Consiglio federale guidato da Abete si faccia avanti. Dopo aver riletto la relazione conclusiva ciò che emerge è soprattutto confusione. Un grosso papocchio riassumibile in un verdetto: incompetenti a decidere. Tali si sono dichiarati i membri del Consiglio federale. Tutti tranne uno, più due astenuti. Vi risparmiamo le acrobazie linguistiche con le quali si è cercato di tappare la voragine aperta dalla relazione di Palazzi che, ricordiamolo, ha accusato l’Inter di aver infranto gli articoli 1 e 6 del codice di giustizia sportiva. Accuse ben più gravi (Juve a parte) di quelle riguardanti le altre società coinvolte: Milan, Fiorentina, Lazio e Reggina. Bene, tutte hanno pagato, tranne l’Inter. Per quale motivo? Per mancanza di un documento ufficiale, per prescrizione, per ciò che volete, ma andatelo a spiegare a quel bambino che desiderasse apprendere le regole della giustizia sportiva. Non solo, ma all’Inter hanno anche assegnato uno scudetto a tavolino definendolo, per giunta, «lo scudetto degli onesti». E questa decisione è ancora più imbarazzante da spiegare al solito bambino. Ieri pure il colpo di teatro con la lettera di Guido Rossi il quale torna a ripetere che di nulla la Figc commissariata si accorse riguardo all’Inter. Eppure Nucini aveva parlato, Bergamo aveva confermato a Borrelli le telefonate con Facchetti e da Torino erano state svelate quelle con Pairetto. Per non parlare di Cipriani e dello scandalo Telecom già deflagrato. Insomma quante distrazioni. Insistiamo sull’argomento perpuro amore di verità. Nessuna campagna contro qualcuno, ma per favore non chiamate questa giustizia. Non può una federazione uscita massacrata da calciopoli partorire una simile non-decisione. Non può il nuovo governo di un calcio che non vigilò allora e non vigila adesso - alla luce del nuovo scandalo sulle scommesse - nascondersi dietro il parere dell’esperto di turno. Qual è la politica e la progettualità di questa federazione che ha preso scoppole ovunque abbia presentato candidature europee (due volte)? E vogliamo parlare del richiamino verbale di Abete a Moratti sulla rinuncia alla prescrizione? Quel famoso bambino, a questo punto, cambierebbe sport.

Non sappiamo se questa sia la svolta di una battaglia, ma ci somiglia molto. Certe dichiarazioni (di Agnelli) lasciano poco spazio a dubbi. La Juventus ha finora preparato il terreno, da adesso in poi si muoverà con tutte le sue forze (anche legali) per riavere giustizia. Su ogni fronte. Forse ci vorrà del tempo, ma si andrà fino in fondo. E nessuno trascuri il caso Krasic che sembra quasi un lumicino dinanzi a certi lampi, ma che ha un forte sapore politico. Ecco perché le tante dichiarazioni (e scritture) moralizzatrici o scandalizzate su questa vicenda producono l’effetto di far sentire la Juve ancora più al centro di attacchi che si susseguono ormai dal 2006. Dopo la lacerazione della propria identità culturale e sportiva passivamente subita nel nome di un errato (alla luce di quanto sta emergendo dal processo di Napoli) senso di colpa (chiamiamolo così per non dire di peggio), la Juve passa al contrattacco sul terreno dei fatti. L’offensiva si svilupperà in due fasi: 1) La Federcalcio dovrà revocare lo scudetto assegnato all’Inter a tavolino 2) La conclusione del processo di Napoli darà il via (in caso di assoluzione) a un’azione per la restituzione di entrambi gli scudetti. Contemporaneamente si procederà su tutto il resto: potenziamento ulteriore della squadra, stadio, completamento dei quadri societari. Sempre nell’ottica di un fairplay finanziario sul quale la società bianconera è molto avanti. Insomma la Juve non si ferma a calciopoli, 113 anni di storia non possono ridursi a questo però c’è ancora un conto aperto che va chiuso. E con tutti i guasti, le decisioni sballate, le sviste, le imprecisioni, le dimenticanze della giustizia sportiva c’è ancora qualcuno che vuole colpevolizzare la Juve sul caso Krasic? La sanzione sul campo sarebbe stata l’ammonizione, quella della prova tv due giornate di squalifica: forse c’è qualcosa di sbagliato, no? Tutti i giocatori sono abituati a proteggersi anticipando l’avversario che arriva per commettere un fallo. E Krasic ne subisce tantissimi. Per questo sarebbe un disonesto? Lo deciderà la corte di giustizia federale, nel frattempo la Juve fa bene a difendersi. Fino all’ultimo, ragionevole, dubbio. Ora e per sempre.

La sentenza su Calciopoli è stata superficiale e parziale. Se esisteva un “sistema strutturale” era evidentemente a disposizione di tanti visto che tutti parlavano con i designatori, molti addirittura con gli arbitri e non solo per gli auguri di Natale e Pasqua. Tuttosport ha da sempre condotto una campagna di controinformazione perinseguire una missione di verità. E’stato il solo giornale a svelare con puntualità le clamorose novità che stavano emergendo dal processo di Napoli. Le incertezze di Auricchio, le spaventose lacune nell’indagine, le contraddizioni delle testimonianze, le nuove intercettazioni che non potevano né possono non avere ripercussioni anche sulla giustizia sportiva.
E ora, finalmente, è scesa in campo la Juve. Per chiedere giustizia e perrivendicare equità di trattamento. Soprattutto per quanto ha patito a livello sportivo, morale ed economico rispetto ad altri club che facevano le stesse cose. In particolarmodo rispetto a chi si è fregiato di uno scudetto nel nome di un’onestà ora messa a dura prova. Quello è stato l’errore più grave compiuto dall’ex commissario Guido Rossi nonostante il sibillino parere della commissione dei Saggi. Rileggendo le righe della “decisione” si può intravedere anche la soluzione al pasticcio. Ecco il passaggio per scardinarla: «Gli organi federali possono intervenire con un provvedimento di non assegnazione dello scudetto nel caso che anche altre squadre non sanzionate abbiano tenuto comportamenti poco limpidi».
Compilate il coupon riportato qui sotto. Inonderemo la Federcalcio con le vostre firme. Una petizione per rimettere (parzialmente) le cose al loro posto e rendere un po’di giustizia a chi ha subito troppi torti.
Il rispetto ti permette di stare davanti a un leone con l’atteggiamento del domatore e non del panino farcito. Leggi tutto