
Dopo la cascata di emozioni all’inaugurazione dello stadio, la Juve fa sognare ancora i suoi tifosi con uno spettacolare debutto in campionato. Asuon di splendidi gol. Tutti bellissimi, addirittura sublime (e non esageriamo) quello di Marchisio. Piace tremendamente anche il congelamento di ogni euforia. Vanno sottolineati i progressi sotto il profilo del gioco, della qualità, del temperamento, dell’approccio e della tenuta, ma siamo all’inizio e troppe volte la Juve si è già bruciata sull’altare dell’entusiasmo. L’avete visto Conte spronare ancora la squadra sul 3 a 0? Bell’atteggiamento del tecnico che anche nell’intervallo si è fatto sentire per sistemare qualcosina. Così come alla fine della partita, davanti alle telecamere, per sottolineare gli errori arbitrali: un rigore negato, un gol regolare annullato e un’espulsione frettolosa a De Ceglie. Il 4-1 non può far passare in secondo piano certi episodi
Si è parlato tanto di qualità per questa Juve e bisogna ammettere che le invenzioni di Pirlo, la sostanza di Lichtsteiner, la bravura di Marchisio e poi gli inserimenti di Vidal e Vucinic hanno costituito con Del Piero un quadro decisamente convincente. Aulteriore conferma dello sforzo della società su questo argomento, vanno aggiunte le chiare parole di Andrea Agnelli che ha fatto un accenno al mercato di gennaio. E non solo.
«Piedi per terra», aggiunge saggiamente Marotta. Da domani si ricomincia su tanti fronti. Sulla Juve soffia il vento del cambiamento e c’è bisogno di alimentarlo costantemente, ma questo refolo rinfrescante fa veramente bene.

Se la questione dello scudetto assegnato nel 2006 è che risulta impossibile revocare un titolo per mancanza di una delibera di assegnazione, dunque per assenza di un documento ufficiale in quanto quella attribuzione avvenne attraverso un comunicato stampa, oggi possiamo tranquillamente dire che non è vero. Non siamo noi ad affermarlo, bensì due illustri giuristi. Il primo è il professor Federico Tedeschini, ordinario di diritto pubblico presso l’Università di Roma nonché insigne amministrativista; il secondo è il professor Enrico Lubrano, docente di diritto dello sport presso la facoltà di giurisprudenza dell’università Luiss di Roma.
Lubrano ieri ha ribadito con chiarezza un concetto espresso anche da Tedeschini sulle colonne di questo giornale e cioè che Guido Rossi ha assegnato lo scudetto all’Inter e che «tale fatto risulta oggettivamente dal comunicato - stampa 26 luglio 2006». Inoltre tale attività è «giuridicamente rilevante e qualificabile come atto». Secondo l’esperto, «questo atto può essere sempre oggetto di nuova valutazione fatta dal medesimo organo che ha posto in essere il provvedimento. O d’ufficio o su richiesta di parte». Pertanto «non vi sono dubbi che, esistendo oggettivamente un atto di assegnazione dello scudetto 2006 da parte del commissario straordinario della Figc, gli organi che, ad oggi, esercitano le funzioni a suo tempo ricoperte dal commissario straordinario - ovvero presidente e Consiglio federale della Figc - hanno sicuramente nell’ambito della “autotutela amministrativa” il potere di rivalutare la legittimità o l’opportunità dell’atto di assegnazione dello scudetto 2006».
Caro Abete e cari consiglieri federali, anche l’ultima foglia di fico è caduta. Assumetevi le vostre responsabilità. Se non doveste farlo ci penserà l’Alta Corte del Coni o il Tar del Lazio o il Consiglio di Stato: Lubrano docet.

Lo abbiamo sentito più sicuro e convinto dei mezzi che ha a disposizione. Evidentemente l’iniezione di fiducia dopo l’aumento di capitale è stata salutare. Beppe Marotta è venuto a trovarci a Tuttosport per spiegare i tempi e i modi del mercato Juve. Non solo, è stata un’ottima occasione per parlare di tutto. Dai diritti tv alla gestione delle risorse.
Innanzitutto nessun proclama. Buon segno. Poi, idee chiare sul futuro soprattutto con riferimento agli obiettivi- qualità da centrare sul mercato. I nomi che piacciono per trasformare la Juve sono noti: Agüero, Vucinic, Vidal più qualche altra sorpresina. Ma attenzione, per gli squali in ascolto, la Juve non è disposta a farsi spolpare da nessuno. Tempi e condizioni li detterà la società bianconera: prendere o lasciare. Gia, lasciare e poi? Poi è pronto, eventualmente, un piano B sempre puntando alla qualità, ma senza farsi condizionare da procuratori o dirigenti d’assalto. Le regole di chiarezza imposte dalla Borsa non possono trasformarsi in un boomerang. Uno non può sedersi al tavolo di una trattativa avendo la sensazione di essere un pollo da spennare.
Le risorse ci sono e nelle pieghe del piano quinquennale, Marotta le adatterà alle proprie esigenze spendendo molto di più adesso, ma avendo nella testa il “saldo” fra entrare ed uscite da esporre ogni anno. Meglio così. Il messaggio chiaro è che in questo momento si tratta su tutto e ad alti livelli. I rinforzi di qualità arriveranno: l’impegno è stato confermato con decisione. Questo è un cambio di passo che ci piace registrare. La società è impaziente di mettere un’ottima squadra nelle mani di Conte. Particolarmente gradito è stato poi il riferimento all’impegno che i dirigenti bianconeri chiederanno a tutti i giocatori. Basta sorrisetti rilassati in campo e più sudore. Anche perché, altra novità, meno vinci, meno guadagni. Marotta docet.

A noi piace essere costruttivi, nonostante tutto. Di parole distruttive si può riempire un paniere. Usatele pure a piacimento: vergognosi, indegni, indecenti. Riferite alla Juve ne riceviamo tantissime sul blog di Tuttosport.com. Si può poi ricorrere all’ironia, ottimo antidoto alla depressione, ma finito ogni sfogo resta la realtà che impone freddezza e ragionamento. Checché ne dica Del Neri, l’ennesima occasione persa dalla Juve (la decima) per raggiungere un traguardo minimo (stiamo parlando di Europa League), dimostra che la squadra non ha né gioco né personalità. Caratteristiche dipendenti squisitamente dall’allenatore. Continuiamo a ritenere che questo organico, sia pur lacunoso nei numeri e carente nella qualità, potesse competere almeno per il quarto posto.
Allargare, dunque, il raggio della critica su Marotta e Andrea Agnelli ci sembra comprensibile, ma improduttivo. Un atteggiamento propositivo impone di prendere atto degli errori e di completare l’operazione cominciata nella scorsa stagione. Va innanzitutto ingaggiato un allenatore in grado di garantire una svolta e soprattutto saranno indispensabili operazioni di mercato all’altezza del nome della Juve. Altre vie di uscita non sono possibili. Liberi tutti di criticare tutti, ma ipotizzare una rivoluzione al termine di ogni stagione non è auspicabile. E’nei momenti difficili che bisogna mantenere i nervi saldi e riuscire a guardare lontano.

Chi attendeva delle risposte le ha avute e direttamente da John Elkann. Il primo appuntamento cruciale per la Juve era rappresentato proprio dall’assemblea Exor. Le aspettative puntavano soprattutto sull’assenso per un aumento di capitale e sulle linee guida di una campagna di rilancio. Le parole sono state chiare e vanno nella direzione auspicata.
John Elkann non ha ovviamente annunciato cifre ma ha ribadito il «sostegno di Exor» alla Juve. Il che vuol dire un aumento di capitale che potrebbe oscillare fra i 90 e i 120 milioni. La somma verrà poi formalizzata nel Cda Juve in programma l’11 maggio, ma potrebbe anche essere comunicata successivamente. Comunque c’è il via libera per operare sul completamento dell’operazione rilancio. Molto interessante la seconda parte dell’intervento che per il momento delinea un’ipotesi di nuovi introiti grazie ai tifosi. Tecnicamente non si può definire azionariato popolare in quanto la Juve è quotata in Borsa e non è pensabile un’operazione parallela fuori dalla Consob. Il termine giusto è, forse, «partecipazione » attraverso la quale, la società coinvolgerà i suoi sostenitori. L’idea fa riferimento ai modelli Barcellona e Bayern ma sarà diversa e insieme all’investimento sullo stadio fornirà quell’autoalimentazione indispensabile per non tradire le aspettative del fair play finanziario, ma anche per imboccare una sana gestione economica. L’impegno della Famiglia sottolinea la sintonia John-Andrea e arricchisce il club. Ora si facciano le scelte giuste. Su tutto.

Sgombriamo subito il campo da una quasi scontata considerazione: Tuttosport continuerà doverosamente e scrupolosamente a seguire la Juve con lo stesso occhio critico e appassionato di sempre. La pratica “comunicato contro Tuttosport” apparsa sul sito bianconero è per noi già stata archiviata alla voce “minchiate”, tanto per essere in linea con il nuovo linguaggio comunicativo varato dalla Juve.
Ma possibile che non ne azzecchino più una? Va bene la pazienza, passi per la comprensione di una difficile rinascita, ma perché la Juve si è fatta soffiare Piazon dal Chelsea? Non doveva essere lo sviluppo della linea sui giovani talenti uno dei capisaldi della nuova politica di rilancio? Qui però la Juve deve essere chiara. E non lo è per niente. Abbiamo compreso tutti i messaggi lanciati da mesi. Le enormi difficoltà per ricostruire soprattutto dovendo prima completare l’opera di demolizione, i contratti onerosi, il tetto sugli ingaggi, il fair play finanziario, il nuovo stadio.
I lettori sanno quanto siamo stati vicini a questa nuova avventura della Juve anche nei momenti più difficili. Però adesso siamo davanti a una vicenda incomprensibile. Qualcuno può spiegare perché è stato preso Martinez a 12 milioni e si rinuncia al capitano della nazionale brasiliana Under 17, astro nascente di quel calcio, definito da tutti il nuovo Kaká, sul quale oltretutto si erano già messe le mani (era venuto a Torino e Tuttosport ne aveva pubblicato in esclusiva le foto), per una cifra comunque nettamente inferiore? Tutto per non mettere troppi soldi (questa è la spiegazione della Juve riportata all’interno del giornale) nelle mani di un diciassettenne. Aparte che è su gente di questa età o persino più precoce che si fanno determinate scommesse, comprendiamo l’esigenza di non partecipare ad aste: ma se negli affari non si trova la chiave, anche di fantasia e di abilità, per portare a casa certe trattative allora a che serve seguire tanti talenti per poi vederseli soffiare dagli altri?
Il coraggio e le qualità di un manager che ha l’ambizione di cambiare le strategie di una società storica e vincente come la Juve si misurano su questi terreni. Se, però, continuano i tentennamenti o i dubbi o i rinvii, sperando sempre che alla fine si trovi una soluzione, il mercato della Juve è destinato a tramutarsi in un mercato di scarti di altre squadre. E allora bisognerebbe avere il coraggio di ammettere che non era questa la linea di rinnovamento e di rilancio sbandierata a inizio stagione.

C’è una frase che ci è rimasta impressa all’inizio dell’avventura di questa nuova Juve: «Stiamo costruendo una squadra in grado di vincere contro chiunque». La proferì il neo presidente Andrea Agnelli il giorno della presentazione. Vero, verissimo: Milan, Lazio e Inter sono lì a dimostrarlo. Ma oggi, dopo 26 giornate di campionato e dopo aver dato una veste compiuta al lavoro svolto, quella frase può essere completata con la seguente constatazione: la Juve è anche una squadra in grado di perdere contro chiunque. Ma proprio chiunque.
La sconfitta di Lecce segna il punto più basso e forse di non ritorno della gestione Del Neri. Perdere contro una squadra decimata dalle squalifiche (fuori Giacomazzi, Gustavo, Jeda, Olivera) e in lotta per non retrocedere, diventa inaccettabile per quanto sgradevole possa risultare questo termine, dovendo parlare di un confronto calcistico. Inaccettabile la Juve scesa in campo a Lecce; inaccettabile lo spirito con il quale si è battuta soprattutto quando è stata in parità numerica all’inizio e dopo l’espulsione di Vives; inaccettabile il ripetersi di situazioni simili (era accaduto anche contro il Parma alla ripresa dopo la sosta natalizia); inaccettabile l’amnesia collettiva della difesa; inaccettabile lo smarrimento globale di una squadra che non riesce a riappropriarsi della propria identità come se facesse uno sforzo sovrumano per battere le avversarie del proprio rango e poi, svuotata di ogni energia, si abbattesse nell’oblio settimanale perché il successivo confronto, magari con squadre meno nobili, non ha importanza.
Ma come è possibile? Questa è una mentalità provinciale e, ragionando così, non si raggiunge nessun traguardo. La colpa è di chi non riesce a tenere sulla corda ora perora, giorno dopo giorno, una congrega di giocatori che ha la fortuna di indossare la maglia bianconera e che non riesce a diventare squadra. Sentirsi appagati dopo ogni piccola e insignificante soddisfazione senza invece migliorare i tanti difetti è sintomo di approssimazione ai limiti del dilettantismo. Qui stiamo parlando di Juve, signori! Ci rivolgiamo all’allenatore, ma anche ai dirigenti. Ci sono troppe aspettative sulla rinascita della Juve e non si può continuare all’infinito a produrre sforzi che non approdino a nulla. Abbiamo seguito con attenzione la rivoluzione della scorsa estate perché siamo stati testimoni dei tanti errori del passato. Sappiamo che proseguirà nella prossima. L’abbiamo accompagnata nell’incerto avvio come nell’incedere caracollante, ma adesso si è passato il limite della pazienza: si intervenga prima che sia troppo tardi, anche se ci aspettiamo dalla società una fisiologica difesa del tecnico.
Sì, perché la nostra critica maggiore è rivolta proprio a lui. Il tracollo di Lecce gli va messo in conto, non ha attenuanti. Ieri ha sbagliato approccio alla gara e scelte (perché togliere Krasic rinunciando alle fasce su cui ha costruito il suo credo?). A Del Neri riconosciamo dedizione al lavoro, ma evidentemente non basta con la Juve. Il tecnico è preso dalla foga di farbene. Legittima e comprensibile, però qui è in gioco altro e vanno spese, forse, altre qualità. Come quelle di Spalletti (anche se per qualcuno sono “minchiate”)? La giornata di ieri porta i bianconeri a meno sette dal quarto posto. Adodici turni dalla fine non era questo l’obiettivo della stagione.

La reazione c’è stata, e si è vista. Premiato il coraggio di vincere. E forse dal successo di Cagliari, la Juve può rialzarsi per acquisire la serenità e la convinzione indispensabili per affrontare l’Inter. I bianconeri ritrovano in una notte molto di ciò che ritenevano di aver perduto. E per onor di verità va detto che sono state premiate le scelte del mercato di gennaio.
Matri è l’attaccante della svolta. Rispetto ai frigoriferi visti finora da quelle parti, l’ex cagliaritano è una delizia per gli occhi. Due gol, un altro sfiorato, grande mobilità e capacità di dialogo con gli altri compagni. Che differenza rispetto al passato! Col tempo rischia anche di vincere il confronto a distanza con Pazzini. Aspettiamo. Il calcio non è né numeri, né previsioni, ma capacità tecniche, condizione mentale, ambiente. E poi Toni. Un gol di potenza e precisione, alla sua maniera, su delizioso assist di Barzagli.
Le preoccupazioni riguardano nuovamente la difesa, ma è anche vero che se la squadra acquisisce sicurezze in attacco tutto può cambiare. Comunque meglio, molto meglio con Sorensen che con qualsiasi altra alternativa. Positivo pure l’esperimento di Chiellini a sinistra. Ottima conferma di Barzagli al centro della retroguardia. Insomma la Juve tira un grosso sospiro di sollievo e può lavorare con più tranquillità sui suoi limiti. Questa squadra ha ora bisogno di ritrovare fiducia in se stessa: il prossimo incontro con l’Inter non va visto con preoccupazione, bensì colto come un’occasione per rilanciarsi definitivamente.

Niente proclami, nessuna enfasi, ma tanto lavoro per ricostruire. La Juve ha cambiato staff societario, staff tecnico, staff medico: tutto nuovo, dall’allenatore ai preparatori. Con grande attenzione ai particolari: dai campi di Vinovo, al marketing, alla comunicazione. Anche sul mercato la Juve si sta muovendo con uno stile diverso. Arriva ciò che serve evitando sprechi e trattando fino all’ultimo euro.
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Forza, ancora una e sarà finita. Finalmente potrà andare in archivio una delle più brutte e vergognose stagioni della Juve. Poi si cambierà tutto. Perché non se ne può più di sentire giocatori che parlano del prossimo mondiale e si lamentano delle critiche (sacrosante) ricevute nel corso della stagione. Ma con che faccia? E c’è anche chi coraggiosamente ha attaccato «quelli che non hanno dato il massimo». Almeno facesse i nomi. Qui purtroppo non si è visto nemmeno il minimo. Non se ne può più di continuare a vedere in campo gente sorridente e carezzevole con gli avversari mentre va in onda l’ennesima sconfitta. No, no, basta. Basta pure con i clamorosi errori di una società che da Blanc in giù non ha saputo controllare, gestire e risolvere problemi già visibili da anni.
Con Andrea Agnelli si volta pagina. Con il nuovo presidente che si insedierà ufficialmente il 17 maggio ci sarà Beppe Marotta, che verrà affiancato dal fido Paratici. È solo l’inizio. L’aspetto economico sarà adeguato alle esigenze del cambiamento. Parlare di 80 milioni e del modo in cui verranno spesi non ha alcun senso. Si ragionerà in base a ciò che serve. Dopo la struttura societaria sarà il turno dello staff medico e poi dei campi di allenamento. L’allenatore? Lo stop a Benitez riguarda solo ed esclusivamente riflessioni tecniche. Perscegliere bene si ragiona anche su Prandelli, Spalletti, Del Neri, Wenger, Capello. Il mercato? Almeno sette nuovi acquisti: due rinforzi sulla fascia destra, due su quella sinistra, un centrale di difesa, un regista e un attaccante. Le partenze? Molti di quelli visti in campo contro il Parma.