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Sgombriamo subito il campo da una quasi scon­tata considerazione: Tuttosport continuerà do­verosamente e scrupolosamente a seguire la Juve con lo stesso occhio critico e appassionato di sem­pre. La pratica “comunicato contro Tuttosport” apparsa sul sito bianconero è per noi già stata ar­chiviata alla voce “minchiate”, tanto per essere in linea con il nuovo linguaggio comunicativo varato dalla Juve.

Ma possibile che non ne azzecchino più una? Va be­ne la pazienza, passi per la comprensione di una difficile rinascita, ma perché la Juve si è fatta sof­fiare Piazon dal Chelsea? Non doveva essere lo svi­luppo della linea sui giovani talenti uno dei capisal­di della nuova politica di rilancio? Qui però la Ju­ve deve essere chiara. E non lo è per niente. Abbia­mo compreso tutti i messaggi lanciati da mesi. Le enormi difficoltà per ricostruire soprattutto doven­do prima completare l’opera di demolizione, i con­tratti onerosi, il tetto sugli ingaggi, il fair play finan­ziario, il nuovo stadio.

I lettori sanno quanto siamo stati vicini a questa nuova avventura della Juve anche nei momenti più difficili. Però adesso siamo davanti a una vicenda incomprensibile. Qualcuno può spiegare perché è stato preso Martinez a 12 milioni e si rinuncia al ca­pitano della nazionale brasiliana Under 17, astro nascente di quel calcio, definito da tutti il nuovo Kaká, sul quale oltretutto si erano già messe le ma­ni (era venuto a Torino e Tuttosport ne aveva pub­blicato in esclusiva le foto), per una cifra comunque nettamente inferiore? Tutto per non mettere trop­pi soldi (questa è la spiegazione della Juve riporta­ta all’interno del giornale) nelle mani di un dicias­settenne. Aparte che è su gente di questa età o per­sino più precoce che si fanno determinate scom­messe, comprendiamo l’esigenza di non partecipa­re ad aste: ma se negli affari non si trova la chiave, anche di fantasia e di abilità, per portare a casa certe trattative allora a che serve seguire tanti ta­lenti per poi vederseli soffiare dagli altri?

Il coraggio e le qualità di un manager che ha l’am­bizione di cambiare le strategie di una società sto­rica e vincente come la Juve si misurano su questi terreni. Se, però, continuano i tentennamenti o i dubbi o i rinvii, sperando sempre che alla fine si trovi una soluzione, il mercato della Juve è destina­to a tramutarsi in un mercato di scarti di altre squadre. E allora bisognerebbe avere il coraggio di ammettere che non era questa la linea di rinnova­mento e di rilancio sbandierata a inizio stagione.

 
 
 
 
 
 
 

Ieri sul sito della Juventus è apparso un comuni­cato sgradevole contro il nostro giornale. Poche righe contenenti falsità su Tuttosport alle quali è sufficiente rispondere con un “no comment”. Il ter­reno delle offese e delle bugie non ci interessa. Lo ce­diamo a chi ha concepito e a chi ha vergato il tron­fio temino. A noi interessa dire ai lettori come stan­no le cose. Cioè, la verità. Basterebbe vedere come è ridotta oggi la Juve per capire tutto: squadra in­capace di produrre gioco e allenatore allo sbando. Questo è in assoluto il peggior cammino di una for­mazione bianconera. Criticarla non solo è un atto di responsabilità, ma anche un dovere nei confronti dei nostri lettori. Il comunicato della Juve potremmo appuntarlo sul petto di ogni giornalista di Tuttosport come una me­daglia di indipendenza e di serietà. Noi ci occupia­mo di Juve, ma non siamo (proprietà) della Juve. La differenza è sostanziale e rappresenta una garanzia ulteriore per i nostri lettori. Seguiamo la Juve da sempre e vorremmo semplicemente vederla risorge­re. Tuttosport è anche l’unico giornale che segue con grande impulso le vicende di Calciopoli. Grazie agli articoli di Alvaro Moretti (e insieme a siti come Ju29ro, GiulemanidallaJuve e altri) è stato possibi­le riaprire un coperchio che molti avevano chiuso. La nostra inchiesta è stata condotta con serietà e ha permesso all’attuale dirigenza della Juve di scende­re in campo con forza, proprio in seguito ai fatti e alle intercettazioni che questo giornale ha riportato con chiarezza e documentazione. Sempre Tutto­sport è stato testimone di un’altra grande rivolu­zione. Quella avvenuta la scorsa estate.

Una rivoluzione conseguen­za di un feroce cambiamento avvenuto nella società. Forse pochi ricorderanno che nel Natale 2008, Tuttosport ri­portò un’intervista esclusiva con Andrea Agnelli nella qua­le si faceva esplicito riferi­mento a un passaggio nei quadri dirigenziali dell’attua­le presidente della Juve. Mancavano ancora più di due anni a quella nomina eppure eravamo stati anticipatori di ciò che sarebbe avvenuto.

Qualcuno ricorda le conferen­ze stampa di un simpatico Ranieri che parlava con di­sprezzo di Tuttosport che osa­va chiederne la testa? Quale lesa maestà per un allenatore profumatamente pagato.

Eravamo convinti, e lo siamo ancora adesso, che chi gode della fortuna di sedere sulla panchina della Juve abbia anche il dovere di vincere. Criticavamo e critichiamo la modestia, la scarsa qualità, le dichiarazioni molli, i parago­ni sbagliati, le scelte di forma­zioni improbabili, i cambi scioccanti, i disaccordi con i giocatori più rappresentativi, la preparazione. Poi, come è finita? Ranieri venne esone­rato. Non da Tuttosport (ov­viamente), ma dalla Juve. Evidentemente quelle criti­che erano giuste. E poi che fi­ne ha fatto lo stesso allenato­re alla Roma? E quali sono stati i suoi problemi? Gli stes­si, identici avuti alla Juve. Ep­pure anche allora (ma non in questo modo inconsueto e sgarbato) la società biancone­ra aveva fortemente criticato il nostro operato. Noi rispon­devamo, come adesso, con nu­meri, con tabelle, con argo­mentazioni inconfutabili. I dati che riportavano erano pesanti. Come la permalosità della società. Qualcuno ricor­da i nostri appunti all’allora presidente Cobolli Gigli, che accusavamo di scarso peso politico o i nostri rilievi a Blanc, plenipotenziario con tre cariche addosso. Possibile che la Juventus non potesse dotarsi di un direttore gene­rale di grande livello? Come è finita? Via Cobolli, via Secco (forse il meno colpevole di tut­ti), Blanc ridimensionato.

Forse non è facile “fare” il giornale sulla Juve, ma è fon­damentale non “essere” il giornale della Juve. Così si di­venta un «riferimento» per il tifoso bianconero. Costituire un pungolo, non vuol dire as­solutamente remare contro. Anzi. Quanti soldi sono stati buttati al vento nelle ultime stagioni? E la storia degli infortuni? In una delle prime interviste rilasciate da Ma­rotta al nostro giornale, il di­rettore generale della Juve di­chiarò di aver concluso (sì, concluso) novanta trattative. Gli acquisti veri e propri furo­no 13, ma la Juve aveva se­guito decine di giocatori. Nes­sun giornale come Tuttosport ha un fronte di giornalisti co­sì numeroso e valido sugli ar­gomenti di mercato che ri­guardano la Juve. Ogni cosa che riportiamo è sempre frut­to di contatti fra intermedia­ri, procuratori, dirigenti e so­cietà. E’ poi la Juve a conclu­dere o meno determinati af­fari. Nella scorsa stagione il club ha intrapreso numerose trattative, ma molte sono sal­tate per volontà precisa lega­ta al fair play finanziario. Crediamo ancora con convin­zione che il programma impo­stato da Andrea Agnelli con Beppe Marotta sia giusto e che non sia stato possibile concluderlo in una stagione. Non dimentichiamo nemme­no la norma sull’unico extra­comunitario che ha cambiato improvvisamente le carte in corsa. La nuova Juve ha potuto muoversi con tempi estrema­mente ridotti. Nella prossima estate, però, il discorso sarà diverso. Mancano almeno quattro campioni in grado di fare la differenza e per otte­nerli sarà superato anche il tetto di ingaggi fissati a due milioni e mezzo a stagione. La Juve vuole tornare grande e Andrea Agnelli ci mette la sua faccia e il suo impegno. Nonostante il disastro di que­sta stagione è obbligatorio crederci. Altre strade non esi­stono. Ritengono però di do­ver proseguire con Del Neri fino al termine della stagione. Benissimo, è un loro diritto, come nostro è quello di criti­care certe scelte senza per questo essere accusati di «mettere in discussione la professionalità del tecnico e di stuzzicare gli animi più emo­tivi ». Questo è il dovere che abbiamo nei confronti dei no­stri lettori. Non della Juve.

 
 
 
 
 
 
 

A Torino ogni giorno va in onda uno spetta­colo legato a una o ad entrambe le squadre cittadine. Spesso dettato dall’isteria o dalla di­sperazione. O da tutt’e due. Mentre la Juve sfog­gia il suo dilettantismo comunicativo, il Torino si dimena fra guerre intestine che assumono i contorni delle faide. Leggi tutto

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Martinez a 30 secondi dal termi­ne serve un pallone d’oro al Ce­sena che sbaglia il 3 a 2. Martinez era subentrato al posto di un ottimo Del Piero. Errore clamoroso di Del Neri già costato il pareggio alla Juve. Altro sbaglio far entrare un inutile Iaquin­ta per un eccellente Matri: possibile che l’ex cagliaritano non potesse ri­manere un altro quarto d’ora in cam­po (ricordiamo che la Juve non ha impegni infrasettimanali essendo fuo­ri da tutto)? Qualcuno riconosce an­cora in Chiellini il campione che fu? L’avete visto in occasione del primo gol del Cesena? Riguardatelo bene: fa un passo indietro e alza le braccine come a dire: non faccio fallo, ma non era in area. Incredibile! E vogliamo parlare di questa stucchevole abitudi­ne che lo accomuna a Buffon di alza­re ogni due minuti il pollice o schiac­ciare l’occhiolino. Che cosa significa? Ma i problemi sono ben altri visto che il Cesena poteva segnare almeno altri due gol. La Juve ha giocato sopra rit­mo per tutto il primo tempo peccato che ora non abbia la qualità per far­lo. I giocatori scarsi, tipo Motta (ma non è il solo), vanno fuori giri e com­mettono falli inutili (da qui l’espulsio­ne) o producono sciocchezze. Fateci caso, sia il primo gol Juve che il secon­do sono scaturiti da un dialogo fra due giocatori di qualità: Matri e Del Piero. E gli altri? Sono insicuri e di­sposti male. La difesa è inguardabile. Contro la Juve, ormai ognuno centra un’impresa. E’ giusto continuare a farsi così male?

 
 
 
 
 
 
 

C’era un sogno che si chiamava Juve e nella scorsa estate Andrea Agnelli ha provato a realizzarlo. Ma non è questa la Juve che tutti si aspettavano. Non è questa. Doveroso separare il bene dal male, però sareb­be un delitto non porre rimedio agli errori diventati or­rori.
La società è partita da un presupposto giusto: rifondare una squadra prosciugata nelle motivazioni, essiccata nel­lo spirito, svilita dal tempo. Si doveva agire su ferite di­ventate croste purulente: giocatori pagati come sceicchi (Melo, Diego, Amauri, Poulsen) e giocatori che sognava­no di chiudere da sceicchi (Cannavaro e Grosso) tanto per fare alcuni esempi. Ma anche uomini silenziosi e per­malosi (Zanetti) o perennemente infortunati (Iaquinta). E i leader? Quelli che si fanno capire anche con un solo sguardo. Nessuno ha notato il loro peso, sempre chiusi nella propria torre o rivolti alla curva adorante. Inseri­re un paio di giocatori all’anno in un ambiente simile avrebbe bruciato chiunque. Per non parlare di altri ac­quisti scellerati o di focacciate con Lippi diventate subi­to un comodo alibi per chi non aveva la stoffa per allena­re una squadra polveriera nello spogliatoio e frustrata nelle velleità di vittoria. In questi anni sono usciti di sce­na Nedved, Camoranesi, Trezeguet, il prossimo sarà pro­babilmente l’ultimo per Del Piero. Una Juve è inesorabil­mente, definitivamente, finita. Una nuova dovrà nasce­re. Ma bisogna capire bene i mali prima di affrettarsi in diagnosi buone per ogni stagione.

E qui torniamo alla proprietà Elkann/Agnelli. Il pro­gramma ipotizzava un rilancio in due anni, con (almeno) la qualificazione in Champions al termine della prima stagione. Con ragionevole serenità possiamo dire che il primo obiettivo è fallito. Agnelli si è fidato di Marotta. Il piano prevedeva un abbattimento degli ingaggi, un for­te impulso alle cessioni, una poderosa campagna acqui­sti, l’arrivo di almeno un paio di campioni e quei gioca­tori di fascia tanto graditi a Del Neri. Purtroppo gli ester­ni di difesa sono un disastro: Traorè, Grosso, Grygera, Motta, De Ceglie e Sorensen. Per carità di patria e per le attenuanti (infortuni ed età) salviamo gli ultimi due, ma ci domandiamo anche: sono da Juve? Fra scelte sbaglia­te ed errori preesistenti, questo è il principale atto d’ac­cusa del mercato, al quale, però ne vanno aggiunti alme­no altri due: Martinez (scadente e pagato un’enormità) e il mancato arrivo (se non a gennaio) di un attaccante in grado di fare la differenza. Salviamo Aquilani, Matri (ar­rivato in ritardo e pagato più del dovuto), Krasic e il po­vero Quagliarella. Restiamo ancora molto perplessi sul­la indisciplina tattica e non di Melo, sulle mancanze di al­ternative agli esterni d’attacco e su un settore centrale ancora da equilibrare.

Insomma, i difetti sono tanti. Ma nonostante tutto rite­niamo che con questi stessi elementi si potesse fare di più. Napoli, Lazio e Udinese non hanno un peso specifico (analizzando tutta la rosa) superiore però esprimono gio­co convincente e risultati positivi. E’ chiaro, lampante, evidente che non si può fare una rivoluzione all’anno. Però bisogna rimediare. Le ipotesi sono tre: 1) Agnelli ha sbagliato a fidarsi di Marotta 2) Marotta ha sbagliato campagna acquisti e/o allenatore 3) Del Neri ha sbaglia­to impostazione e gioco. Agnelli è presidente, spetta a lui trovare una soluzione. Con pochissime alternative. Se ha sbagliato Marotta si deve cambiare il progetto e ricomin­ciare daccapo. Se, invece, buona parte di questi giocato­ri (Buffon, Marchisio, Chiellini, Bonucci, Melo, Krasic, Aquilani, Quagliarella, Matri) possono far parte del pro­getto futuro e si procederà a una seconda, massiccia ope­razione di rafforzamento nella prossima estate allora il colpevole è l’allenatore. Ma che senso avrebbe tenere per queste ultime dieci partite un tecnico delegittimato? Af­fidarsi a un’altra guida è quasi obbligatorio per non per­dere almeno quel trenino che porta all’Europa League.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Peggio di così non si poteva. E non tragga in inganno il risultato: il do­minio del Milan è stato totale perché ha controllato la partita dal primo all’ulti­mo minuto. La Juve ha fatto quello che ha potuto, ma è apparsa incapace di esprimersi, inerme. Non crediamo che questo sia il reale valore della squadra bianconera (-20 dal Milan!), ma ritenia­mo che con tanta, disarmante assenza di gioco e di idee non possa fare di più. E ora sarà responsabilità della società protrar­re lo stillicidio fino al termine della stagio­ne o dare una svolta. Non sappiamo se un traghettatore possa cambiare la situazio­ne, ma la Juve ha bisogno di una scossa perché è impaurita, insicura e incapace di essere minimamente pericolosa (non segna da 330’, non accadeva da oltre 12 anni). L’uomo giusto potrebbe essere Vialli. Basterebbe chiederglielo perché c’è il rischio che anche quel po’di patri­monio giocatori possa depauperarsi in fretta. Vedere Marchisio correre a vuoto, Chiellini dannarsi senza costrutto, Matri fuori da ogni finalizzazione, Krasic spe­gnersi contro la ripetitività della propria azione fa male. Settima sconfitta nelle ul­time 11 di campionato e l’allenatore di­chiara: «E’un momento così, dobbiamo rimboccarci le maniche». Pazzesco! Ma questa è davvero la Juve?

 
 
 
 
 
 
 

La crisi è evidente e riconosciuta, ma la Fami­glia è unita, il piano procede, i soldi ci saran­no nonostante lo sbilancio di 60 milioni e le scelte andranno nella direzione di un potente rilancio. Questo, per grandi linee, il senso dell’incontro nel­la sede della Juve fra John Elkann e Andrea Agnelli. L’analisi del momento difficile è stata precisa e meticolosa, ma il percorso per uscirne è quello delineato a inizio stagione: la rifondazione andrà avanti. Andrea Agnelli continuerà a dare impulso alla sua squadra che poggerà su Marot­ta e Del Neri fino a fine stagione. Al termine si ti­rerà una riga per gli eventuali correttivi. La sen­sazione comunque è già chiara adesso: l’allenato­re per il prossimo campionato sarà un altro. La società ha impostato un programma e inten­de seguirlo fino in fondo pur cambiando qualche interprete in corsa. Le risorse economiche - sol­di - per completare il programma verranno mes­se a disposizione e riserveranno gradevoli sor­prese ai tifosi bianconeri. Si proseguirà sulla strada del fair play finanziario, ma saranno pre­si anche quei campioni che potranno superare il tetto di ingaggio fissato a due milioni e mezzo a giocatore. Si parla di sei-otto acquisti a fronte di un ulteriore piano di cessioni, alcune anche cla­morose: tutto dipenderà dal prossimo cammino della Juve. Insomma il punto della situazione è servito per delimitare i contorni del problema e per fare chiarezza sul futuro. I cugini ci sono e nonostante questo momento buio, la Juve c’è e rinascerà.