
La Juve continua a migliorare di partita in partita. Riteniamo che ci sia ancora molta strada da percorrere, ma questo è il tragitto giusto intrapreso grazie al rinnovamento societario e a uno staff tecnico (Del Neri in testa) finalmente in grado di portare avanti un indispensabile programma di rifondazione. Di recente abbiamo incontrato Del Neri a Vinovo e ne abbiamo ricevuto una positiva impressione di sicurezza. Quella dell’allenatore bianconero è una figura interessante che ha saputo far tesoro di tutte le esperienze maturate rielaborandole in elasticità e capacità di apprendimento. Che differenza con qualche suo predecessore!
Del Neri trasmette i suoi concetti ai giocatori che poi vedono concretamente, sul campo, i risultati. Del Neri non è una figura carismatica ma sa insegnare calcio e soprattutto non è banale. I suoi concetti vanno oltre le tante frasi fatte che si ascoltano solitamente da taluni allenatori. Colpisce soprattutto per le sue conoscenze tecniche e per l’abilità che ha nell’essere innovativo, intraprendente, metodico e capillare. Dei giocatori conosce tutto e non trascura assolutamente l’aspetto umano (o ludico) pur essendo un sergente di ferro. Ama fortemente il suo lavoro, è schivo, riservato e piacevole da scoprire nel lavoro che svolge. Insomma, con lui, la Juve può sicuramente migliorare per ambire a quei traguardi prestigiosi che fanno parte della sua storia. Ne vedremo della belle ma, occhio, piedi per terra perché è possibile registrare ancora qualche turbolenza in quota.

Questa partita, la Juve doveva e poteva vincerla perché ha costruito (almeno 4 limpide palle gol) e meritato più della Roma avvantaggiata da un rigore (sul quale gli arbitri non hanno lo stesso metro di giudizio, vedi il caso di Boateng in Milan-Palermo) decretato a tempo e recupero abbondantemente scaduto. Aparte queste legittime considerazioni, Del Neri sta edificando qualcosa di importante visto che ha giocato priva del suo gioiello, Krasic, e con una difesa (a proposito, ottima la prova di Sorensen) ai minimi termini. E vogliamo parlare del formidabile Aquilani? O di Pepe (spesso criticato) che si è imposto per qualità e quantità? Ma c’è sempre un “ma” e riguarda un aspetto psicologico della squadra: l’incapacità, una volta in vantaggio, di gestire il risultato dinanzi alla reazione avversaria. E’ un difetto che si ripete (si è verificato anche a Brescia), ma può ressere corretto. La Roma è la stessa da ormai dieci anni: ha vinto uno scudetto, due coppe Italia, due supercoppe italiane ed è arrivata per sei volte seconda in campionato. Le sue radici sono antiche, l’anno scorso si è mantenuta sui suoi standard minimi ma ha fallito tutti gli obiettivi all’ultimo momento. Insomma non la scopriamo adesso: ha qualità fra le migliori in Europa. La Juve appena costruita è stata al suo passo nel gioco, ma ha confezionato più occasioni da gol e ha molto da recriminare (la società è furiosa) sull’operato dell’arbitro. Insomma se questa partita doveva essere un messaggio al campionato, bene, la Juve si è fatta sentire.