
L’idea che la Juve stia recuperando forze e autostima conferma il buon lavoro che sta svolgendo Zaccheroni. Il tecnico mantiene un atteggiamento di sano realismo, non indietreggia mai dinanzi ai problemi, anzi li affronta con determinazione. E soprattutto spiega dentro e fuori dallo spogliatoio gli errori e i progressi. Rispetto al passato è una grande novità. Nell’ordine si è capito che la squadra aveva un deficit di preparazione, che Melo ha bisogno di una collocazione tattica allineata ad altri centrocampisti, che Diego deve fare dei movimenti diversi in campo, che Amauri può e sa giocare faccia alla porta avversaria, che Candreva deve spingersi in una posizione più avanzata e magari, in futuro, permettersi anche di arretrare un pochino, che senza il gioco sulle fasce non si va da nessuna parte, che i sincronismi difensivi sono la base della solidità di una squadra. Si è anche messo in discussione il campo di allenamento della squadra denunciando una eccessiva morbidezza dovuta a uno scarso drenaggio. Insomma lungi dall’affermare lo stato di guarigione della Juve, si può almeno ostentare un po’ di ottimismo perchè si è individuato il malessere e la cura è ormai avviata. Non è poco a conferma che questo organico non è affatto da buttare e che la Juve ha subito solo una brutta sbandata. Fermo restando che la società deve prendere atto del fallimento di questa stagione e provvedere in merito per la prossima. Soprattutto con un occhio di riguardo ai quadri societari e allo staff tecnico.
Diciamolo chiaramente: la Juve è inferiore al Bordeaux. I francesi hanno imposto la loro legge sia nella gara a Torino, sia nello stadio di casa. Dunque sconfitta meritata dei bianconeri che sono apparsi ancora una volta inadeguati a livello di preparazione e nulli sul piano del gioco. A questo punto della stagione sembrerebbe un disastro. Tale da far venire seri dubbi su tutto. Sull’allenatore, sugli acquisti di mercato, su alcuni giocatori, sulla preparazione. Leggi tutto

160 milioni di euro in poche ore: il Real mette in ginocchio il mercato, piega la resistenza di Milan e Manchester United e si prende di peso gli ultimi due palloni d’oro, Kakà e Ronaldo. C’è qualcosa di immorale (per le facilitazioni statali, per la fiscalità difforme, per la leggerezza con cui si contraggono debiti in Spagna) in questo impatto sul mercato del club di Perez. C’è poi, però, il confronto sportivo: la Juve ha puntato su bilanci in equilibrio e su acquisti mirati, che la stanno riportando in alto. Come annunciato dai dirigenti bianconeri qualche mese fa, anche le spendaccione d’Italia, Milan e Inter, sentono il peso della crisi. E vendono, accorciando distanze ormai nulle per la lotta scudetto: visto i bookmakers? Ma c’è anche la Champions e giova pensare che non sempre - anzi - quasi mai i galacticos che furono vinsero a prescindere. E un anno fa Real-Juve fu 0-2, netto e chiaro. Il progetto Juve può opporsi al progetto delle figurine adesive messe su un album certe volte a casaccio.

Ci siamo. Ciro Ferrara sarà il nuovo allenatore della Juventus e anche stando ai risultati del nostro sondaggio quasi l’unanimità della persone è favorevole al nuovo tecnico che alimenta il sogno di rivedere una Juve vincente. Ferrara ha tutti i requisiti per farcela: ha vinto tanto e tutto come la Juve, conosce l’ambiente e sa e saprà essere inflessibile. Lo hanno riconosciuto i suoi ex compagni e ora colleghi: «Ciro ha impostato il rapporto con noi sulla base del rispetto, l’amicizia c’è, c’è stata e ci sarà ancora. Ora il suo ruolo gli impone rapporti diversi».
Ci piace riconoscere in questo momento i meriti della società: ha scelto un allenatore giovane e vincente da atleta. Sta per chiudere con un dg da noi più volte indicato: Marotta, un altro numero uno nel suo campo. E la Juve è l’unica società italiana che ha comprato un grande talento dall’estero: Diego. Sta cercando un regista bravo come D’agostino. Ha richiamato un uomo d’esperienza come Cannavaro, che potrà fare bene alla difesa e siamo certi che la campagna acquisti proseguirà. Insomma, ci sentiamo di dire che questa è una vera e propria svolta da scudetto.

Ora la Juve fa tornare a godere. E’ bastata una partita per rivedere la squadra vincere dopo sette gare senza successi, guadagnare la seconda posizione in classifica e conquistare aritmeticamente un posto in Champions scansando i preliminari. La domanda legittima da porsi è la seguente: se il cambio in panchina fosse avvenuto prima che cosa avrebbe fatto la Juve?
Lasciamo il quesito in sospeso e mettiamo (per il momento) i possibili rimpianti da parte, applaudiamo, finalmente, a una decisione giusta (da noi invocata sette mesi fa) presa dalla dirigenza e guardiamo al futuro con ritrovata fiducia.
Abbiamo sempre sostenuto che il valore di questa Juve fosse competitivo nonostante qualche lacuna a centrocampo. Lo ribadiamo e lo ricordiamo soprattutto agli affezionati dei pronostici e del ritornello «Con questi giocatori non si poteva fare di più». Invitiamo costoro, che avrebbero comunque apprezzato anche un quarto posto della Juve, a rivedersi il filmato della partita contro il Siena. Niente di eccezionale, per carità, ma è bastato mandare in campo una squadra equilibrata, ridare a tutti i giocatori motivazioni “da Juve”, dettare i giusti ritmi del gioco senza inutili lanci lunghi, per ritrovarsi con una vittoria per 3-0 che ha improvvisamente cambiato il volto dell’intera stagione bianconera.
Il piccolo miracolo è stato realizzato nel segno di un Ciro Ferrara, che ha saputo “parlare” ai suoi giocatori tanto da ricevere subito una risposta tangibile. Le frasi di ammirazione nei confronti del nuovo allenatore di Zebina e soprattutto di Del Piero sono la testimonianza di un clima completamente mutato. Sciocco e sbagliato sostenere adesso che lo spogliatoio era spaccato contro Ranieri. Niente di più falso. Quella Juve era semplicemente svuotata di energie mentali e fisiche. Ferrara ha lavorato soprattutto sulle prime per ritrovare anche le seconde. Ed è stupendo sentir dire al nuovo tecnico che lui ha adesso in testa una sola cosa: la prossima sfida con la Lazio.
C’è ancora molto da lavorare in questa settimana perdare continuità all’ottimo debutto accompagnato anche dalla concomitante fortuna di risultati favorevoli alla Juve (ko del Milan e pareggio della Fiorentina) ma l’aria che si respira è diversa. In panchina si è visto un allenatore teso, ma deciso e un suo vice (Maddaloni) anche lui proteso a dare suggerimenti; il quadro era completato dalla presenza del “tattico” Sormani e dai preparatori Rampulla e Scanavino. Ci hanno regalato l’immagine di team velico in grado di riportare il vento in poppa alla barca Juve. Era ora.

E’ un grandissimo colpo, questo di Diego: forse cambia il destino della Juventus del futuro, di sicuro regala speranze per il domani prossimo nelle ore in cui si mette in ballo il presente e il recente passato. Non basta, però: ci sarà anche Cannavaro, ma la Juve - che ha fatto bene a spendere tanto per il brasiliano vero uomo-squadra - cerca un allenatore e deve intervenire con un mercato forte. Spalletti, Conte, Gasperini i nomi in lizza: tanto lavoro per la dirigenza in una primavera caldissima… Ognuno di questi tre nomi è un progetto diverso, in ogni caso una scelta per costruire un ciclo nuovo.
PICCOLA PREMESSA: la Juve non è (ancora) uscita dalla crisi. Le dispute su contrapposizioni inesistenti fra il neonato partito pro Ranieri e quanti sostengono (come noi) una critica sensata non ci interessano. Almeno quelle che sono frutto di cortigianerie, servilismi decadenti o semplice cabaret. Lasciamo tutto ciò, volentieri, ad altri senza entrare in polemica con nessuno e andando dritti per la nostra strada che non è basata su teoremi, ma solo ed esclusivamente su fatti concreti. 1) Nessuno ha mai parlato di spaccature all’interno dello spogliatoio, semmai abbiamo detto che alcuni giocatori hanno poco dialogo con l’allenatore, la squadra è unita. 2) Continuiamo a ritenere che la Juve non abbia gioco offensivo. 3) Arretrando davanti all’avversario per puntare esclusivamente sulla difesa prima o poi il gol si prende. 4) La Juve è fisicamente in affanno soprattutto nella fase finale della partita. 5) I continui infortuni sono un preoccupante campanello d’allarme su una preparazione che esclude il lavoro in palestra. 6) Nell’era della comunicazione globale non si demonizza la critica parlando (fuori luogo) di premeditazione ma spiegando come si possono superare le lacune evidenziate. 7) In un mondo ipertecnologico non si può additare la sfortuna per coprire proprie negligenze o propri errori. 8 All’inizio di questa stagione la dirigenza Juve ha fatto proclami pubblici di vittoria che vanno sostenuti con fatti concreti. 9) Non è puntando solo e sempre sull’orgoglio dei grandi campioni che si possono conseguire i successi. 10) La rosa è competitiva ma c’è bisogno di più qualità a centrocampo.
Detto questo, riteniamo che la vittoria sul Real Madrid sia stata una indispensabile boccata d’ossigeno maturata soprattutto grazie al dispendio fisico e mentale di grandissimi trascinatori come Alex Del Piero e Pavel Nedved. Ma saremmo ingiusti se non includessimo anche altri giocatori come Chiellini, Amauri e Sissoko. Aggiungiamo che saremo i primi a riconoscere eventuali meriti a Ranieri qualora il tecnico della Juve dovesse dimostrare, con i fatti, di incidere davvero in un miglioramento della squadra. Per il momento non vediamo questi segnali e ci sembra ancora una volta deludente la tesi (sostenuta dal tecnico) che la Juve, a parità di avversari, abbia maturato gli stessi punti della scorsa stagione. Sai che soddisfazione! Sono altre le cose da cambiare e riguardano l’atteggiamento della squadra in campo, che deve essere aggressivo per tutta la durata della gara e non solo nei minuti iniziali. La mentalità del tecnico deve fondersi con la mentalità della squadra e siccome parliamo di Juve questo connubio non può che mirare solo ed esclusivamente alla vittoria senza mai arretrare sul terreno del calcolo o della convenienza.

L’argomento più dibattuto su tutte le tv è sicuramente la Juventus e Ranieri. Discussioni animate, a volte sopra le righe.