
In alcuni interventi colgo grande preoccupazione sul mercato della Juve. Molti si sbilanciano già in previsioni sul piazzamento della prossima stagione: “Siamo al massimo da quarto posto”, “Possiamo ambire alle posizioni fra il quarto e il settimo posto” e via dicendo. Non sono d’accordo con questo genere di impostazione figlia soprattutto dell’ansia per il recente disastro. E’ necessario, perciò, fare un pausa, riflettere e tornare per qualche istante al punto di partenza. Lo squasso dell’ultimo campionato deriva da un dissesto che ha radici antiche. Dopo la B, il ritorno in A ha generato un equivoco che si è trascinato anche nella stagione successiva. Un forte sentimento di gratitudine per quei giocatori che avevano accettato la serie B (anche se ben pagati, eh) ha impedito una parallela e necessaria ricostruzione della squadra. Con quei talenti di antico splendore è stato persino riduttivo, se non deludente, centrare il terzo posto e poi un secondo posto (che poteva essere un quarto se non ci fosse stato un opportuno cambio in panchina). Era l’ultima spremitura di campioni gloriosi ai quali non sono stati mai avvicinati successori degni di tal nome e in grado di farli rifiatare. Comunque, quei vecchi campioni se non avessero dovuto fare i conti con una preparazione forse inadeguata, infortuni e tante scelte tattiche discutibili avrebbero certamente conquistato qualche importante trofeo. Ma questa ormai è storia passata che lascia rimpianti, altro che soddisfazioni! Sfondo comune di quegli anni e soprattutto della scorsa stagione, una società generosa ma poco competente sul piano sportivo. Grande volontà, “progetti” e voglia di spendere c’erano, ma senza una programmazione chiara e poggiata su solide basi non si va da nessuna parte. Quindi inevitabile il disastro dell’ultimo campionato accompagnato anche da uno sfacelo sotto il profilo disciplinare (troppa libertà e indipendenza dei giocatori). E non c’entrano niente le capacità di Diego o di Melo: chiunque avrebbe fallito in quelle condizioni (emerse però quando la frittata era compiuta). Con Andrea Agnelli si è ripartiti da zero. Nuove facce in società, nuovo staff tecnico, medici diversi, mentalità diversa. Anche sul mercato. Da alcuni commenti, pare, che di tutto ciò non si voglia tener conto. Io credo che la Juve stia rifondando se stessa in profondità. Un’operazione lunga, chirurgica e poderosa. Per questo mi sbilancio nell’affermare che la Juve sta agendo con giusta accortezza. Secondo voi offrire 30 milioni per Dzeko con la possibilità di arrivare al massimo a 35 è poco? Qualcuno ritiene che Dzeko valga 60 milioni come richiesto dai tedeschi? No signori, assolutamente no. Per fortuna questa società non ha più voglia di farsi prendere per il collo da nessuno. E forse riuscirà ad acquistare Dzeko, ma alle sue condizioni. Non dovesse farcela andrà su altri obiettivi ugualmente importanti. Le idee chiare ci sono anche in rapporto alle opportunità che il mercato offre. Ho la netta sensazione, che alla fine, la Juve porterà a casa tutto ciò che sarà necessario per mettere in campo una formazione altamente competitiva. Questo sarà il vero punto di (ri)partenza

Niente proclami, nessuna enfasi, ma tanto lavoro per ricostruire. La Juve ha cambiato staff societario, staff tecnico, staff medico: tutto nuovo, dall’allenatore ai preparatori. Con grande attenzione ai particolari: dai campi di Vinovo, al marketing, alla comunicazione. Anche sul mercato la Juve si sta muovendo con uno stile diverso. Arriva ciò che serve evitando sprechi e trattando fino all’ultimo euro.
Leggi tutto

La decisione di Abete di abbassare da due a uno il numero di extracomunitari in Italia infrange il principio di ragionevolezza sugli atti amministrativi. Da un punto di vista legale è un errore che tende ad alterare il rapporto di equità stabilito fra le parti che ne subiscono gli effetti.
In parole ancora più chiare la modifica repentina e senza preavviso di un regolamento, sia pur in seguito alla scadenza di una proroga, si traduce in un vero e proprio atto di ingiustizia. Se ne sentiva proprio il bisogno di questi tempi? Guarda caso, una delle società (fra l’altro quotata in Borsa) più colpite dalla decisione è proprio la Juventus. Sembra quasi una persecuzione. Quest’anno il club si è mosso con grande anticipo e decisione per rinnovare la squadra. Marotta punta su giocatori italiani e giovani (caratteristica storica della Juve), ma ovviamente guarda con interesse anche a qualche stella straniera. Si parla da settimane di innesti importanti come Krasic e Dzeko. Ora, grazie alla decisione di Abete, se ne dovrà scegliere uno solo. Perché? La maggior parte delle reazioni sull’argomento parla di una “goccia nel mare” o della “montagna che ha partorito un topolino”.
In questi casi non servono dichiarazioni scandalizzate o roboanti, basta semplicemente ribadire, diritto alla mano, che si tratta di un’ingiustizia. Sanabile, però, con un intervento minimo: spostando di qualche mese la data attuativa. Non ci sembra così difficile. E’una questione di buon senso e di rispetto per chi sta lavorando da tempo seguendo regole che non possono essere cambiate dalla sera alla mattina.