
Qui non si tratta di capire se Pirlo sia o non sia solo l’inizio del mercato bianconero. Tanto meno ci permettiamo di entrare nei meccanismi comunicativi di una società alla ricerca legittima di nuovi approcci con i sostenitori attraverso la rete e i club organizzati. Giusto compattare il popolo juventino, che però, in cambio, chiede due cose: fatti e chiarezza. Lo sconforto provocato dall’ultima stagione è stato fortissimo ed è obiettivamente difficile distinguere il senso di un cambiamento radicale dalla linea di continuità con le precedenti annate. Perquesto motivo sarebbe auspicabile un approfondimento sul disagio del popolo bianconero che non è frutto delle singole delusioni sportive, ma è prodotto da una marea di dubbi. Su tutto. Sui soldi, sul mercato, sull’allenatore, sui giocatori, sulla società, sul presidente, sulla proprietà, su calciopoli, sullo stadio, persino sulle maglie. Non c’è argomento riguardante la Juventus che non venga vivisezionato con una preoccupazione senza precedenti. E’forse uno dei momenti più delicati della storia juventina perché è nettamente avvertibile il senso dell’incertezza. E a questa bisogna rispondere. Con i fatti e con la chiarezza, appunto. Sappiamo che la società ha tracciato una strada, ma va spiegata con accuratezza. Magari anche con delle ripetizioni e cercando di evitare qualche sbandatina sul tema. Dunque è doveroso seguire la sostanza dei ragionamenti, non le singole parole legate alle circostanze, bensì i concetti che sono stati espressi all’inizio e alla fine di quest’ultima stagione. Riassumiamo ciò che è stato scritto sulla pietra: la rivoluzione al primo anno (quello appena concluso), la qualità al secondo (il prossimo). Ora i tifosi aspettano i top player(nel frattempo già scesi da tre a uno, amen). Almeno uno fra questi: Agüero, Tevez, Benzema, Higuain, Ribery e Nani, ma non sono esclusi anche altri. Trattative complicate, per carità. Noi le seguiremo tutte come sempre, ma senza creare illusioni. Ci andremo con i piedi di piombo. Il mercato è ancora lungo, lunghissimo, c’è tutto il tempo rispetto all’anno scorso. Nel frattempo sono arrivati Pirlo, Ziegler e poi Pazienza con la “P” maiuscola, di quella con la “p” minuscola ce n’è già stata in abbondanza.

A noi piace essere costruttivi, nonostante tutto. Di parole distruttive si può riempire un paniere. Usatele pure a piacimento: vergognosi, indegni, indecenti. Riferite alla Juve ne riceviamo tantissime sul blog di Tuttosport.com. Si può poi ricorrere all’ironia, ottimo antidoto alla depressione, ma finito ogni sfogo resta la realtà che impone freddezza e ragionamento. Checché ne dica Del Neri, l’ennesima occasione persa dalla Juve (la decima) per raggiungere un traguardo minimo (stiamo parlando di Europa League), dimostra che la squadra non ha né gioco né personalità. Caratteristiche dipendenti squisitamente dall’allenatore. Continuiamo a ritenere che questo organico, sia pur lacunoso nei numeri e carente nella qualità, potesse competere almeno per il quarto posto.
Allargare, dunque, il raggio della critica su Marotta e Andrea Agnelli ci sembra comprensibile, ma improduttivo. Un atteggiamento propositivo impone di prendere atto degli errori e di completare l’operazione cominciata nella scorsa stagione. Va innanzitutto ingaggiato un allenatore in grado di garantire una svolta e soprattutto saranno indispensabili operazioni di mercato all’altezza del nome della Juve. Altre vie di uscita non sono possibili. Liberi tutti di criticare tutti, ma ipotizzare una rivoluzione al termine di ogni stagione non è auspicabile. E’nei momenti difficili che bisogna mantenere i nervi saldi e riuscire a guardare lontano.

E pensare che la Juve, intesa come società, si infuriò tantissimo contro questo giornale - tanto da emettere un comunicato - peril titolo «Indegni» pubblicato in prima pagina all’indomani del 2-2 con il Cesena. Allora, un eccesso d’orgoglio e una esagerata difesa d’ufficio fecero perdere di vista ai dirigenti il succo della critica che rivolgevamo soprattutto a squadra e allenatore. La ripetiamo adesso con identica chiarezza visto che due mesi dopo si è ripetuta la stessa situazione. Il problema della Juve è questo: i giocatori non seguono l’allenatore e l’allenatore non riesce ad imporre nulla alla squadra. Il nostro è un rilievo puramente tecnico. C’è un difetto di approccio alla partita e un’assenza di concentrazione dei giocatori se la Juve è stata recuperata ben otto volte quest’anno dopo essere passata in vantaggio. I più clamorosi pareggi sono stati il 3-3 con la Samp, l’1-1 con la Roma, l’1-1 col Chievo, il 2-2 col Cesena, il 2-2 col Catania, infine il 2-2 di ieri ancora con il Chievo. Leggi tutto