
Superata la rabbia e la rassegnazione non resta che la nausea. Sì, questa Juve è proprio nauseante. Non si può non pensare a ciò che era questa formazione gloriosa per non rimanere stomacati davanti a ciò che è diventata. Colpa di tutti: della società, del tecnico, dei giocatori. Impossibile salvare qualcuno pur avendo la massima comprensione per la straordinaria rivoluzione cominciata nella scorsa estate. Ma se questi sono i frutti forse è il caso di rimediare energicamente con immediate prese di coscienza e rinunciando subito a qualsiasi vana speranza. Così non si va da nessuna parte. L’avevamo detto dopo la sconfitta di Lecce, lo ribadiamo dopo l’indecorosa batosta in casa contro il Bologna. Era stato concesso ampio credito all’allenatore e alla squadra, ora la misura è colma e ci aspettiamo, da parte di chi ha responsabilità, il coraggio di prendere decisioni importanti. I guasti sono sotto gli occhi di tutti. Chiunque affronti la Juve abbatte qualche record pluridecennale. Il Bologna non vinceva a Torino da 31 anni. I tifosi della Juve non meritano questo scempio.
La squadra bianconera non ha un gioco e le scelte iniziali dell’allenatore sono state subito sconfessate. Ovviamente sostituiti gli improponibili Iaquinta e Martinez, allora perché schierarli all’inizio? E vogliamo parlare della difesa colabrodo? Scarsa e presuntuosa, ma la sensazione è che ci sia confusione in ogni settore. E nel conto va messo anche Vinovo. I guasti sono ovunque. Che qualcuno salvi la Juve.

C’è una frase che ci è rimasta impressa all’inizio dell’avventura di questa nuova Juve: «Stiamo costruendo una squadra in grado di vincere contro chiunque». La proferì il neo presidente Andrea Agnelli il giorno della presentazione. Vero, verissimo: Milan, Lazio e Inter sono lì a dimostrarlo. Ma oggi, dopo 26 giornate di campionato e dopo aver dato una veste compiuta al lavoro svolto, quella frase può essere completata con la seguente constatazione: la Juve è anche una squadra in grado di perdere contro chiunque. Ma proprio chiunque.
La sconfitta di Lecce segna il punto più basso e forse di non ritorno della gestione Del Neri. Perdere contro una squadra decimata dalle squalifiche (fuori Giacomazzi, Gustavo, Jeda, Olivera) e in lotta per non retrocedere, diventa inaccettabile per quanto sgradevole possa risultare questo termine, dovendo parlare di un confronto calcistico. Inaccettabile la Juve scesa in campo a Lecce; inaccettabile lo spirito con il quale si è battuta soprattutto quando è stata in parità numerica all’inizio e dopo l’espulsione di Vives; inaccettabile il ripetersi di situazioni simili (era accaduto anche contro il Parma alla ripresa dopo la sosta natalizia); inaccettabile l’amnesia collettiva della difesa; inaccettabile lo smarrimento globale di una squadra che non riesce a riappropriarsi della propria identità come se facesse uno sforzo sovrumano per battere le avversarie del proprio rango e poi, svuotata di ogni energia, si abbattesse nell’oblio settimanale perché il successivo confronto, magari con squadre meno nobili, non ha importanza.
Ma come è possibile? Questa è una mentalità provinciale e, ragionando così, non si raggiunge nessun traguardo. La colpa è di chi non riesce a tenere sulla corda ora perora, giorno dopo giorno, una congrega di giocatori che ha la fortuna di indossare la maglia bianconera e che non riesce a diventare squadra. Sentirsi appagati dopo ogni piccola e insignificante soddisfazione senza invece migliorare i tanti difetti è sintomo di approssimazione ai limiti del dilettantismo. Qui stiamo parlando di Juve, signori! Ci rivolgiamo all’allenatore, ma anche ai dirigenti. Ci sono troppe aspettative sulla rinascita della Juve e non si può continuare all’infinito a produrre sforzi che non approdino a nulla. Abbiamo seguito con attenzione la rivoluzione della scorsa estate perché siamo stati testimoni dei tanti errori del passato. Sappiamo che proseguirà nella prossima. L’abbiamo accompagnata nell’incerto avvio come nell’incedere caracollante, ma adesso si è passato il limite della pazienza: si intervenga prima che sia troppo tardi, anche se ci aspettiamo dalla società una fisiologica difesa del tecnico.
Sì, perché la nostra critica maggiore è rivolta proprio a lui. Il tracollo di Lecce gli va messo in conto, non ha attenuanti. Ieri ha sbagliato approccio alla gara e scelte (perché togliere Krasic rinunciando alle fasce su cui ha costruito il suo credo?). A Del Neri riconosciamo dedizione al lavoro, ma evidentemente non basta con la Juve. Il tecnico è preso dalla foga di farbene. Legittima e comprensibile, però qui è in gioco altro e vanno spese, forse, altre qualità. Come quelle di Spalletti (anche se per qualcuno sono “minchiate”)? La giornata di ieri porta i bianconeri a meno sette dal quarto posto. Adodici turni dalla fine non era questo l’obiettivo della stagione.

La reazione c’è stata, e si è vista. Premiato il coraggio di vincere. E forse dal successo di Cagliari, la Juve può rialzarsi per acquisire la serenità e la convinzione indispensabili per affrontare l’Inter. I bianconeri ritrovano in una notte molto di ciò che ritenevano di aver perduto. E per onor di verità va detto che sono state premiate le scelte del mercato di gennaio.
Matri è l’attaccante della svolta. Rispetto ai frigoriferi visti finora da quelle parti, l’ex cagliaritano è una delizia per gli occhi. Due gol, un altro sfiorato, grande mobilità e capacità di dialogo con gli altri compagni. Che differenza rispetto al passato! Col tempo rischia anche di vincere il confronto a distanza con Pazzini. Aspettiamo. Il calcio non è né numeri, né previsioni, ma capacità tecniche, condizione mentale, ambiente. E poi Toni. Un gol di potenza e precisione, alla sua maniera, su delizioso assist di Barzagli.
Le preoccupazioni riguardano nuovamente la difesa, ma è anche vero che se la squadra acquisisce sicurezze in attacco tutto può cambiare. Comunque meglio, molto meglio con Sorensen che con qualsiasi altra alternativa. Positivo pure l’esperimento di Chiellini a sinistra. Ottima conferma di Barzagli al centro della retroguardia. Insomma la Juve tira un grosso sospiro di sollievo e può lavorare con più tranquillità sui suoi limiti. Questa squadra ha ora bisogno di ritrovare fiducia in se stessa: il prossimo incontro con l’Inter non va visto con preoccupazione, bensì colto come un’occasione per rilanciarsi definitivamente.

E’ veramente impressionante la furia che scatena la Juve. Marotta e Del Neri protestano in tv contro gli arbitri e chi accoglie il loro sfogo si oppone facendo sue le dichiarazioni di Rossi che parla delle rivendicazioni del Palermo, ma qualcuno può spiegarci perché? Un commentatore, al limite, dovrebbe avere una propria tesi, ma evidentemente non potendone opporre alcuna davanti all’evidenza dell’errore commesso da Morganti si nasconde dietro le parole di altri pur di esprimere dissenso nei confronti della Juve. Potenza mediatica di chi dovrebbe essere super partes pur avendo un presente e un passato da tifoso (dunque di parte). Per non parlare di chi, sempre addetto ai lavori, sale e scende dal carro bianconero a seconda dei risultati. Stiamo parlando di piccolezze personali ma che danno il senso di quanto sia, a volte, pretestuoso attaccare la Juve. Diciamolo, ci vorrebbe più serietà perché davanti a certi errori bisognerebbe far parlare solo le immagini. Punto.
La Juve contro il Palermo ha subito uno scippo dal mondo arbitrale come quello contro la Roma in coppa Italia. E non sono i soli esempi. Noi, però, abbiamo il dovere di esprimere un’analisi più completa che coinvolga tutti, ma proprio tutti.
Una squadra come la Juve non può e non deve più schierare giocatori come Grygera. Non vogliamo accanirci contro un solo giocatore, ma a Grygera sono state offerte troppe prove per riscattarsi. Le ha fallite tutte. E il suo clamoroso errore nella marcatura su Miccoli in occasione del primo gol ha aperto sciaguratamente le porte al successo del Palermo. Contro i siciliani anche altri giocatori hanno sbagliato. La puntuale cronaca di Alvaro Moretti ha coinvolto pure Buffon e Chiellini tanto per fare due nomi eccellenti.
Ma ci domandiamo, per andare più a fondo: perché la difesa non ha ancora acquisito sicurezza? Del Neri deve farsene carico. Comprendiamo tutte le difficoltà del caso, ma stiamo parlando di terzini destro e sinistro soprattutto. Perché non dare fiducia ad altre soluzioni? Magari coinvolgendo maggiormente Sorensen e Camilleri? Tanto è evidente che Grosso, Motta e Grygera non diano alcun affidamento. Si cambi e lo si faccia al più presto. Siamo convinti che Matri possa garantire un bilanciamento migliore alla squadra, ma la difesa ha urgente bisogno di trovare un assetto convincente.