
Il sasso nello stagno va gettato. Per dire come stanno le cose e trovare una soluzione. I tre brasiliani acquistati dalla Juve per fare il salto di qualità sono una delusione. Inutile nascondersi dietro un dito. Nelle ultime quattro partite solo Diego è riuscito a raggiungere a stento la sufficienza (pagelle di Tuttosport). Amauri e Melo sono ampiamente sotto. Il giudizio dall’inizio della stagione è per tutti e tre deludente rispetto alle enormi aspettative. Attenzione, non mettiamo in dubbio il valore assoluto dei giocatori, ma il loro rendimento. La Juve ha speso la bellezza di 71,5 milioni per acquistarli: una cifra enorme. Ora è lecito, legittimo, obbligatorio auspicare che questi campioni facciano la differenza indipendentemente che si giochi con il 4-4-2, con il 4-1-3-2 o con il 4-2-3-1.
Non è una questione di formule, ma di mentalità. E’ insopportabile vedere Amauri e Melo sorridere fra di loro pochi minuti dopo la mortificante sconfitta con il Bordeaux. Da professionisti pagati rispettivamente 3,8 e 3 milioni all’anno ci aspettiamo un altro comportamento. Che si facciano carico, nel bene e nel male, delle responsabilità della squadra: lo sentano come un impegno morale. Invece Melo è impacciato, confuso e per lui Ferrara ha persino cambiato sistema di gioco: si svegli! E Diego, che fine ha fatto? Sempre disperso dietro l’avversario di turno o lungo disteso sul terreno di gioco per l’ennesimo fallo subito in seguito all’ennesimo dribbling inutile e caparbio. La Juve si aspetta la luce da lui: verticalizzazioni, assist, gol. Gli stessi che attende da un Amauri irriconoscibile e irritante. Dov’è sparito il mostro che schiacciava da solo le difese avversarie?
Obiezione: ma non deve essere l’allenatore a metterli in condizione di rendere al massimo? Accolta. Infatti Ferrara avrà ancora del tempo per farlo. Poco. Fino all’8 dicembre, data di Juve-Bayern che segue di un sospiro la sfida con l’Inter. Poi, a ognuno le proprie responsabilità.
Diciamolo chiaramente: la Juve è inferiore al Bordeaux. I francesi hanno imposto la loro legge sia nella gara a Torino, sia nello stadio di casa. Dunque sconfitta meritata dei bianconeri che sono apparsi ancora una volta inadeguati a livello di preparazione e nulli sul piano del gioco. A questo punto della stagione sembrerebbe un disastro. Tale da far venire seri dubbi su tutto. Sull’allenatore, sugli acquisti di mercato, su alcuni giocatori, sulla preparazione. Leggi tutto

E’ impressionante e inaccettabile la differenza fra la partita travolgente della Juve contro la Samp e la figuraccia rimediata contro il Napoli. “E’ una questione di testa” ammette Ferrara, ma la spiegazione regge in parte. Ieri Mazzarri, dopo lo 0-2, ha mostrato che bisogna sempre credere nel gioco. Un solo esempio: in occasione del 2 a 2 c’erano almeno sette giocatori del Napoli nell’area bianconera. La Juve, invece, ha rinunciato ben presto a interpretare il ruolo di protagonista.
Dopo il pregevole gol di Trezeguet e il fortunoso raddoppio di Giovinco su regalo di Contini i bianconeri si sono fermati. Perché? Per il semplice motivo che non sono stati in grado di porre rimedio alle contromosse di Mazzarri. L’ingresso di Datolo è stato devastante per Ferrara che ha mostrato in un colpo solo tutte le fragilità della sua squadra e una preoccupante lacuna sulla fascia destra. L’uscita per infortunio di Camoranesi è stato l’inizio della fine. Nonostante l’assist per il gol di Trezeguet, purtroppo Grygera ha mostrato i suoi limiti difensivi. Nella sua zona ha imperversato Datolo e da quella parte di campo sono scaturiti due dei tre gol. Alternative? Nessuna. Indisponibili Zebina, Caceres e Salihamidzic, è veramente difficile porre rimedio se non con una strategia di gioco che però non si è vista. Inoltre solleva qualche perplessità il cambio di Poulsen per dare spazio ad Amauri (ingiustamente espulso da un arbitro frettoloso). Purtroppo una mossa che ha ulteriormente indebolito un centrocampo sempre più in balia dalle folate offensive del Napoli.
In conclusione va trovato più equilibrio. E’ sconcertante andare in vantaggio con due gol e perdere una partita in casa subendo reti in contropiede. Ferrara parla di testa. Ha ragione, ma deve anche recitare un bel mea culpa.

Contro il Nancy, la Juve ha giocato senza Melo e Diego, priva dei nazionali, di Trezeguet e con una difesa così schierata: Zebina, Grygera, Ariaudo, Salihamidzic. Aggiungiamo che siamo in una fase interna della preparazione, tale da rendere molto pesanti le gambe dei giocatori. Insomma un bel Tir di giustificazioni ci sarebbe dietro l’1-1 in terra francese.
Eppure quello che apparentemente è un insignificante dato di cronaca, il pareggio in amichevole, viene accolto dall’allenatore della Juve, Ciro Ferrara, con notevole fastidio. Come fosse un’imprecisione del sistema. Una distonia sul programma. Un segnale importante da analizzare perché i successi si costruiscono con la testa ancor prima che con le gambe.
Che cosa pretende il nuovo tecnico dei bianconeri? Che dal primo dei campioni della Juve (ovviamente già in sintonia) all’ultimo dei ragazzi della Primavera venga concepito un solo risultato possibile: la vittoria. L’ha detto: «Io e la squadra vogliamo vincere tutte le partite, anche le amichevoli». E non importa la durezza degli allenamenti, le assenze, le condizioni climatiche, le insidie del terreno di gioco, la forza dell’avversario (sempre da rispettare), l’errore dell’arbitro o qualsiasi altro stramaledetto alibi. Ogni difficoltà, un puntello peraccrescere la propria autostima.
L’inconsapevole ricerca dell’asperità per trasformare tutto in un’impresa pur di arrivare all’unico risultato possibile. È uno snodo cruciale, questo, e passa anche dal rinnovo del contratto di Del Piero sancito con enfasi dalla visita ufficiale di John Elkann a Pinzolo.
Nella Juve c’era un seme. Quel piccolo germoglio era stato quasi distrutto tre anni fa da calciopoli, ma era rimasto nello spogliatoio. Coltivato dalla classe e dalla voglia di vincere di chi era restato: Buffon, Del Piero, Nedved, Camoranesi, Trezeguet e di chi si era aggiunto: Chiellini, Legrottaglie, Zanetti, Amauri, Sissoko. Prima la sopravvivenza, poi la risalita, infine l’assestamento hanno messo a dura prova quel grumo di speranza.
C’era il rischio di trasformare una mentalità vincente in una logica legata all’opportunità del momento. Perfortuna qualcosa (tanto) è cambiato e anche il peso dato al rinnovo di contratto del capitano ha rimarcato l’immediato ritorno al progetto vincente che è sempre stato nel Dna della squadra.
Auspichiamo che a questa causa possa essere riconquistato anche un altro campione come Nedved. Ferrara ha tracciato il percorso e sta lavorando sodo su fisico e mentalità. Ecco perché ci piace tanto quel suo disappunto.

Macché cinica e concreta, questa Juve è proprio bella. Prima in Champions League davanti al Real Madrid, prima in campionato con l’Inter, forse solo per pochissimo tempo, ma non importa.
Leggi tutto

Semplicemente perfetti: dal primo all’ultimo minuto, dal primo all’ultimo giocatore. Quest’anno non si era ancora vista una Juve così e nessuno sostenga che aveva davanti una Roma dimessa perché sono stati i bianconeri ad annichilire i giallorossi venuti a Torino con la voglia e lo spirito per riscattarsi.
A proposito di spirito, sentito Del Piero? Appena finita la partita ha detto: «Non dobbiamo ancora essere soddisfatti. Un altro bel passo avanti». Così parla un grande capitano! Piedi per terra e testa alla prossima sfida.
Leggi tutto

Dopo cinque anni Juve e Inter davanti. Diverse per tante ragioni, messe contro dalla storia e dalla rivalità tra i due tecnici Mourinho e Ranieri, ma simili per impostazione tecnica: si vince col fisico debordante e senza un regista vero in mezzo al campo. Centravanti forti e linea mediana in cui i muscoli contano più della geometria. La Coppia Pesante Juve-Inter lancia la sua sfida al campionato e alla tecnica di Roma e Milan: arriveranno in fondo i muscoli e la personalità bianconerazzurre o il palleggio giallorossonero?
Leggi tutto
Diciamo la verità: riuscire a far segnare, nel 2008, uno come Gilardino lasciandogli anche il tempo di fare una giravolta in area è un’impresa. Aggiungiamo pure che prendere un gol così nei secondi finali è da ingenui. Concludiamo, infine, rilevando che la rete è stata subita dalla Juve in 11 contro 10. Tutto ciò attiene al carattere e, forse, anche alle scelte tattiche (effettuate negli ultimi minuti). Detto questo, la Juve ha disputato una buona partita, ma non ha avuto la capacità di chiudere il risultato in almeno due limpide occasioni: con Amauri e con Del Piero. Leggi tutto