
Come avevamo scritto ormai un paio di mesi fa, il mercato della Juve si è rivelato lungo, abbondante e ricco di colpi di scena. Finite le trattative si avrà un quadro completo della rivoluzione che sta vivendo la squadra bianconera. Fra i commenti che leggo sul blog c’è di tutto: dalla preoccupazione, allo sconforto, all’ottimismo all’esaltazione. Credo che questa sia una fase talmente delicata da evitare reazioni emotive e comprendere in profondità alcuni meccanismi. Sinceramente il problema non è questo o quel giocatore acquistato, questo o quel giocatore ceduto. O almeno, non solo. Nello spogliatoio della Juve andava riportata disciplina e una nuova mentalità vincente. Riportare disciplina non significa solo mostrarsi severi con i giocatori, bensì abituare i giocatori a una cultura del lavoro che ormai era andata perduta. Non ci sono solo l’italianità, la gioventù e l’esperienza dietro le scelte di mercato della società. La Juve era una formazione di nostalgici, primedonne e ragazzini viziati, sta per diventare una squadra che punta sul lavoro per costruire una nuova qualità. Talvolta ancora emergono rigurgiti del passato, ma stanno diventando casi isolati. Faccio riferimento, per esempio, alle recenti esternazioni di Marchisio su facebook. La storia del calcio italiano è piena di giovani che sono rimasti delle eterne promesse. Marchisio è ancora una promessa: ha talento, ha classe, ma non ha ancora maturato cattiveria, convinzione e costanza di rendimento che gli permetterebbero l’indispensabile salto di qualità. Potrebbe essere un pilastro della futura Juve. Potrebbe essere, ma ancora non lo è. Non vogliamo ora gettare la croce addosso a Marchisio. In questi ultimi mesi abbiamo sentito dire cose infelici anche a Chiellini, come a Buffon come ad altri giocatori (alcuni andati via). Siamo sicuri che con il passare delle settimane e con il lavoro svolto dal Del Neri e Marotta si stabilirà finalmente nello spogliatoio quell’atmosfera diversa che è alla base di ogni costruzione di vittoria. Ed è in questo quadro che vanno calati anche molti dei giocatori appena arrivati. Prendete Krasic, rischiava di perdere l’aereo per problemi indipendenti da lui e che cosa fa? Noleggia un aereo privato a sue spese per arrivare puntuale. Bella forza dirà qualcuno: con i soldi che guadagna. Errore: avrebbe potuto guadagnare molto di più al Manchester City, ma ha fortemente voluto la Juve. Non solo, gira anche una storiella che vedrebbe Krasic talmente partecipe del lavoro con la Juve che avrebbe già detto alla moglie di non poterle essere vicino quando nascerà il figlio se quel giorno dovesse essere una vigilia di partita, del giorno della partita (ovviamente) non se ne parla nemmeno. Questo vuol dire sentirsi orgogliosi di essere alla Juve, al contrario di qualche giocatore ancora in lista di partenza e con tanti capricci da risolvere. Qualcuno dirà che quelli arrivati non sono nomi di prima fascia. Mi spiace, ma non sono d’accordo: una squadra si costruisce con gli ingredienti giusti. E io dico che bisogna lasciare lavorare serenamente chi sta cercando da Andrea Agnelli in giù di riportare in alto la Juventus.

La frase di Moratti è stata infelice ed era facile prevedere una reazione della Juve. E’arrivata a due voci: quella di John Elkann presidente della Fiat e quella di Andrea Agnelli presidente della Juve. Inter- Juve è ricominciata anche così. Non sarà mai più solo una sfida sul campo. Rimbalzerà nelle aule dei tribunali come nei corridoi (per il momento) della giustizia sportiva. E le parole di Moratti, di sicuro, hanno contribuito a gettare benzina sul fuoco.
Concordi all’unisono sulla risposta da dare al presidente nerazzurro, John e Andrea hanno mostrato perfetta sintonia anche sul rilancio della Juve. Ieri, nella tradizionale cornice di Villar Perosa, i due cugini hanno mostrato una splendida immagine di unità e una chiara volontà di voltare pagina dopo le recenti delusioni sportive. La Juve esce rivoluzionata da questo mercato. Ieri l’ultimo colpo: Di Natale. Da oggi l’affondo su Burdisso e, se ci sarà ancora qualche opportunità, siamo convinti che Beppe Marotta saprà coglierla. Andrà via Diego e con lui anche Trezeguet in attesa di risolvere, infine, le uscite di Grosso e Camoranesi.
Con l’attaccante dell’Udinese sono arrivati a nove gli acquisti della Juve. Ainizio mercato avevamo ipotizzato, scrutando fra le righe del programma illustratoci personalmente dal presidente Andrea Agnelli, che gli arrivi sarebbero stati almeno dieci. Considerando l’ultimo colpo riguardante il difensore, bisogna ammettere che il club bianconero ha mantenuto gli impegni. Ora, che tutto questo sforzo si traduca immediatamente in risultati sportivi, è da dimostrare. La rivoluzione è stata importante e ha riguardato ogni settore della società e ogni reparto della squadra. La volontà iniziale era di «ripristinare una mentalità vincente e costruire una squadra in grado di battere chiunque». Bisognerà avere la pazienza di attendere e seguire con attenzione i lavori in corso. Le idee sono chiare, la guida è sicura, le regole sono ripristinate e c’è uno stadio che cresce come uno splendido bambino.

Siamo nella fase cruciale del mercato della Juve. Bilancio alla mano, il saldo fra entrate e uscite è finora di poco superiore ai 14 milioni spesi. Una cifra ragionevole se si considera che sono arrivati Bonucci, Martinez, Pepe, Storari, Motta e Lanzafame. Ora, però, è il momento di inserire ulteriore qualità, indispensabile per rendere realmente competitiva la squadra. Le priorità sono l’esterno sinistro, il regista, l’attaccante e un altro difensore centrale. I nomi sono ormai noti. Per i primi tre ruoli il cerchio si stringe attorno a Elia, Ledesma e Dzeko. Ma non sono affatto da escludere alternative ugualmente interessanti nel caso le trattative dovessero avvitarsi su cifre inadeguate al reale valore dei giocatori. Parallelamente tiene banco il discorso Diego che apre di sicuro una spaccatura nella tifoseria. Personalmente giudico Diego un ottimo giocatore dotato di qualità finora inespresse in Italia. La Juve continua a interrogarsi sul futuro del brasiliano: cederlo o tenerlo? Bisognerà attendere con fiducia: riteniamo che l’attuale dirigenza e l’allenatore conoscano bene tutti gli aspetti del problema. Con o senza Diego, la Juve dovrà essere - agonisticamente, tecnicamente, mentalmente - assai più forte della scorsa stagione. La formula è questa: la rivoluzione è solo a metà del suo percorso.