
È la primavera dei luoghi comuni. Quanti ne abbiamo ascoltati in questi giorni. Uno recita: la Juve ha sbagliato a puntare su un alÂlenatore (Ferrara) giovane ed esordiente. PerÂché, Leonardo (pure lui giovane ed esordiente) sta facendo male al Milan? Nel proliferare di gongolanti analisi c’è chi dice che alla Juve molÂti rimpiangano Ranieri. Davvero? Sia chiaro, l’ex allenatore bianconero sta facendo benissimo con la Roma, ma alla Juve aveva chiuso maÂlissimo e i sintomi della crisi di oggi affondano le loro radici allora. Il calcio è anche questo: conta soprattutto il presente. Un altro teorizza (in tv) addirittura la broccaggine di Diego. A noi pare assurdo.
Ci sembra invece che molti giocatori della Juve stiano rendendo enormeÂmente al di sotto delle loro possibilità . Perché? I motivi sono tanti, ma ormai la contestazione e l’esasperazione dei tifosi sta travolgendo tutÂto e tutti. Con degli eccessi assolutamente fuoÂri luogo e deprecabili come lo schiaffo a ZebiÂna. Chi ha sempre seguito questi colori assicuÂra di non aver mai visto cose del genere. NemÂmeno ai tempi di Carniglia (e stiamo parlando di quaranta anni fa). Se anche una sofferta vitÂtoria contro l’Atalanta passa in secondo piano, vuol dire che il malessere è davvero profondo.

Complimenti anche al Napoli, ma ormai i deÂmeriti della Juve sono ampiamente superioÂri ai meriti di qualsiasi avversario. Quella bianÂconera non è più una squadra, non è più niente. La Juve è a pezzi e ogni avversario passeggia perché appare sempre più in forma. Sotto accuÂsa ci sono la preparazione e la clamorosa catena di infortuni che ha mietuto la sessantesima vitÂtima: Poulsen. Ieri la squadra di Zaccheroni, pur graziata da un rigore fallito da Hamsik, ha continuato a subire fino a soccombere. PazzeÂschi gli errori di Camoranesi, Grosso, ManninÂger, Zebina ma possiamo citarli tutti, serve a poÂco fare l’elenco dei giocatori imbrocchitisi straÂda facendo. Noi diciamo solo basta allo scemÂpio! Comprendiamo lo sciopero dei tifosi ormai stufi di assistere a continue mortificazioni: hanÂno ragione e lo esprimono in maniera civile.
Il clamoroso silenzio della proprietà , invece, è talmente assordante da risultare incomprensibiÂle. La società è ormai alla deriva: non possono questi uomini riproporre un qualsiasi progetto di rilancio. Le responsabilità sono di Blanc, SecÂco e adesso anche di Bettega. Saranno pure abÂbattuti, preoccupati, nervosi, ma il disastro lo hanno creato loro: la Juve è drammaticamente fuori da tutto e bisogna ringraziare il cielo per aver già raggiunto la quota salvezza, altrimenti gli scenari sarebbero stati ancora peggiori. C’è da vergognarsi perché nella storia bianconera non si è mai vissuto un punto più basso. BisogneÂrebbe avere la capacità di prenderne atto e di pretendere, sì pretendere, l’arrivo di gente capaÂce. Il resto è Napoli che vola e aggancia i bianÂconeri. Complimenti alla squadra di Mazzarri.

Questa è la stazione di arriÂvo. Fine della corsa. L’anÂnata della Juve è un vero falliÂmento che coinvolge proprietà , società e squadra. Tutti. PrenÂdere atto della situazione e adoÂperarsi per trovare la soluzione è un dovere. La nave è piena di falle: c’è da intervenire ovunÂque perché in ogni settore ci soÂno disfunzioni e lacune. La staÂgione era cominciata con proÂpositi di vittoria in Champions e in campionato, sta finendo con l’eliminazione dall’Europa LeaÂgue e un quarto posto in classiÂfica tutt’altro che facile da ragÂgiungere.
Partiamo dai rimedi in corsa per comprendere i mali. Ci riferiamo a ciò che la Juve ha modificato strada facendo. E’stato chiamato Bettega perché la società ha comÂpreso che c’era bisogno di un reÂferente con maggiori conoscenze calcistiche. Fatto, ma evidenteÂmente non basta. La società è anÂcora in attesa di un presidente perché sappiamo benissimo che la carica è solo temporaneamente occupata da Blanc. Perché? QualÂcuno vuole spiegare l’arcano?
La sostituzione di Ferrara, dettata da evidenti problemi tattici e di riÂsultati è stata effettuata con grave ritardo e soprattutto manca del reÂquisito fondamentale legato alla programmazione. In questo moÂmento la Juve ha un tecnico a temÂpo e nessuna certezza per il futuro. Di tutto ciò, l’unico che non ha colÂpe è Zaccheroni.
La preparazione: questo è il terzo staff che si alterna nel giro di un anno. Non sappiamo se i tanti infortuni siano legati a ciò che non si è fatto in passato o ai molti camÂbiamenti. Da mesi i tifosi, ribadiaÂmo i tifosi, scrivono per segnalare che probabilmente l’abnormità numerica degli infortuni è legata ai terreni di Vinovo. Si sta scoprenÂdo che non avevano affatto torto.
Altro argomento: gli acquisti e gli equivoci tattici. La Juve ha speso tanti soldi sul mercato, ma Diego, Melo, Cannavaro e Grosso hanno deluso. La squadra è mentalmenÂte e fisicamente dissestata. Non c’è gioco e c’è bisogno di aria fresca nello spogliatoio. Volendo essere buoni possiamo fermarci qui, ma ora non è più tempo di parole: ci vogliono fatti.

Il male di questa Juve è oscuro quanto il suo destino. E’ come se i giocatori, tutti, avesseÂro in testa altro. Ognuno si impegna a suo moÂdo, svolge il compitino, ma la sensazione, forte, è che ciascuno reciti solo una parte per raccoÂgliere l’approvazione o il consenso momentaÂneo. Nessuno ci crede davvero. Sempre pronti a distrarsi, sempre incerti, sempre sul punto di regalare l’imprevedibile. E’ inutile cercare il raziocinio nelle prove della Juve: non c’è. Chi pensa al Mondiale, chi al rinnovo di contratto, chi all’ennesimo infortunio. Poi c’è il permaloÂso, lo scanzonato, il fatalista, l’intoccabile. InÂsomma ce n’è per tutti i gusti.
E la squadra? Il povero Zac cerca in tutti i moÂdi di crearla, ma è un’impresa titanica. «Nella mia carriera non avevo mai subito una cosa del genere», commenta sconsolato l’allenatore rifeÂrendosi all’incredibile rimonta del Siena. GiuÂstissimo. E Zac ha girato tanto, vincendo anche (è l’unico tecnico arrivato nell’era post-calcioÂpoli ad aver conquistato lo scudetto). Proprio per questo motivo a fine stagione, comunque vada, anche se la Juve dovesse conquistare EuÂropa League e acciuffare il terzo posto in camÂpionato (stiamo dicendo terzo posto!), si apraÂno le porte dello spogliatoio e si intervenga radicalmente.
Ci sono giocatori che non possono più indossaÂre la maglia della Juve, altri che vanno recupeÂrati, altri ancora ai quali va fatto un discorso chiaro. Qualcuno riesce a spiegarci l’abbracÂcio caloroso tra Cannavaro e Malesani a fine partita? Forse sbagliamo noi, ma uno che gioÂca nella Juve e si fa recuperare tre gol in casa dalla squadra ultima in classifica non può usciÂre dal campo con quello spirito. Il capitano delÂla Nazionale ceda pure la platea a un Malesani abituato a lasciarsi andare a facili eccessi ( in positivo o in negativo), però certi atteggiamenÂti ci appaiono singolari. Possibile che nessuno provi un tantino di vergogna o di mortificazioÂne? E, soprattutto, mostri contegno dopo una partita così sconcertante? Basta con tante smancerie, una stretta di mano è più che suffiÂciente prima, ma a maggior ragione dopo. In una competizione sportiva la rivalità è il sale dell’agonismo. E nessuno tiri in ballo la storia del professionismo, parola che fa rima con meÂnefreghismo ed egoismo.
Inutile chiedere l’aiuto del pubblico se poi queÂsto è il risultato. I fischi sono più che legittimi, ci mancherebbe. C’è ancora un palo che treÂma. La Juve, ieri, ha rischiato persino di perÂdere: come si fa a non andarsi a nascondere?

L’idea che la Juve stia recuperando forze e autostima conferma il buon lavoro che sta svolgendo Zaccheroni. Il tecnico mantiene un atteggiamento di sano realismo, non indietreggia mai dinanzi ai problemi, anzi li affronta con determinazione. E soprattutto spiega dentro e fuori dallo spogliatoio gli errori e i progressi. Rispetto al passato è una grande novità . Nell’ordine si è capito che la squadra aveva un deficit di preparazione, che Melo ha bisogno di una collocazione tattica allineata ad altri centrocampisti, che Diego deve fare dei movimenti diversi in campo, che Amauri può e sa giocare faccia alla porta avversaria, che Candreva deve spingersi in una posizione più avanzata e magari, in futuro, permettersi anche di arretrare un pochino, che senza il gioco sulle fasce non si va da nessuna parte, che i sincronismi difensivi sono la base della solidità di una squadra. Si è anche messo in discussione il campo di allenamento della squadra denunciando una eccessiva morbidezza dovuta a uno scarso drenaggio. Insomma lungi dall’affermare lo stato di guarigione della Juve, si può almeno ostentare un po’ di ottimismo perchè si è individuato il malessere e la cura è ormai avviata. Non è poco a conferma che questo organico non è affatto da buttare e che la Juve ha subito solo una brutta sbandata. Fermo restando che la società deve prendere atto del fallimento di questa stagione e provvedere in merito per la prossima. Soprattutto con un occhio di riguardo ai quadri societari e allo staff tecnico.

Da due stagioni il Palermo passeggia a Torino e umilia la Juve. Merito dei siciliani, ma i bianconeri non possono abituarsi a simili sfaceÂli. Dopo sei risultati positivi si pensava che l’inÂcubo fosse finito e invece è riapparso in tutte le sue forme. La malattia della squadra di Zac è ancora lunga e riaffora in modo straziante. DieÂgo andava sostituito con maggiore anticipo e la reazione stizzita del brasiliano verso un compaÂgno di squadra che ne sollecitava l’uscita è stata assolutamente fuori luogo. Trezeguet non è riuÂscito a combinare nulla e il solito Grygera ha cuÂcinato la solita frittata. Impossibilitata a scendeÂre sulle fasce per la bravura di Balzaretti e CasÂsani la Juve si è inaridita al centro del campo senÂza mai trovare soluzioni efficaci.
Ma il punto non è l’ennesimo scivolone della JuÂve di questa stagione, quanto i tanti errori comÂmessi e l’ineludibile necessità di riprogrammare tutto. Lo diciamo con schiettezza: Zaccheroni è persona capace ed onesta. Sta facendo il massiÂmo e non culla tante illusioni. E’preparato, comÂprensibile, leale, spiega i mali del suo gruppo e sa benissimo che la cura è lunga. Le responsabilità non sono assolutamente sue. La squadra ha un deficit di preparazione, perché? La Juve non ha mai avuto un gioco convincente, come mai? La caterva impressionante di infortuni non ha mai avuto una spiegazione convincente, motivo? L’asÂsetto dirigenziale è ancora lacunoso e oscuro anÂche per il futuro, normale? Queste domande le giÂriamo con assoluta trasparenza alla proprietà . Continuando così, la Juve è destinata a un morÂtificante ridimensionamento. Forse l’idea di un rilancio potrebbe passare dal nome di Capello?