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Juventus

Ci sono partite del calcio italiano che fanno dormire. Se vedi la Juve no, hai sempre la sensazione che voglia vincere giocando bene. L’elogio attraverso la tv (Mediaset Premium) arriva direttamente da Arrigo Sacchi. L’allenatore che rivoluzionò il mondo del pallone con il suo Milan non è solito fare complimenti, ma stravede per Conte. Non sbaglia, anche perché il tecnico della Juve sa gestire i momenti difficili e paradossalmente
questo è uno di quelli. Proprio per i tanti complimenti che giustamente gli piovono addosso. Riuscire a governare le emozioni, saperle incanalare verso la squadra senza farle mai perdere concentrazione, visto che ancora non si è raggiunto nessun traguardo, è compito che Conte sa amministrare con sicurezza: «Il punto lo faremo al termine del girone d’andata». E chi può dargli torto visti gli impegni che l’attendono: Lazio e Napoli, entrambi fuori casa. Sì, il test contro il Palermo è stato insidioso e superato in modo trascinante, ma le prossime due partite diranno molto sulle reali ambizioni della Juventus. La ricetta è piedi per terra, concentrazione e applausi ai giocatori: da superMarchisio a numero 1 Buffon, a guerriero Vidal, a direttore Pirlo, a frecciarossa Lichtsteiner, a onnipresente Pepe, a martello Chiellini, a mitra Matri, a genio Vucinic, a ritrovato Quagliarella. Senza però trascurare gli altri, sarebbe sbagliato. Ottimo lavoro Conte, ottima Juve. Per ora, s’intende, anche se è prima e con una partita in meno.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

Diciamolo chiaramente: la Juve è ­inferiore al Bordeaux. I francesi hanno imposto la loro legge sia nella gara a Torino, sia nello stadio di casa. Dunque sconfitta meritata dei bianconeri che sono apparsi ancora una volta inadeguati a livello di preparazione e nulli sul piano del gioco. A questo punto della stagione sembrerebbe un disastro. Tale da far venire seri dubbi su tutto. Sull’allenatore, sugli acquisti di mercato, su alcuni giocatori, sulla preparazione. Leggi tutto

 
 
 
 
 
 
 

Il “culo”, ovviamente inteso come fortuna, ce l’han­no i forti. E in questo caso Lippi e Ferrara, un po’ si somigliano. Come, prima di loro, Sacchi (il famo­so “cul de sac”). La sfortuna invece, continua a per­seguitare il Milan anche attraverso un suo giocatore, Kaladze, assurdo protagonista in negativo (per due autogol spaziali) della sfida fra Georgia e Italia. Da applausi, infine, lo strepitoso Buffon che in due inter­venti (il primo annullato da un fuorigioco) ha mostra­to reattività e prontezza dei tempi migliori. La foto­grafia della partita è tutta qui. Avanti, dunque, sen­za entusiasmare, ma con buone indicazioni anche per Ferrara che lavora con fantasia e originalità nel suo cantiere. Come? Utilizzando tre parole chiave.

Diversificare. Per scardinare la ripetitività dell’eser­cizio o dell’allenamento quotidiano.
Premiare. Per gratificare l’impegno e la mini vitto­ria in allenamento: basta un gesto simbolico come una foto.
Dialogare. Per stemperare le tensioni e far sentire tutti coinvolti nel conseguimento degli stessi obiettivi.

Sono tre diversi aspetti di come far squadra secondo Ciro Ferrara. La Juve sperimenta nuove strade per curare la preparazione e allenare la mente. C’è atten­zione e serietà dietro ogni particolare, ma chi ha det­to che determinazione e divertimento non possano andare d’accordo?

 
 
 
 
 
 
 

Una crisi va bene, due o tre in un anno sono troppe, ha detto Buffon: questa squadra gioca bene solo con grandi motivazioni. Troppo poco per un organico che ha dimostrato di reggere il confronto: per l’amor di Dio, comunque vadano queste tre partite, che si proceda per la strada di un rinnovamento profondo, tecnico e motivazionale del gruppo.

Confermando i limiti dell’allenatore, quelli della gestione, i gravi problemi di preparazione, da Diego si riparta, senza fermarsi a lui. Si riparta dal colloquio Elkann-Buffon.

 
 
 
 
 
 
 

Alex Del Piero è patrimonio della Juve: lo dice Ranieri, lo sanno i tifosi. L’anno scor­so è stato capocannoniere e trascinatore della squadra, come, del resto, aveva fatto nella sta­gione precedente quando era diventato il sim­bolo di una formazione mortificata e sbattuta in serie B. Insieme a Buffon, Camoranesi, Ned­ved, Trezeguet ha resistito, ha combattuto e in­fine ha riportato la Juve nei sacri lidi che le competono: Champions e lotta scudetto. Di tut­to questo va tenuto conto per rispetto al cam­pione e all’uomo.
Ranieri si ritrova fra le mani un patrimonio di risorse che deve tener conto del passato. E lo sa benissimo.

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