
Chi attendeva delle risposte le ha avute e direttamente da John Elkann. Il primo appuntamento cruciale per la Juve era rappresentato proprio dall’assemblea Exor. Le aspettative puntavano soprattutto sull’assenso per un aumento di capitale e sulle linee guida di una campagna di rilancio. Le parole sono state chiare e vanno nella direzione auspicata.
John Elkann non ha ovviamente annunciato cifre ma ha ribadito il «sostegno di Exor» alla Juve. Il che vuol dire un aumento di capitale che potrebbe oscillare fra i 90 e i 120 milioni. La somma verrà poi formalizzata nel Cda Juve in programma l’11 maggio, ma potrebbe anche essere comunicata successivamente. Comunque c’è il via libera per operare sul completamento dell’operazione rilancio. Molto interessante la seconda parte dell’intervento che per il momento delinea un’ipotesi di nuovi introiti grazie ai tifosi. Tecnicamente non si può definire azionariato popolare in quanto la Juve è quotata in Borsa e non è pensabile un’operazione parallela fuori dalla Consob. Il termine giusto è, forse, «partecipazione » attraverso la quale, la società coinvolgerà i suoi sostenitori. L’idea fa riferimento ai modelli Barcellona e Bayern ma sarà diversa e insieme all’investimento sullo stadio fornirà quell’autoalimentazione indispensabile per non tradire le aspettative del fair play finanziario, ma anche per imboccare una sana gestione economica. L’impegno della Famiglia sottolinea la sintonia John-Andrea e arricchisce il club. Ora si facciano le scelte giuste. Su tutto.

Sono giorni caldissimi questi per la Juve. Le date da ricordare: 28 aprile assemblea Exor, 11 maggio Cda Juventus, 12 maggio Cda Exor. L’11 maggio sarà il giorno fondamentale per le comunicazioni riguardanti i nuovi strumenti finanziari di cui la Juve dovrà dotarsi per impostare una campagna di rilancio. Va ricordato che c’è un passivo di 60 milioni da sanare e alcuni riscatti da onorare. E poi occorreranno soldi freschi per il mercato. Si suppone un aumento di capitale, come anche l’arrivo di un socio, ma non sono da escludere manovre diverse. Tutto ovviamente con la cautela dettata dal riserbo su certe operazioni per una società quotata in Borsa. Anche il direttore generale Marotta ha dichiarato di essere in attesa delle “linee guida della società” pur avendo iniziato da tempo le grandi manovre di mercato. Si parla adesso di 2-3 top player (il numero lievita o si abbassa di dichiarazione in dichiarazione), ma pure del probabile (quasi certo) cambio di allenatore. Nei prossimi giorni ne sapremo di più. Il mancato raggiungimento di traguardi sportivi significativi (la qualificazione in Champions) non sta certamente aiutando il quadro economico anche se proprio John Elkann ha recentemente speso parole di stima e di fiducia nell’operato del cugino Andrea impegnato nell’opera di rilancio. I due stanno discutendo proprio in questi giorni sulla manovra da adottare. Una svolta è nell’aria.

Nella partita vinta dalla Juve contro il Genoa ci sono tutte le contraddizioni della stagione bianconera.
I numeri, come sempre nel calcio, spiegano nulla. Le tre vittorie consecutive che mancavano da settembre 2009 hanno fisionomie diverse e non danno la fotografia di una squadra improvvisamente risanata. Anzi. Solo i numeri su periodi molto lunghi hanno un senso. Come sosteniamo da mesi, la Juve ha bisogno di qualità, soprattutto in difesa ( malissimo Motta, male Bonucci), ma ha anche qualità sulla quale lavorare: le rivoluzioni non si fanno in un anno, ma vanno completate e soprattutto hanno bisogno di una guida sicura. In questo momento Del Neri è fuori per la prossima stagione e anche contro il Genoa ha destato perplessità. I continui cambiamenti sulle fasce e la mancanza di una torre non si conciliavano con i ripetitivi cross a vuoto. Nel secondo tempo ( al 17’) l’ingresso di Toni ha ovviamente cambiato tutto, ma non si poteva fare prima? E poi perché sostituire Pepe ( il migliore) per un ingiudicabile Martinez? Queste domande si infrangono sulla positività di una vittoria importantissima che tiene la Juve in corsa persino per quel quarto posto che sancirebbe un’automatica conferma del tecnico.

Come abbiamo scritto per mesi, c’è molto da salvare in questa Juve al fine di costruire una squadra adeguata alle tradizioni e alla storia secondo il piano annunciato nella scorsa estate. Quando si rifonda è difficile ipotizzare con certezza gli effetti della ricostruzione. La Juve continua a comportarsi bene con le grandi e male con le medio-piccole. Contro la Roma si è avuta l’ennesima conferma di questo cammino. La squadra ha bisogno di rinforzi importanti, ci vogliono campioni e non si può puntare su qualche singola partita positiva per elaborare teorie inadatte alla situazione. C’è bisogno di qualità in ogni reparto però si può dire che c’è già qualità in ogni reparto. Insomma un minimo di fondamenta sono state poste. Onde evitare continui sussulti e scossoni negativi alternati a qualche occasionale prova positiva è necessario insistere su ciò che è stato promesso: completare l’operazione iniziata l’anno scorso con l’inserimento di almeno tre campioni e un’altra buona manciata di giocatori (5-6) adeguati per completare la rosa. Chiuso il capitolo Del Neri se ne apra uno con un tecnico adatto alle ambizioni. Del lavoro svolto finora si può salvare tanto, basta non essere disfattisti ma nemmeno pensare che il peggio sia alle spalle.