
Sì, c’era un rigore per la Juve: che è la sacrosanta verità e che è pure una bella maniglia a cui aggrapparsi. Ma stiamo parlando di ciò che è avvenuto al settantesimo minuto di gara. Piuttosto, nel rivisitare il film della partita, bisogna fare i complimenti al Cagliari, i complimenti a Nené, ma soprattutto complimenti a questa Juve che compie sempre gli stessi errori. Anche i ragazzini delle scuole calcio sanno che qualcuno deve mettersi sulla palla se c’è una punizione per l’avversario. Ecco: dov’era Marchisio in occasione della rapidissima esecuzione di Biondini? Ciondolava a due metri di distanza: si può? Poi, chiaramente, si mette di mezzo pure la fortuna-sfortuna (a seconda della maglia che indossi), perché se Nené riprova quel tiro 100 volte siamo disposti a scommettere che entra in rete una sola. Contro la Juve, appunto. Però non vogliamo togliere nulla all’impresa del Cagliari: ha meritato per caparbietà, velocità di gioco e sagacia tattica.
Altra domanda. Inserendo nello staff Neri e Gaudino, la Juve non aveva preso quanto di meglio ci fosse sul mercato dei preparatori? E questi sono i risultati? Puoi avere tutta la qualità che vuoi, ma se l’avversario corre tre volte di più c’è poco da fare e, guarda caso, ieri - come a Bordeaux - la Juve la palla non l’ha mai vista. Sempre in ritardo negli interventi, sempre in affanno nel cercare di tamponare le folate offensive del Cagliari. Eppure quella velocità, quel gioco aggressivo doveva mostrarlo proprio la squadra di Ferrara. Ma non crediate che il mondo si sia capovolto e che improvvisamente ci sia un livellamento di valori. Non è così.
La verità, invece, presenta responsabilità precise. Che non vanno nascoste. La Juve non possiede un gioco, la Juve non ha gamba, la Juve non ha movimenti da squadra. Nella Juve, soprattutto, regna una innaturale paura che fa diventare bollente qualunque pallone: chiamiamola, se volete, confusione. E infine, nella Juve impera un atteggiamento che troviamo assolutamente innaturale perquesti giocatori che sono campioni e che vengono di conseguenza remunerati: l’insipienza. Esclusi pochi (Buffon, Chiellini, Sissoko e Camoranesi) gli altri non fanno niente di più (anzi, talvolta di meno) del compitino. E non tragga in inganno lo sterile forcing del secondo tempo alla ricerca del pareggio. Certo, tutto va ricondotto alle responsabilità di un allenatore che è in evidente difficoltà e che ormai si sta avvitando sui problemi di schieramento. Però siamo convinti che ci sia anche dell’altro, visto che Felipe Melo ieri non è stato nemmeno portato in panchina, visto che Diego, nonostante i proclami, continua a non fare la differenza (complimenti per i tanti passaggi a Marchetti!) e visto che Amauri è l’ombra dell’attaccante devastante di una volta. La giornata si conclude anche con la beffa finale del Milan che ora è secondo. Complimenti a tutti.

Il sasso nello stagno va gettato. Per dire come stanno le cose e trovare una soluzione. I tre brasiliani acquistati dalla Juve per fare il salto di qualità sono una delusione. Inutile nascondersi dietro un dito. Nelle ultime quattro partite solo Diego è riuscito a raggiungere a stento la sufficienza (pagelle di Tuttosport). Amauri e Melo sono ampiamente sotto. Il giudizio dall’inizio della stagione è per tutti e tre deludente rispetto alle enormi aspettative. Attenzione, non mettiamo in dubbio il valore assoluto dei giocatori, ma il loro rendimento. La Juve ha speso la bellezza di 71,5 milioni per acquistarli: una cifra enorme. Ora è lecito, legittimo, obbligatorio auspicare che questi campioni facciano la differenza indipendentemente che si giochi con il 4-4-2, con il 4-1-3-2 o con il 4-2-3-1.
Non è una questione di formule, ma di mentalità. E’ insopportabile vedere Amauri e Melo sorridere fra di loro pochi minuti dopo la mortificante sconfitta con il Bordeaux. Da professionisti pagati rispettivamente 3,8 e 3 milioni all’anno ci aspettiamo un altro comportamento. Che si facciano carico, nel bene e nel male, delle responsabilità della squadra: lo sentano come un impegno morale. Invece Melo è impacciato, confuso e per lui Ferrara ha persino cambiato sistema di gioco: si svegli! E Diego, che fine ha fatto? Sempre disperso dietro l’avversario di turno o lungo disteso sul terreno di gioco per l’ennesimo fallo subito in seguito all’ennesimo dribbling inutile e caparbio. La Juve si aspetta la luce da lui: verticalizzazioni, assist, gol. Gli stessi che attende da un Amauri irriconoscibile e irritante. Dov’è sparito il mostro che schiacciava da solo le difese avversarie?
Obiezione: ma non deve essere l’allenatore a metterli in condizione di rendere al massimo? Accolta. Infatti Ferrara avrà ancora del tempo per farlo. Poco. Fino all’8 dicembre, data di Juve-Bayern che segue di un sospiro la sfida con l’Inter. Poi, a ognuno le proprie responsabilità.
Diciamolo chiaramente: la Juve è inferiore al Bordeaux. I francesi hanno imposto la loro legge sia nella gara a Torino, sia nello stadio di casa. Dunque sconfitta meritata dei bianconeri che sono apparsi ancora una volta inadeguati a livello di preparazione e nulli sul piano del gioco. A questo punto della stagione sembrerebbe un disastro. Tale da far venire seri dubbi su tutto. Sull’allenatore, sugli acquisti di mercato, su alcuni giocatori, sulla preparazione. Leggi tutto

I numeri, fortunatamente, non sono opinabili ma fanno discutere. I numeri dicono, per esempio, che la Juve ha vinto uno scudetto (stagione 2001-2002) pur avendo (appena) 17 punti dopo undici giornate di campionato. Ma ne ha vinto anche altri due “girando” all’undicesima rispettivamente con 22 e 23 punti.
Oggi la Juve ha 21 punti, gli stessi della scorsa stagione (nel suo momento migliore, quarta vittoria consecutiva). I numeri dicono che la Juve può ancora raggiungere la prima posizione del suo girone di Champions. I numeri (dell’infermeria), infine dicono che la Juve ha ancora fuori giocatori come Del Piero, Sissoko, Marchisio, Iaquinta, Salihamidzic, Zebina. I numeri (5-1) dicono che la Juve ha demolito una Sampdoria che fino a quel momento era la squadra rivelazione (per gioco) del campionato.
Quello che i numeri (degli schemi) non dicono è che non basta un 4-4-2 o un 4-1-3-2 o un 4-2-3-1 se poi i giocatori non sputano l’anima in campo dal primo all’ultimo minuto per conquistare il successo. Contro il Napoli, Ferrara è stato criticato (anche da noi) per aver sostituito Poulsen con Trezeguet. Cioè un centrocampista con un attaccante. Gli è andata male perché poi ha perso la partita.
Contro la Dinamo Kiev, Mourinho, ha tolto un difensore (Chivu) per inserire un attaccante (Balotelli), poi nel finale ha fatto uscire un altro difensore (Samuel) per un centrocampista (Muntari). A lui è andata bene perché poi ha vinto la partita. Al diavolo il sistema di gioco! Giusto avere una impostazione di squadra, ma sono poi il carattere dei singoli e lo spirito di squadra a fare la differenza. E’ quello che ancora manca alla Juve.

E’ impressionante e inaccettabile la differenza fra la partita travolgente della Juve contro la Samp e la figuraccia rimediata contro il Napoli. “E’ una questione di testa” ammette Ferrara, ma la spiegazione regge in parte. Ieri Mazzarri, dopo lo 0-2, ha mostrato che bisogna sempre credere nel gioco. Un solo esempio: in occasione del 2 a 2 c’erano almeno sette giocatori del Napoli nell’area bianconera. La Juve, invece, ha rinunciato ben presto a interpretare il ruolo di protagonista.
Dopo il pregevole gol di Trezeguet e il fortunoso raddoppio di Giovinco su regalo di Contini i bianconeri si sono fermati. Perché? Per il semplice motivo che non sono stati in grado di porre rimedio alle contromosse di Mazzarri. L’ingresso di Datolo è stato devastante per Ferrara che ha mostrato in un colpo solo tutte le fragilità della sua squadra e una preoccupante lacuna sulla fascia destra. L’uscita per infortunio di Camoranesi è stato l’inizio della fine. Nonostante l’assist per il gol di Trezeguet, purtroppo Grygera ha mostrato i suoi limiti difensivi. Nella sua zona ha imperversato Datolo e da quella parte di campo sono scaturiti due dei tre gol. Alternative? Nessuna. Indisponibili Zebina, Caceres e Salihamidzic, è veramente difficile porre rimedio se non con una strategia di gioco che però non si è vista. Inoltre solleva qualche perplessità il cambio di Poulsen per dare spazio ad Amauri (ingiustamente espulso da un arbitro frettoloso). Purtroppo una mossa che ha ulteriormente indebolito un centrocampo sempre più in balia dalle folate offensive del Napoli.
In conclusione va trovato più equilibrio. E’ sconcertante andare in vantaggio con due gol e perdere una partita in casa subendo reti in contropiede. Ferrara parla di testa. Ha ragione, ma deve anche recitare un bel mea culpa.