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L’idea che la Juve stia recuperando forze e autostima conferma il buon lavoro che sta svolgendo Zaccheroni. Il tecnico mantiene un atteggiamento di sano realismo, non indietreggia mai dinanzi ai problemi, anzi li affronta con determinazione. E soprattutto spiega dentro e fuori dallo spogliatoio gli errori e i progressi. Rispetto al passato è una grande novità. Nell’ordine si è capito che la squadra aveva un deficit di preparazione, che Melo ha bisogno di una collocazione tattica allineata ad altri centrocampisti, che Diego deve fare dei movimenti diversi in campo, che Amauri può e sa giocare faccia alla porta avversaria, che Candreva deve spingersi in una posizione più avanzata e magari, in futuro, permettersi anche di arretrare un pochino, che senza il gioco sulle fasce non si va da nessuna parte, che i sincronismi difensivi sono la base della solidità di una squadra. Si è anche messo in discussione il campo di allenamento della squadra denunciando una eccessiva morbidezza dovuta a uno scarso drenaggio. Insomma lungi dall’affermare lo stato di guarigione della Juve, si può almeno ostentare un po’ di ottimismo perchè si è individuato il malessere e la cura è ormai avviata. Non è poco a conferma che questo organico non è affatto da buttare e che la Juve ha subito solo una brutta sbandata. Fermo restando che la società deve prendere atto del fallimento di questa stagione e provvedere in merito per la prossima. Soprattutto con un occhio di riguardo ai quadri societari e allo staff tecnico.

 
 
 
 
 
 
 
 
 

Da due stagioni il Palermo passeggia a Torino e umilia la Juve. Merito dei siciliani, ma i bianconeri non possono abituarsi a simili sface­li. Dopo sei risultati positivi si pensava che l’in­cubo fosse finito e invece è riapparso in tutte le sue forme. La malattia della squadra di Zac è ancora lunga e riaffora in modo straziante. Die­go andava sostituito con maggiore anticipo e la reazione stizzita del brasiliano verso un compa­gno di squadra che ne sollecitava l’uscita è stata assolutamente fuori luogo. Trezeguet non è riu­scito a combinare nulla e il solito Grygera ha cu­cinato la solita frittata. Impossibilitata a scende­re sulle fasce per la bravura di Balzaretti e Cas­sani la Juve si è inaridita al centro del campo sen­za mai trovare soluzioni efficaci.

Ma il punto non è l’ennesimo scivolone della Ju­ve di questa stagione, quanto i tanti errori com­messi e l’ineludibile necessità di riprogrammare tutto. Lo diciamo con schiettezza: Zaccheroni è persona capace ed onesta. Sta facendo il massi­mo e non culla tante illusioni. E’preparato, com­prensibile, leale, spiega i mali del suo gruppo e sa benissimo che la cura è lunga. Le responsabilità non sono assolutamente sue. La squadra ha un deficit di preparazione, perché? La Juve non ha mai avuto un gioco convincente, come mai? La caterva impressionante di infortuni non ha mai avuto una spiegazione convincente, motivo? L’as­setto dirigenziale è ancora lacunoso e oscuro an­che per il futuro, normale? Queste domande le gi­riamo con assoluta trasparenza alla proprietà. Continuando così, la Juve è destinata a un mor­tificante ridimensionamento. Forse l’idea di un rilancio potrebbe passare dal nome di Capello?

 
 
 
 
 
 
 

Comprendiamo lo stato d’animo di Ciro Ferrara. Sta vivendo un momento profes­sionale difficile, ma nel raccontarsi in confe­renza stampa, l’allenatore bianconero si lascia andare più volte a un sorriso illuminante che gli assegna la serena dimensione di uomo in grado di mettere in fila i giusti valori della vita. La Juve gli ha sempre mostrato tangibile gratitudine per quanto ha fatto da giocatore, da dirigente e ora anche da allenatore. Solo l’ultima avventura è stata deludente, ma nes­suno gli rimprovera mancanza di impegno o di volontà. Semmai imperizia e/ o inadeguatezza. Allora che senso ha resistere agli eventi? Non giova a nessuno. Non fa bene alla Juve, non aiuta Ferrara, non fa guarire la squadra. Se una storia è finita, è finita. Il “ non mollare” a prescindere trasforma il coraggio in incoscien­za soprattutto quando non si è in grado di comprendere il male.
Sinceramente questo è il momento più sofferto che sta attraversando la società bianconera immobilizzata fra la speranza di un miracolo e l’incertezza sulla soluzione della crisi. L’abbia­mo scritto ieri, la Juve non è davanti a un bivio, ma è al cospetto di una scelta obbligata: punta­re sempre al massimo. Per allontanare lo spet­tro di un ridimensionamento. Sappiamo che certe decisioni sono state prese, ma proprio per questo è inspiegabile continuare il supplizio. Appare chiara a tutti la difficoltà della società nel reperire un tecnico all’altezza. Benitez è l’o­biettivo, si proceda con decisione anche se il suo arrivo comporterà una rifondazione. Con un simile allenatore si dovrà riprogrammare il mercato, sarà indispensabile ( proprio per ciò che è accaduto), procedere a interventi rigoro­si e chirurgici sulla rosa attuale.
Nel frattempo si rischia di buttare via la stagio­ne. Per quale motivo? Se la società ha indivi­duato in Zaccheroni un eventuale traghettato­re (in attesa di Benitez) lo comunichi a prescin­dere dal risultato di Inter-Juve. Non sappiamo che effetti potrà avere questo cambio sulla squadra, ma è necessario dare un segnale. La Juve si liberi dai dubbi. L’urgenza è mettere il peggio alle spalle per non trovarselo continua­mente davanti.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

E’ una vergogna e noi non ci stiamo. A questo scempio ci rifiutiamo di assistere. Ciascuno, dalla proprietà ai dirigenti, all’allenatore, ai gio­catori si assuma la propria fetta di responsabilità. Risparmiamo Bettega, solo se avrà il coraggio di prendere subito decisioni importanti. Leggi tutto

 
 
 
 
 
 
 

Prendiamo tutto il buono, senza ovviamente nascondere i problemi. La Juve è tornata al­la vittoria con un solare 3-0 sul Napoli che è val­so la qualificazione ai quarti di coppa Italia, il successo è stato ottenuto grazie all’ottima serata di due protagonisti da tempo (per motivi diver­si) sotto tono: Del Piero (doppietta) e Diego. I bianconeri hanno fermato la striscia positiva del Napoli e costretto Mazzarri alla prima sconfitta da quando allena i campani. Per una volta Melo non solo non ha fatto danni, ma è riuscito ad es­sere ordinato e utile. Diciamo questo perché sia­mo sicuri che possa dare di più, ma ci sembra oro questo netto miglioramento.
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Guus Hiddink, possibile nuovo allenatore della Juve

C’è qualcosa di profondo che sta avvenendo alla Juve. Non si tratta dell’emergenza da tamponare per risollevare una stagione depressa dall’eliminazione in Champions e dai risultati in campionato. È in atto un’operazione che potrà avere ripercussioni immediate se il risveglio dalle vacanze natalizie sarà peggiore dell’incubo che le ha precedute e produrrà un effetto più lungo (di­ciamo entro giugno) a seguito di una poderosa pia­nificazione di mercato. Perché?

Per il semplice motivo che nel giugno del 2011 sca­dranno i contratti di Del Piero, Trezeguet, Camoranesi, Cannavaro, Legrottaglie, Salihamidzic e Zebina. Insomma non gente qualsiasi. Stiamo parlando anche di campioni con un grande pas­sato nella Juve e un futuro più incerto (vista l’età) se slegato da quadri dirigenziali. Obbligatorio da­re il via a un’autentica rifondazione dell’organi­co bianconero al termine di questa stagione. Leggi tutto

 
 
 
 
 
 

 

Il fallimento della Juve in Champions non può essere liquidato con un’analisi condizionata dal campiona­to da salvare o da altri traguardi (coppa Italia? Europa League?) da raggiungere. L’avevamo detto a inizio sta­gione, lo ribadiamo adesso: l’uscita dalla principale com­petizione europea, oltre a una mazzata economica, rap­presenta anche una cocente delusione sportiva. Ed è un momento terminale della stagione, purtroppo. Urge ca­pirne le cause e trovare le possibili soluzioni. Leggi tutto

 
 
 
 
 
 
 
 
 

Il sasso nello stagno va gettato. Per dire come stanno le cose e trovare una soluzione. I tre bra­siliani acquistati dalla Juve per fare il salto di qua­lità sono una delusione. Inutile nascondersi dietro un dito. Nelle ultime quattro partite solo Diego è riuscito a raggiungere a stento la sufficienza (pa­gelle di Tuttosport). Amauri e Melo sono ampia­mente sotto. Il giudizio dall’inizio della stagione è per tutti e tre deludente rispetto alle enormi aspet­tative. Attenzione, non mettiamo in dubbio il va­lore assoluto dei giocatori, ma il loro rendimento. La Juve ha speso la bellezza di 71,5 milioni per ac­quistarli: una cifra enorme. Ora è lecito, legittimo, obbligatorio auspicare che questi campioni fac­ciano la differenza indipendentemente che si gio­chi con il 4-4-2, con il 4-1-3-2 o con il 4-2-3-1.
Non è una questione di formule, ma di mentalità. E’ insopportabile vedere Amauri e Melo sorride­re fra di loro pochi minuti dopo la mortificante sconfitta con il Bordeaux. Da professionisti paga­ti rispettivamente 3,8 e 3 milioni all’anno ci aspet­tiamo un altro comportamento. Che si facciano carico, nel bene e nel male, delle responsabilità della squadra: lo sentano come un impegno mo­rale. Invece Melo è impacciato, confuso e per lui Ferrara ha persino cambiato sistema di gioco: si svegli! E Diego, che fine ha fatto? Sempre disper­so dietro l’avversario di turno o lungo disteso sul terreno di gioco per l’ennesimo fallo subito in se­guito all’ennesimo dribbling inutile e caparbio. La Juve si aspetta la luce da lui: verticalizzazioni, assist, gol. Gli stessi che attende da un Amauri ir­riconoscibile e irritante. Dov’è sparito il mostro che schiacciava da solo le difese avversarie?
Obiezione: ma non deve essere l’allenatore a met­terli in condizione di rendere al massimo? Accol­ta. Infatti Ferrara avrà ancora del tempo per far­lo. Poco. Fino all’8 dicembre, data di Juve-Bayern che segue di un sospiro la sfida con l’Inter. Poi, a ognuno le proprie responsabilità.

 
 
 
 
 
 
 

Lineare, efficace, essenziale, Jean Claude Blanc è ufficialmente il nuovo presidente della Juve. Il secondo straniero dopo Alfred Dick (che poi fondò il Torino). «Non è un’era che si apre, ma un ciclo che continua», ci tiene a precisare per dare il giusto valore al cammino compiuto finora e il necessario riconoscimento a chi l’ha preceduto. Cobolli Gigli gli cede il po­sto con un saluto denso di emozione. Poi, il bot­to in una frase: «Vincere lo scudetto per conqui­stare la terza stella». E in una puntualizzazione: «Gli scudetti sono 29». Un affondo deciso, che allontana gli equivoci su un argomento delicato e vissuto con sofferenza dal tifo bianconero. Il manager francese si scrolla di dosso un po’ di ghiaccio per mostrare un aspetto inedito del suo carattere: la passione. Sentimento, quest’ulti­mo, indispensabile per interpretare al meglio il nuovo ruolo.

Assemblea e Cda sono stati il pavè della sua vo­lata verso la consacrazione. L’ambiente juven­tino è, per storia, esigente. Domande al vetriolo da parte di una base che chiede competenza e ri­sultati. Blanc si concederà poco più di sei mesi per dimostrare la prima e ottenere i secondi. Non è un’impresa facile, però stavolta le parole sono state chiare. E non si tratta di proclami per accattivare simpatie.

Rinforzi nell’area tecnica potranno arrivare, ma per il momento la squadra capitanata da Blanc è composta da Secco, Bergero e Fassone. E con questi uomini al suo fianco intende raggiungere l’obiettivo dichiarato ufficialmente: vincere. La Juve volta pagina, dando continuità a un proget­to che avrà nella realizzazione del nuovo stadio e nella politica (già intrapresa) del fair play eco­nomico le sue punte di diamante. Una società in grado di alimentare se stessa attraverso il piace­re di seguirla. Il proposito è ambizioso e unico, finora, in Italia, ma va ovviamente realizzato at­traverso la linfa dei successi.

E dai propositi ai fatti il passaggio è immediato: oggi la Juve è attesa da un delicatissimo test scu­detto contro la Samp. Il calcio è questo: alla fi­ne contano i fatti. Non i propositi.

 
 
 
 
 
 
 

La Juve cambierà molto e bisogna avere fiducia. Del resto, se una squadra che sta cambiando tutto si ritrova, nel suo momento peggiore, con tre punti in più rispetto alla scorsa stagione in cui è arrivata seconda vuol dire che non va tutto così male. Insomma, calma e attenzione ai problemi. Sono chiari e individuati. E risolvibili. Il calcio è una scienza sempre perfettibile. Scusate, ieri l’Inter ha dovuto forzatamente fare a meno di Eto’o, Milito e Thiago Motta e ha disputato la sua miglior partita sommergendo di gol un Genoa per la verità pesantemente menomato da sette assenze importanti. Che cosa vuol dire? Che l’Inter ha sbagliato campagna acquisti? Che Mourinho non aveva capito nulla prima? Non credo. Evidentemente il caso ha determinato una soluzione forzata che si è dimostrata vincente. Anche la Juve, forse, dovrebbe interrogarsi sul fatto di schierare per forza due punte a scapito di un centrocampo che invece avrebbe bisogno di un uomo in più. Credo si stia lavorando anche su questo. Prima, le punte della Juve svolgevano un lavoro di copertura indispensabile, adesso non più. E’ solo un aspetto, ma importante perché il rientro mancato delle punte determina anche un allungamento della squadra e un superlavoro per i centrocampisti. Si tratta di messe a punto e di scelte che vanno fatte. Ferrara è un allenatore e, anche se neofita, noi lo giudichiamo per il ruolo che interpreta. Tranquilli, saremo sempre obiettivi come abbiamo fatto finora.