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Ieri la Juve ha perso in modo netto e ha compiuto un passo indietro rispetto alla vittoria sull’Udine­se. Niente paura, lo sapevamo, l’abbiamo scritto più volte: le montagne russe continueranno fino a quan­do la squadra bianconera non troverà un suo asset­to definitivo. Nel frattempo va applaudito il Palermo che trova nel suo trascinatore Pastore un giocatore destinato a diventare un campione, questo sì da Juve.

La Juve deve leccarsi le ferite e continuare sulla stra­da tracciata senza abbattersi per le sconfitte né esal­tarsi per le vittorie. Chi affronta i bianconeri di que­sti tempi potrebbe avere l’impressione di sentirsi un supereroe o una superpippa. Sapere come scenderà in campo la Juve, con che stato d’animo, con quale concentrazione, continuerà ad essere una scommes­sa. Certo, molto dipenderà dagli avversari, ma mol­tissimo sarà determinato dalla Juve stessa. Inutile stare a recriminare per il rigore non dato: i lamenti, la squadra bianconera li lascia volentieri ad altri.

La Juve bada ai suoi problemi e alle sue qualità. La di­fesa va registrata, il centrocampo non ha ancora i tempi giusti, ma intanto continua a crescere Krasic. Piccoli segnali accompagnati a una nuova delusione, ma bisogna tenere duro e avere fiducia: invito sottin­teso anche nell’applauso finale dei tifosi. Fra due gior­ni c’è il Cagliari. Per un’altra scommessa.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Siamo nella fase cruciale del mercato della Juve. Bilancio alla mano, il saldo fra entrate e uscite è finora di poco superiore ai 14 milioni spesi. Una cifra ra­gionevole se si considera che sono arrivati Bonucci, Martinez, Pepe, Storari, Motta e Lanzafame. Ora, però, è il momento di inserire ul­teriore qualità, indispensabile per rendere realmente competitiva la squadra. Le priorità sono l’ester­no sinistro, il regista, l’attaccante e un altro difensore centrale. I nomi sono ormai noti. Per i pri­mi tre ruoli il cerchio si stringe at­torno a Elia, Ledesma e Dzeko. Ma non sono affatto da escludere alternative ugualmente interes­santi nel caso le trattative dovesse­ro avvitarsi su cifre inadeguate al reale valore dei giocatori. Paralle­lamente tiene banco il discorso Diego che apre di sicuro una spac­catura nella tifoseria. Personal­mente giudico Diego un ottimo giocatore dotato di qualità finora inespresse in Italia. La Juve con­tinua a interrogarsi sul futuro del brasiliano: cederlo o tenerlo? Bi­sognerà attendere con fiducia: ri­teniamo che l’attuale dirigenza e l’allenatore conoscano bene tutti gli aspetti del problema. Con o senza Diego, la Juve dovrà essere - agonisticamente, tecnicamente, mentalmente - assai più forte del­la scorsa stagione. La formula è questa: la rivoluzione è solo a metà del suo percorso.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

La nuova Juve 2010-2011
Niente proclami, nessuna enfasi, ma tanto la­voro per ricostruire. La Juve ha cambiato staff societario, staff tecnico, staff medico: tutto nuovo, dall’allenatore ai preparatori. Con gran­de attenzione ai particolari: dai campi di Vinovo, al marketing, alla comunicazione. Anche sul mer­cato la Juve si sta muovendo con uno stile diver­so. Arriva ciò che serve evitando sprechi e trat­tando fino all’ultimo euro.
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La decisione di Abete di abbassare da due a uno il numero di extracomunitari in Italia infran­ge il principio di ragionevolezza sugli atti ammi­nistrativi. Da un punto di vista legale è un errore che tende ad alterare il rapporto di equità stabili­to fra le parti che ne subiscono gli effetti.

 In parole ancora più chiare la modifica repentina e senza preavviso di un regolamento, sia pur in se­guito alla scadenza di una proroga, si traduce in un vero e proprio atto di ingiustizia. Se ne sentiva proprio il bisogno di questi tempi? Guarda caso, una delle società (fra l’altro quotata in Borsa) più colpite dalla decisione è proprio la Juventus. Sem­bra quasi una persecuzione. Quest’anno il club si è mosso con grande anticipo e decisione per rin­novare la squadra. Marotta punta su giocatori ita­liani e giovani (caratteristica storica della Juve), ma ovviamente guarda con interesse anche a qual­che stella straniera. Si parla da settimane di inne­sti importanti come Krasic e Dzeko. Ora, grazie alla decisione di Abete, se ne dovrà scegliere uno solo. Perché? La maggior parte delle reazioni sul­l’argomento parla di una “goccia nel mare” o del­la “montagna che ha partorito un topolino”.

In questi casi non servono dichiarazioni scanda­lizzate o roboanti, basta semplicemente ribadire, diritto alla mano, che si tratta di un’ingiustizia. Sanabile, però, con un intervento minimo: spo­stando di qualche mese la data attuativa. Non ci sembra così difficile. E’una questione di buon sen­so e di rispetto per chi sta lavorando da tempo se­guendo regole che non possono essere cambiate dalla sera alla mattina.

 
 
 
 
 
 
 

Forza, ancora una e sarà finita. Finalmente potrà andare in archivio una delle più brutte e vergognose stagioni della Juve. Poi si cambierà tutto. Perché non se ne può più di sentire giocatori che parlano del prossimo mondiale e si lamentano delle critiche (sacrosante) ricevute nel corso della stagione. Ma con che faccia? E c’è anche chi coraggiosamente ha attaccato «quelli che non hanno dato il massimo». Almeno facesse i nomi. Qui purtroppo non si è visto nemmeno il minimo. Non se ne può più di continuare a vedere in campo gente sorridente e carezzevole con gli avversari mentre va in onda l’ennesima sconfitta. No, no, basta. Basta pure con i clamorosi errori di una società che da Blanc in giù non ha saputo controllare, gestire e risolvere problemi già visibili da anni.

Con Andrea Agnelli si volta pagina. Con il nuovo presidente che si insedierà ufficialmente il 17 maggio ci sarà Beppe Marotta, che verrà affiancato dal fido Paratici. È solo l’inizio. L’aspetto economico sarà adeguato alle esigenze del cambiamento. Parlare di 80 milioni e del modo in cui verranno spesi non ha alcun senso. Si ragionerà in base a ciò che serve. Dopo la struttura socie­taria sarà il turno dello staff medico e poi dei campi di allenamento. L’allenatore? Lo stop a Benitez riguarda solo ed esclusivamente riflessioni tecniche. Perscegliere bene si ragiona anche su Prandelli, Spalletti, Del Neri, Wenger, Capello. Il mercato? Almeno sette nuovi acquisti: due rinforzi sulla fascia destra, due su quella sinistra, un centrale di difesa, un regista e un attaccante. Le partenze? Molti di quelli visti in campo contro il Parma.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

C’è una parola chiave nell’ascesa di An­drea Agnelli al trono di presidente della Juve: e- n- t- u- s- i- a- s- m- o. La pronuncia John Elkann nel benedire il cugino che si appresta ad assumere ufficialmente la carica. Un patto di ferro quello siglato in questi mesi da John e Andrea sul quale risorgerà una nuova Juve ba­sata su « scelte sicure e ambiziose » .
E’ questo il primo, vero mattone di un’opera di ricostruzione totale. Poi toccherà all’assetto so­cietario, per passare alla definizione dell’alle­natore, dello staff tecnico ( già sicuro l’inseri­mento di Nedved alla guida del settore giova­nile) e infine il parco giocatori. In questo ulti­mo ambito avverranno ulteriori ribaltamenti. La Juve ha bisogno di ritrovare certezze nei ruoli chiave con giocatori di valore assoluto. Già si lavora da tempo, la nomina di Andrea Agnelli darà impulso e determinazione a tutti i cambiamenti in programma.
La rivoluzione era nell’aria, se ne avvertiva l’esigenza. Le delusioni sportive sono state troppe, soprattutto nell’ultimo anno. Ora ci so­no risorse, capacità e tempo per rifarsi senza più l’enfasi di traguardi annunciati e mai cen­trati. Che cosa porterà Andrea Agnelli? Oltre all’entusiasmo, di sicuro il valore di una storia personale poggiata su una mentalità vincente. Questo è solo l’inizio, il bello deve ancora ve­nire.

 
 
 
 
 
 
 

L’idea che la Juve stia recuperando forze e autostima conferma il buon lavoro che sta svolgendo Zaccheroni. Il tecnico mantiene un atteggiamento di sano realismo, non indietreggia mai dinanzi ai problemi, anzi li affronta con determinazione. E soprattutto spiega dentro e fuori dallo spogliatoio gli errori e i progressi. Rispetto al passato è una grande novità. Nell’ordine si è capito che la squadra aveva un deficit di preparazione, che Melo ha bisogno di una collocazione tattica allineata ad altri centrocampisti, che Diego deve fare dei movimenti diversi in campo, che Amauri può e sa giocare faccia alla porta avversaria, che Candreva deve spingersi in una posizione più avanzata e magari, in futuro, permettersi anche di arretrare un pochino, che senza il gioco sulle fasce non si va da nessuna parte, che i sincronismi difensivi sono la base della solidità di una squadra. Si è anche messo in discussione il campo di allenamento della squadra denunciando una eccessiva morbidezza dovuta a uno scarso drenaggio. Insomma lungi dall’affermare lo stato di guarigione della Juve, si può almeno ostentare un po’ di ottimismo perchè si è individuato il malessere e la cura è ormai avviata. Non è poco a conferma che questo organico non è affatto da buttare e che la Juve ha subito solo una brutta sbandata. Fermo restando che la società deve prendere atto del fallimento di questa stagione e provvedere in merito per la prossima. Soprattutto con un occhio di riguardo ai quadri societari e allo staff tecnico.

 
 
 
 
 
 
 
 
 

Da due stagioni il Palermo passeggia a Torino e umilia la Juve. Merito dei siciliani, ma i bianconeri non possono abituarsi a simili sface­li. Dopo sei risultati positivi si pensava che l’in­cubo fosse finito e invece è riapparso in tutte le sue forme. La malattia della squadra di Zac è ancora lunga e riaffora in modo straziante. Die­go andava sostituito con maggiore anticipo e la reazione stizzita del brasiliano verso un compa­gno di squadra che ne sollecitava l’uscita è stata assolutamente fuori luogo. Trezeguet non è riu­scito a combinare nulla e il solito Grygera ha cu­cinato la solita frittata. Impossibilitata a scende­re sulle fasce per la bravura di Balzaretti e Cas­sani la Juve si è inaridita al centro del campo sen­za mai trovare soluzioni efficaci.

Ma il punto non è l’ennesimo scivolone della Ju­ve di questa stagione, quanto i tanti errori com­messi e l’ineludibile necessità di riprogrammare tutto. Lo diciamo con schiettezza: Zaccheroni è persona capace ed onesta. Sta facendo il massi­mo e non culla tante illusioni. E’preparato, com­prensibile, leale, spiega i mali del suo gruppo e sa benissimo che la cura è lunga. Le responsabilità non sono assolutamente sue. La squadra ha un deficit di preparazione, perché? La Juve non ha mai avuto un gioco convincente, come mai? La caterva impressionante di infortuni non ha mai avuto una spiegazione convincente, motivo? L’as­setto dirigenziale è ancora lacunoso e oscuro an­che per il futuro, normale? Queste domande le gi­riamo con assoluta trasparenza alla proprietà. Continuando così, la Juve è destinata a un mor­tificante ridimensionamento. Forse l’idea di un rilancio potrebbe passare dal nome di Capello?

 
 
 
 
 
 
 

Comprendiamo lo stato d’animo di Ciro Ferrara. Sta vivendo un momento profes­sionale difficile, ma nel raccontarsi in confe­renza stampa, l’allenatore bianconero si lascia andare più volte a un sorriso illuminante che gli assegna la serena dimensione di uomo in grado di mettere in fila i giusti valori della vita. La Juve gli ha sempre mostrato tangibile gratitudine per quanto ha fatto da giocatore, da dirigente e ora anche da allenatore. Solo l’ultima avventura è stata deludente, ma nes­suno gli rimprovera mancanza di impegno o di volontà. Semmai imperizia e/ o inadeguatezza. Allora che senso ha resistere agli eventi? Non giova a nessuno. Non fa bene alla Juve, non aiuta Ferrara, non fa guarire la squadra. Se una storia è finita, è finita. Il “ non mollare” a prescindere trasforma il coraggio in incoscien­za soprattutto quando non si è in grado di comprendere il male.
Sinceramente questo è il momento più sofferto che sta attraversando la società bianconera immobilizzata fra la speranza di un miracolo e l’incertezza sulla soluzione della crisi. L’abbia­mo scritto ieri, la Juve non è davanti a un bivio, ma è al cospetto di una scelta obbligata: punta­re sempre al massimo. Per allontanare lo spet­tro di un ridimensionamento. Sappiamo che certe decisioni sono state prese, ma proprio per questo è inspiegabile continuare il supplizio. Appare chiara a tutti la difficoltà della società nel reperire un tecnico all’altezza. Benitez è l’o­biettivo, si proceda con decisione anche se il suo arrivo comporterà una rifondazione. Con un simile allenatore si dovrà riprogrammare il mercato, sarà indispensabile ( proprio per ciò che è accaduto), procedere a interventi rigoro­si e chirurgici sulla rosa attuale.
Nel frattempo si rischia di buttare via la stagio­ne. Per quale motivo? Se la società ha indivi­duato in Zaccheroni un eventuale traghettato­re (in attesa di Benitez) lo comunichi a prescin­dere dal risultato di Inter-Juve. Non sappiamo che effetti potrà avere questo cambio sulla squadra, ma è necessario dare un segnale. La Juve si liberi dai dubbi. L’urgenza è mettere il peggio alle spalle per non trovarselo continua­mente davanti.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

E’ una vergogna e noi non ci stiamo. A questo scempio ci rifiutiamo di assistere. Ciascuno, dalla proprietà ai dirigenti, all’allenatore, ai gio­catori si assuma la propria fetta di responsabilità. Risparmiamo Bettega, solo se avrà il coraggio di prendere subito decisioni importanti. Leggi tutto