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La sentenza su Calciopoli è stata superficiale e par­ziale. Se esisteva un “sistema strutturale” era evidentemente a disposizione di tanti visto che tutti par­lavano con i designatori, molti addirittura con gli arbitri e non solo per gli auguri di Natale e Pasqua. Tut­tosport ha da sempre condotto una campagna di controinformazione perinseguire una missione di verità. E’stato il solo giornale a svelare con puntualità le cla­morose novità che stavano emergendo dal processo di Napoli. Le incertezze di Auricchio, le spaventose lacu­ne nell’indagine, le contraddizioni delle testimonian­ze, le nuove intercettazioni che non potevano né pos­sono non avere ripercussioni anche sulla giustizia sportiva.
E ora, finalmente, è scesa in campo la Juve. Per chie­dere giustizia e perrivendicare equità di trattamento. Soprattutto per quanto ha patito a livello sportivo, morale ed economico rispetto ad altri club che face­vano le stesse cose. In particolarmodo rispetto a chi si è fregiato di uno scudetto nel nome di un’onestà ora messa a dura prova. Quello è stato l’errore più grave compiuto dall’ex commissario Guido Rossi nonostan­te il sibillino parere della commissione dei Saggi. Ri­leggendo le righe della “decisione” si può intravedere anche la soluzione al pasticcio. Ecco il passaggio per scardinarla: «Gli organi federali possono intervenire con un provvedimento di non assegnazione dello scu­detto nel caso che anche altre squadre non sanziona­te abbiano tenuto comportamenti poco limpidi».
Compilate il coupon riportato qui sotto. Inonderemo la Federcalcio con le vostre firme. Una petizione per rimettere (parzialmente) le cose al loro posto e rende­re un po’di giustizia a chi ha subito troppi torti.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

La vergogna si somma a vergogna. Le battaglie sul campo, la Juve le perde tutte cavalcando verso il suo record negativo. Anche contro l’Udine­se l’ennesima oscenità. Ma che fa John Elkann? A sentire la società tutto procede secondo i piani sen­za alcun problema o agitazione per il futuro. La censura (complimenti pure per il silenzio stampa) si somma all’indecenza. In attesa di una vera rifon­dazione che coinvolga squadra e dirigenti volgia­mo, sdegnati, lo sguardo altrove.
Al tribunale di Napoli dove si celebra il processo su Calciopoli. Cancelliamo subito tutti gli equivoci e le commistioni fra l’inchiesta un po’ bucherellata di Auricchio e la giustizia sportiva. Quando la Ju­ventus venne definitivamente condannata davanti alla Camera di conciliazione del Coni si parlò di “Illecito strutturale” dovuto a una fitta rete di con­tatti e soprattutto allo “stretto legame” esistente fra Moggi e i designatori. Dunque, precisiamo, Sim e polizze assicurative non facevano parte di quella sentenza perché se ne cominciò a parlare dall’apri­le 2007, un anno dopo. In ogni caso il caposaldo del­l’inchiesta di Auricchio è basato soprattutto sulle comunicazioni telefoniche. Perciò, scoprire oggi che quello “stretto legame” esisteva anche fra i de­signatori e l’Inter («Era la società che chiamava di più perché era scontenta dei risultati» racconta a Tuttosport, Bergamo), fra i designatori e il Milan, fra i designatori e tante altre società alimenta for­ti dubbi su quella pesantissima condanna sportiva. Qualcuno dovrebbe spiegare quale fosse il com­portamento da ritenere “accettabile” per quei dia­loghi telefonici. E soprattutto perché sono diventa­ti un “sistema” soltanto per la Juventus. Insomma ci dicano quali sono le telefonate importanti e quel­le meno importanti. O forse sono state ritenute im­portanti solo quelle a strisce bianconere? Parreb­be proprio di sì a furia di ascoltare i dialoghi che so­no stati ignorati.