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Andrea Agnelli, presidente della Juve
Non sappiamo se questa sia la svolta di una bat­taglia, ma ci somiglia molto. Certe dichiarazio­ni (di Agnelli) lasciano poco spazio a dubbi. La Juven­tus ha finora preparato il terreno, da adesso in poi si muoverà con tutte le sue forze (anche legali) per ria­vere giustizia. Su ogni fronte. Forse ci vorrà del tem­po, ma si andrà fino in fondo. E nessuno trascuri il caso Krasic che sembra quasi un lumicino dinanzi a certi lampi, ma che ha un forte sapore politico. Ecco perché le tante dichiarazioni (e scritture) moralizza­trici o scandalizzate su questa vicenda producono l’effetto di far sentire la Juve ancora più al centro di attacchi che si susseguono ormai dal 2006. Dopo la lacerazione della propria identità culturale e sportiva passivamente subita nel nome di un erra­to (alla luce di quanto sta emergendo dal processo di Napoli) senso di colpa (chiamiamolo così per non di­re di peggio), la Juve passa al contrattacco sul terre­no dei fatti. L’offensiva si svilupperà in due fasi: 1) La Federcalcio dovrà revocare lo scudetto assegnato al­l’Inter a tavolino 2) La conclusione del processo di Napoli darà il via (in caso di assoluzione) a un’azio­ne per la restituzione di entrambi gli scudetti. Contemporaneamente si procederà su tutto il resto: potenziamento ulteriore della squadra, stadio, com­pletamento dei quadri societari. Sempre nell’ottica di un fairplay finanziario sul quale la società biancone­ra è molto avanti. Insomma la Juve non si ferma a calciopoli, 113 anni di storia non possono ridursi a questo però c’è ancora un conto aperto che va chiuso. E con tutti i guasti, le decisioni sballate, le sviste, le im­precisioni, le dimenticanze della giustizia sportiva c’è ancora qualcuno che vuole colpevolizzare la Juve sul caso Krasic? La sanzione sul campo sarebbe stata l’ammonizione, quella della prova tv due giornate di squalifica: forse c’è qualcosa di sbagliato, no? Tutti i giocatori sono abituati a proteggersi anticipando l’av­versario che arriva per commettere un fallo. E Kra­sic ne subisce tantissimi. Per questo sarebbe un diso­nesto? Lo deciderà la corte di giustizia federale, nel frattempo la Juve fa bene a difendersi. Fino all’ulti­mo, ragionevole, dubbio. Ora e per sempre.

 
 
 
 
 
 
 

Sembrava una rivoluzione senza facce, quella della Juve: tante novità, dalla panchina al campo, ma un’identità difficile da individuare. Ora i risultati cominciano ad arrivare, ma con loro soprattutto emergono facce e nomi nuovi. Quel bambino che chiedeva alla mamma quale nome scrivere sulla maglia bianconera appena comprata può cominciare ad avere una risposta.

Krasic non è il nuovo Nedved, ma è uno che fa sperare davvero. E vedere uno col tocco di Aquilani, nella squadra che fu di Zidane, riscalda il cuore e rende piacevole il pomeriggio all’Olimpico. Anche l’inchino per il gol di Quagliarella o il tocco un po’ folle di Melo sul rigore rivelano sicurezze nuove e incrostazioni scalfite.

Senza esaltarsi per una casa in costruzione, senza per questo doversi flagellare al primo passo indietro, giusto cominciare a identificare una Juve nuova che nasce e cresce. A distanza non abissale da altri conclamati interpreti a strisce verticali. Il tutto nel giorno in cui si guarda al futuro, quando presente e storia si saldano nella festa di Del Piero che raggiunge Boniperti.

 
 
 
 
 
 
 

La Juve esce a testa alta da una settimana molto delicata. Vince contro il Cagliari pareggia fuori casa contro Manchester City e Inter. Niente male sulla strada della ricostruzione di una squadra andata dispersa negli ultimi anni. Forse questa ricostruzione andava attuata prima, ma senza l’arrivo di un nuovo presidente come Andrea Agnelli sarebbe stata impossibile.

Piano piano la luce sta illuminando quanto è successo con esattezza nella società e di conseguenza nella squadra. Gli errori del passato sono affiorati di schianto. Si è compreso che non latitava la volontà, anzì, ma purtroppo spiccavano due cose negative: assenza di competenza e mancanza di vera programmazione. Scelte rivelatesi sbagliate (Ranieri e Ferrara), mancanza di figure fondamentali (un direttore generale), in assoluto confusione e soldi buttati (soprattutto in ingaggi elevati rispetto al valore dei giocatori e rinnovi esagerati rispetto all’età) hanno progressivamente indebolito la Juve in campo e nel Palazzo. Forse adesso la comprensione di quanto è avvenuto nel recente passato sta assumendo i giusti contorni insieme a una ferrea volontà di cambiare rotta.

Ovviamente c’è ancora tantissimo da fare, ma questa è la strada giusta. Siamo convinti che a gennaio si rifinirà ulteriormente la rosa che poi troverà una ulteriore definizione nella prossima stagione quando verrà inaugurato anche il nuovo stadio. Insomma ancora tanto lavoro, ma finalmente con delle ottime prospettive.