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Un grazie grande quanto la Mole bisogna rivolgerlo ad Antonio Conte. E’ lui l’artefice di questo miracolo. Sinceramente, indipendentemente dai nomi dei giocatori, uno spirito di squadra così devastante, raramente si vede sui campi di calcio. Il miglior complimento arriva soprattutto dai rivali. L’ultimo di turno, Colantuono, ha definito la Juve una squadra «impressionante» «soffocante» e «formidabile» sotto tutti i punti di
vista.

Le statistiche nel calcio, come sempre, lasciano il tempo che trovano, buone a far sbilanciare su terreni arditi chi ci crede e prontamente smentibili alla giornata successiva, ma sui grandi numeri assumono consistenza attendibile. Chi arriva in vetta a metà campionato, due volte su tre, vince lo scudetto. A questo punto è legittimo pronunciare per intero e con consapevolezza una parola troppe volte sprecata in queste ultime stagioni. La Juve ha affrontato tutti ed è prima al giro di boa. Non solo; anche a detta di un grande esperto come Arrigo Sacchi è la formazione che esprime calcio innovativo e di livello internazionale. Sconvolge gli avversari per intensità e capacità di gioco. Prima della sfida con l’Atalanta il suo difetto era creare molto e raccogliere poco. Sta migliorando anche sotto questo aspetto. Un palo, una traversa e almeno altre tre occasioni ma il successo contro i bergamaschi arriva con due gol di scarto. Per la cronaca uno più bello dell’altro.

E vogliamo parlare di chi è subentrato? Formidabile Giaccherini, eccellente Marrone. Fa bene
Conte a chiedere ancora di più ad Agnelli. Accontentarsi adesso sarebbe imperdonabil

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

È accaduto quello che non ti aspetti: nella giornata in cui la Juventus ha la sensazione di aver sciupato un’occasione, il derby le regala la gioia infinita di ritrovarsi da sola in testa a un turno dal termine del girone d’andata. A rendere la giornata ancora più clamorosamente favorevole ai bianconeri ci pensa anche la sconfitta dell’Udinese. Conte può tirare un sospiro di sollievo e, oltre a ringraziare Ranieri, può chiedere con più vigore un sostanzioso intervento della società sul mercato.

Servono acquisti veri altrimenti si rischia di sciupare tutto il buono fatto finora. Occorrono rinforzi a centrocampo e in difesa. Nomi veri come quelli di Behrami, Nainggolan e Caceres. Abbassare solo per questione di soldi l’asticella della qualità sarebbe improduttivo e dannoso. La parola passa a Marotta, ma soprattutto ad Agnelli. Il vertice di mercato avvenuto nello spogliatoio al termine della partita col Cagliari è servito per focalizzare ulteriormente le necessità. Conte sta facendo miracoli e merita uno sforzo da parte della società.

La gara contro i sardi è infatti la fotografia di una Juve con l’organico limitato e soprattutto senza valide alternative in settori nevralgici. Il malessere è ormai risaputo e si evidenzia anche nella incapacità di realizzare il secondo gol. E’ il vero grande peccato dei giocatori di Conte che ieri hanno giocato come sempre con grande intensità fallendo però il colpo del ko. Almeno un paio di volte con Matri, poi clamorosamente con Del Piero (quando gli capita un’altra palla così?), con Vidal, per non parlare di quello che ha divorato l’ormai inguardabile Krasic. Comunque la Juve può fare tesoro della partita col Cagliari per migliorare i difetti ed esaltare i tanti pregi. La squadra ha gioco, dinamismo, intesa: sarebbe un peccato non crescere ancora grazie, anche, a indispensabili rinforzi.

 
 
 
 
 
 

I casi della vita: ora la Juventus dovrà tifare per Ranieri, l’allenatore che solitamente offre il meglio di sé nel suo primo anno di lavoro e poi va in crisi di durata. Se nel derby dovesse frenare la corsa del Milan, i tifosi della Juventus potrebbero derogare (per una sola giornata) all’altrettanto cronica avversione per la squadra nerazzura. Scherzi del campionato che ieri ha regalato una giornata molto significativa.

Quella di Lecce potrebbe essere stata la madre di tutte le partite per la Juve del 2012. E solo chi ha vissuto da vicino le ultime stagioni dei bianconeri può capire di che cosa parliamo. Spesso le ripartenze dopo la sosta natalizia sono state mortificanti per una squadra che, invece, stavolta ha saputo reagire con umiltà e concretezza pur avendo nelle gambe carichi di lavoro ulteriori che saranno utili nel finale. Da oggi in poi comincia un altro campionato. Quello che porterà la Juventus a comprendere se potrà conquistare qualcosa in più della qualificazione in Champions che resta il primo obiettivo della stagione e indicato con chiarezza nel discorso programmatico del presidente Agnelli. La squadra bianconera lo fa con un vantaggio di 7 punti sul quarto posto, posizione che potrà dare ulteriore slancio a un mercato invernale commisurato alle reali esigenze della squadra. Anche le avversarie cercano di rinforzarsi, ma la Juventus sta dimostrando che la differenza non la fanno solo i soldi.

Mentre i rivali sportivi di sempre si contendono Tevez a suon di offerte milionarie e mostrano i muscoli in vista della supersfida milanese, la Juventus procede sul suo sentiero con i piedi per terra. La frase di Conte («Con la crisi che c’è in giro non possiamo spendere cifre folli») è giustamente inserita nel contesto in cui viviamo e rimbomba fragorosamente in un mondo dorato e un po’avulso dalla realtà. Eppure la Juve è in vetta con il Milan a due giornate dal termine del girone d’andata, segno evidente della bontà del lavoro svolto finora da società, tecnico e giocatori.

Bravo l’allenatore a tenere sempre le redini ben salde senza farsi distrarre dal fiorire di complimenti. E’ il suo momento visto che la Juve ha stabilito una striscia iniziale positiva da record con 17 risultati utili consecutivi ma il tecnico sa che l’organico è ancora inferiore, sulla carta, a quello di Milan, Inter e Napoli. Se la gioca con l’Udinese e non può sottovalutare la Roma. Sono altre le armi su cui punta per colmare il gap: organizzazione, mentalità, metodiche di allenamento, approccio psicologico che esaltano un rapporto
trasparente con la squadra.

«Non sono io a chiedere giocatori, ma non c’è giocatore che arrivi alla Juve senza il mio consenso»: un modo garbato e intelligente per far capire quanto sia capillare il suo inserimento in ogni scelta della società. In questo momento storico sempre più legato alla comunicazione ci sembra che Conte non parli mai a vanvera. E fa bene; è l’unico modo per farsi ascoltare.