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Lineare, efficace, essenziale, Jean Claude Blanc è ufficialmente il nuovo presidente della Juve. Il secondo straniero dopo Alfred Dick (che poi fondò il Torino). «Non è un’era che si apre, ma un ciclo che continua», ci tiene a precisare per dare il giusto valore al cammino compiuto finora e il necessario riconoscimento a chi l’ha preceduto. Cobolli Gigli gli cede il po­sto con un saluto denso di emozione. Poi, il bot­to in una frase: «Vincere lo scudetto per conqui­stare la terza stella». E in una puntualizzazione: «Gli scudetti sono 29». Un affondo deciso, che allontana gli equivoci su un argomento delicato e vissuto con sofferenza dal tifo bianconero. Il manager francese si scrolla di dosso un po’ di ghiaccio per mostrare un aspetto inedito del suo carattere: la passione. Sentimento, quest’ulti­mo, indispensabile per interpretare al meglio il nuovo ruolo.

Assemblea e Cda sono stati il pavè della sua vo­lata verso la consacrazione. L’ambiente juven­tino è, per storia, esigente. Domande al vetriolo da parte di una base che chiede competenza e ri­sultati. Blanc si concederà poco più di sei mesi per dimostrare la prima e ottenere i secondi. Non è un’impresa facile, però stavolta le parole sono state chiare. E non si tratta di proclami per accattivare simpatie.

Rinforzi nell’area tecnica potranno arrivare, ma per il momento la squadra capitanata da Blanc è composta da Secco, Bergero e Fassone. E con questi uomini al suo fianco intende raggiungere l’obiettivo dichiarato ufficialmente: vincere. La Juve volta pagina, dando continuità a un proget­to che avrà nella realizzazione del nuovo stadio e nella politica (già intrapresa) del fair play eco­nomico le sue punte di diamante. Una società in grado di alimentare se stessa attraverso il piace­re di seguirla. Il proposito è ambizioso e unico, finora, in Italia, ma va ovviamente realizzato at­traverso la linfa dei successi.

E dai propositi ai fatti il passaggio è immediato: oggi la Juve è attesa da un delicatissimo test scu­detto contro la Samp. Il calcio è questo: alla fi­ne contano i fatti. Non i propositi.

 
 
 
 
 
 
 

La discussione sul sistema di gioco della Juve è molto vivace. Non si tratta di decidere se abbandonare o meno il “rombo”, piuttosto va analizzato quando potrà essere usato. Di sicuro la Juve non è ancora in una fase di brillantezza fisica tale da suggerirne l’impiego. Il 4-2-3-1 può offrire due vantaggi: una maggiore copertura per la difesa e un controllo del gioco a centrocampo. Qui non si tratta di stabilire se Ferrara sia o meno un difensivista, ma la Juve non può permettersi, in questo momento, due punte che non rientrino. E’ anche vero che un lavoro del genere costringerebbe i due attaccanti a stare più lontani dalla porta e dunque risultare meno incisivi.
Abbandonando per un attimo la discussione tattica, il quadro dei risultati fa emergere un altro aspetto: la Juve è pienamente in corsa su tutti i fronti. In conclusione, i bianconeri hanno un enorme potenziale di crescita e nel frattempo le lacune mostrate non hanno avuto gravi ripercussioni sui traguardi di stagione.

 
 
 
 
 
 
 

La Juve cambierà molto e bisogna avere fiducia. Del resto, se una squadra che sta cambiando tutto si ritrova, nel suo momento peggiore, con tre punti in più rispetto alla scorsa stagione in cui è arrivata seconda vuol dire che non va tutto così male. Insomma, calma e attenzione ai problemi. Sono chiari e individuati. E risolvibili. Il calcio è una scienza sempre perfettibile. Scusate, ieri l’Inter ha dovuto forzatamente fare a meno di Eto’o, Milito e Thiago Motta e ha disputato la sua miglior partita sommergendo di gol un Genoa per la verità pesantemente menomato da sette assenze importanti. Che cosa vuol dire? Che l’Inter ha sbagliato campagna acquisti? Che Mourinho non aveva capito nulla prima? Non credo. Evidentemente il caso ha determinato una soluzione forzata che si è dimostrata vincente. Anche la Juve, forse, dovrebbe interrogarsi sul fatto di schierare per forza due punte a scapito di un centrocampo che invece avrebbe bisogno di un uomo in più. Credo si stia lavorando anche su questo. Prima, le punte della Juve svolgevano un lavoro di copertura indispensabile, adesso non più. E’ solo un aspetto, ma importante perché il rientro mancato delle punte determina anche un allungamento della squadra e un superlavoro per i centrocampisti. Si tratta di messe a punto e di scelte che vanno fatte. Ferrara è un allenatore e, anche se neofita, noi lo giudichiamo per il ruolo che interpreta. Tranquilli, saremo sempre obiettivi come abbiamo fatto finora.

 
 
 
 
 
 
 

Il primo nemico che la Juve deve togliersi dal­le spalle è la tensione nervosa accumulata in questo lungo stop. Un fardello di dubbi legato al­la brutta partita contro il Palermo. Dopo quel­la sconfitta sono piovute critiche su tutti i fron­ti, come è giusto che sia. Si è parlato di presun­zione (dei giocatori), si è discusso delle scelte di Ferrara, si è puntato il dito contro i tanti infor­tuni. All’analisi hanno fatto seguito gli interven­ti: della società e dello stesso allenatore. Nessu­na isteria, ma la calma dei forti. In questa squa­dra cresce la consapevolezza di avere obiettivi importanti davanti. E non sarà mai una singola partita a stabilire la deviazione dalla strada tracciata. Allo stesso tempo matura la determi­nazione che ogni confronto ha il valore di una fi­nale.

La sfida con la Fiorentina è carica di significati e la Juve li conosce tutti. I bianconeri accarez­zavano un sogno: ritrovarsi primi, da soli, in te­sta alla classifica. Il Palermo li ha risvegliati bru­talmente. Ma da oggi, alla ripresa del campiona­to, tre partite potranno ridisegnare ancora nuo­vi scenari. Di Juve-Fiorentina sappiamo: ma at­tenzione a Genoa-Inter, secondo anticipo odier­no, e a Lazio-Sampdoria di domani. Cinque di queste sei squadre sono nei primi cinque posti della classifica. Dunque può succedere di tutto.

E allora conta essere presenti quando arriva il momento. La Juve c’è, è vicina alla vetta, pron­ta a dare un netto segnale di svolta. Avrà nemi­ci sportivamente rabbiosi: Zanetti, Marchion­ni, ma anche avversari ricchi di qualità come Jovetic e Gilardino. Questa, più di qualsiasi al­tra, sarà anche la partita di Melo e soprattutto di Diego caricato come non mai. E finalmente potremo rivedere Sissoko dopo un’assenza di sette mesi. Si riparte con il rombo, Ferrara insi­ste con le sue idee, ma ha anche elaborato altre soluzioni pronte ad essere adottate, come un più prudente 4-2-3-1.

La Juve ha tanti “più” rispetto allo scorso cam­pionato. Posizione in classifica, punti, distacco dalla vetta: un piccolo, ma significativo gruzzo­lo dovuto alla partenza bruciante. Aquei “più” è necessario guardare per ritrovare anche il suc­cesso. La Fiorentina è un’occasione magnifica, perché è un magnifico avversario.

 
 
 
 
 
 

Sappiamo che la Juve non solo ha mostrato qualche crepa preoccupante contro il Palermo, ma ha gettato alle ortiche anche una ghiotta occasione per andare da sola in testa al campionato. La sosta è servita per schiarire le idee e mettere a punto muscoli e schemi. Almeno questa è la speranza dei tifosi bianconeri. Nonostante il periodo nero per via anche di infortuni vari, la Juve avrà un’altra occasione alla ripresa dei giochi potendo contare su ben quattro turni in casa (compreso uno di Champions) e uno solo esterno. Insomma un mini ciclo che potrà dare una reale dimensione alle ambizioni dei bianconeri sia in campionato che in Europa. La squadra di Ferrara infatti affronterà in casa prima la Fiorentina e poi il Maccabì in Champions. Seguirà poi l’unica trasferta, a Siena. Infine altri due confronti fra le mura amiche contro Samp e Napoli. Per carità, nulla di scontato o di semplice, ma calendario e classifica alla mano si può fare qualche ragionamento positivo. A patto, ovviamente, che la Juve abbia superato la sbandatina.

 
 
 
 
 
 
 

Così non si va da nessuna parte. Di questa Juve c’è poco da salvare, ma veramente poco. Melo è un genio del male (perché Ferrara non lo ha so­stituito?). Idem Camoranesi. Diego è un’ombra rispetto al campione che dovrebbe illuminare la squadra. E stendiamo un velo pietoso sulla difesa. Grosso capofila di un altro settore di­sastroso. Nulla funziona come dovreb­be. C’è scollamento fra i reparti con un attacco completamente tagliato fuori e quindi inutilizzato.
Eppure la Juve aveva davanti a sé una squadra umile e compatta, che ha fat­to leva soprattutto su ordine e disci­plina. Niente di trascendentale, ma tanto è bastato perscardinare il castel­lo bianconero costruito purtroppo su basi fragilissime. La Juve era partita molto bene in campionato, ma si è dis­solta partita dopo partita mostrando una inconsistenza disarmante. Certo, Ferrara è giovane e sta cercando di fa­re del suo meglio. Ma forse non basta.