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Juventus

Sì, Juve, assaporala fino in fondo. A diavolo ogni scaramanzia sulla parola scudetto, la vittoria di San Siro ti autorizza a pronunciarla (ogni scongiuro è legittimo). Contro l’Inter sei stata meravigliosa. Hai battuto un avversario che negli ultimi anni ti ha tolto troppo e hai reagito con carattere al pareggio, mettendolo ancora una volta sotto. Poi sei stata brava a controllare la gara sfiorando più volte il terzo gol. Guardati allo specchio e godi per questa serata: sei ancora splendidamente prima. Sei stata più forte di un arbitraggio che ti ha negato un rigore solare, frutto, forse, di una settimana di lamentele. Si può protestare per un rigore che non c’è, ma non per un dato numerico. Sarebbe stato anche il sesto subito dall’Inter, ma sarebbe stato sacrosanto. E complimenti a Ranieri che l’ha ammesso dopo la partita. Almeno questo dopo aver dato tanti inutili numeri.

Ora per la Juve c’è il Napoli, ma aver superato l’Inter ha un peso enorme: per l’autostima, per la crescita di un gruppo che assume sempre più consapevolezza dei propri mezzi. Conte sta lavorando benissimo e trasmette la sua fame e la sua mentalità ai giocatori. Certo, c’è ancora molto da migliorare, ma dopo una gara del genere non si può andare in cerca delle pecche. Sono stati i nervi e la grinta a spingere la Juve prima ancora dell’organizzazione. A quest’ultima si penserà da oggi in avanti.

 
 
 
 
 
 
 

Juventus
Segnare un gol non ba­sta. Cosa scatti nelle teste dei giocatori della Juve dopo aver realizza­to il vantaggio è un mi­stero. Ma non è certo ciò che predica Conte. Una formazione che aspiri a tornare grande non esul­ta in quel modo dopo aver segnato un gol al Genoa. Una formazione che aspiri a tornare grande non arretra per gestire la gara. Gestire? Ma poi che significa ge­stire? Un beneamato nulla. La Juve deve cercare co­stantemente il gol. Uno, due, tre, quattro, cinque. Così ragiona una squa­dra che aspiri a tornare grande. E invece il dram­ma comincia dopo ogni rete che sancisca il van­taggio. Un inconcluden­te giochicchiare senza in­seguire il colpo del ko con l’avversario che ri­conquista pallone e ri­lancia: naturale che poi pareggi, magari grazie a un rimpallo o a un difen­sore distratto. Insomma un insopportabile deja­vu (già visto) per i tifosi costretti sempre a guar­dare ansiosamente l’oro­logio. Basta, con questo approccio insulso. Basta, con questo blocco men­tale. Basta, con questo atteggiamento inadegua­to. Assimilare trame e ve­ra organizzazione di gio­co richiede tempo, ma per il momento alla Juve si chiede di spingere sem­pre sull’acceleratore per puntare su grinta e spiri­to di squadra come con­tro il Milan. Il resto si co­struirà con applicazione e umiltà. Come si può, adesso, avere la velleità di “gestire il gioco”? For­se con i piedi di Chiellini o con i lanci di Bonucci? Però non dipende solo da loro se si ritrovano co­stantemente in quelle si­tuazioni. E non c’è Pirlo che tenga, in grado di tamponare e costruire continuamente. Occorre che l’intera squadra non vada giù di corrente.
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«Sbagliati i tempi», «Inelegan­te », «Uno schiaffo vendicati­vo»: abbiamo raccolto molte prote­ste di tifosi della Juve a proposito del­la frase con la quale Andrea Agnelli ha congedato Del Piero. Tanto da sentirci in dovere di parlare con il presidente della Juve per chiarire l’argomento. Senza veli, la risposta: «Ribadisco quanto detto: il mio è sta­to un tributo al nostro capitano. Ag­giungo che mi è sembrato un atto do­veroso vista la presenza di Giampie­ro Boniperti, che gli fece firmare il primo contratto in bianco». Già, in bianco, come quello che Del Piero annunciò di voler sottoscrive­re il 25 febbraio scorso e poi forma­lizzato a maggio. «L’ultimo» aveva sottolineato Alex in un video lancia­to sul suo sito. Il gesto d’amore del­l’ormai trentasettenne (li compirà il 9 novembre) campione che colse un po’tutti di sorpresa. Agnelli, eviden­temente, non ha dimenticato tanta generosità e ha voluto ringraziare il suo asso davanti a una platea ade­guata. Insomma nessuno sgarbo, tutt’altro nelle intenzioni del presi­dente bianconero. Però sappiamo quanto sia vasto l’amore dei tifosi nei confronti del capitano e sentire la pa­rola «fine» sulla sua carriera suscita una marea di reazioni anche se tutto è stato stabilito da mesi. Il futuro di Alex? Agnelli ha chiarito che non ci sarà alcun problema nel sedersi a un tavolo per parlare anche di ruoli di­rigenziali. E nel frattempo speriamo di godercelo ancora sul campo…

 
 
 
 
 
 
 

Matri, Quagliarella, Toni, Elia… l’elenco degli assenti è lungo ma non coincide con quello dei rimpianti dopo lo 0-0 col Chievo. Nessuna tenta­zione di cedere ai “ma con”, anzi. Una squadra non è una vetrina dove esporre la merce. Per formare un gruppo non si procede con tentativi e l’approc­cio pragmatico di Conte ha fondamen­to. Giusto puntare sui migliori e su quelli utili perché i secondi non sono meno indispensabili dei primi. Il tecni­co non utilizza alcuni giocatori perché non li ritiene appartenenti a nessuna delle due categorie. Per ora. Il lavoro estivo e gli allenamenti setti­manali servono per questo. Un gruppo vincente non si forma seguendo piagni­stei dei singoli, differenze contrattuali, logiche di mercato o spinte emotive del­la piazza. Contano le idee chiare del­l’allenatore e la disponibilità di una ro­sa che lavori nel tempo per migliorarsi e non per lacerarsi. Vista la parabola di Krasic? Sembrava un fenomeno, ora è in una fase involutiva perché ancora non riesce a sincronizzarsi con i compa­gni. Qualcosa di analogo è accaduto an­che a Matri. Ma nessuno ha messo una x su questi giocatori. Tempo e applica­zione potranno premiare entrambi. Ie­ri Vucinic non ha brillato come ci si aspettava e sulle fasce la Juve ha avuto difficoltà. Detto questo, i bianconeri so­no stati padroni della partita. Ricordia­moci che cosa è accaduto l’anno scor­so. I celoduristi di una Juve vincente ovunque potranno storcere il naso, co­loro che registrano i miglioramenti sa­pranno apprezzarla più avanti. Lo ave­vamo già scritto dopo lo scempio fatto del Milan e lo ribadiamo dopo l’eserci­zio di comando sul Chievo. A proposi­to, la Juve è ancora prima.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Matri, Quagliarel­la, Del Piero sono delle risorse e non dei problemi. Come Kra­sic, Elia ed Estigarribia. Prima o poi saranno parte integrante di una formazione in continua crescita. Ma forse an­che no, chissà, dipen­derà da loro. Solo chi non ha seguito attenta­mente le ultime vicende della Juve può sorpren­dersi di ciò che accade. La Juve non è quella vi­sta contro il Bologna e il Catania, ma nemmeno quella che ha travolto il Milan campione d’Ita­lia. La Juve non è un re­bus, ma una nuova idea di calcio contro la qua­le si infrangono i giudi­zi convenzionali. Verrà un tempo in cui questa squadra farà veramen­te parlare di se, ma non è ora. In fondo anche l’anno scorso Milan, In­ter, Roma e Lazio furo­no battute. Questa Ju­ve non insegue l’effime­ro, ma il definitivo. Aspettiamola senza proclami. Quel giorno arriverà.