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Cannavaro e Diego
Contro il Nancy, la Juve ha giocato senza Melo e Diego, priva dei nazionali, di Trezeguet e con una difesa così schierata: Zebina, Grygera, Ariaudo, Sa­lihamidzic. Aggiungiamo che siamo in una fase interna della preparazione, tale da rendere molto pesanti le gambe dei giocatori. Insomma un bel Tir di giusti­ficazioni ci sarebbe dietro l’1-1 in terra francese.

Ep­pure quello che apparentemente è un insignificante dato di cronaca, il pareggio in amichevole, viene accol­to dall’allenatore della Juve, Ciro Ferrara, con note­vole fastidio. Come fosse un’imprecisione del sistema. Una distonia sul programma. Un segnale importan­te da analizzare perché i successi si costruiscono con la testa ancor prima che con le gambe.

Che cosa pretende il nuovo tecnico dei bianconeri? Che dal primo dei campioni della Juve (ovviamente già in sintonia) all’ultimo dei ragazzi della Primavera venga concepito un solo risultato possibile: la vittoria. L’ha detto: «Io e la squadra vogliamo vincere tutte le partite, anche le amichevoli». E non importa la durez­za degli allenamenti, le assenze, le condizioni climati­che, le insidie del terreno di gioco, la forza dell’avver­sario (sempre da rispettare), l’errore dell’arbitro o qualsiasi altro stramaledetto alibi. Ogni difficoltà, un puntello peraccrescere la propria autostima.

L’incon­sapevole ricerca dell’asperità per trasformare tutto in un’impresa pur di arrivare all’unico risultato pos­sibile. È uno snodo cruciale, questo, e passa anche dal rinnovo del contratto di Del Piero sancito con en­fasi dalla visita ufficiale di John Elkann a Pinzolo.

Nella Juve c’era un seme. Quel piccolo germoglio era stato quasi distrutto tre anni fa da calciopoli, ma era rimasto nello spogliatoio. Coltivato dalla classe e dal­la voglia di vincere di chi era restato: Buffon, Del Pie­ro, Nedved, Camoranesi, Trezeguet e di chi si era ag­giunto: Chiellini, Legrottaglie, Zanetti, Amauri, Sis­soko. Prima la sopravvivenza, poi la risalita, infine l’assestamento hanno messo a dura prova quel gru­mo di speranza.

C’era il rischio di trasformare una mentalità vincente in una logica legata all’opportunità del momento. Perfortuna qualcosa (tanto) è cambia­to e anche il peso dato al rinnovo di contratto del ca­pitano ha rimarcato l’immediato ritorno al progetto vincente che è sempre stato nel Dna della squadra.

Au­spichiamo che a questa causa possa essere riconqui­stato anche un altro campione come Nedved. Ferra­ra ha tracciato il percorso e sta lavorando sodo su fi­sico e mentalità. Ecco perché ci piace tanto quel suo disappunto.

 
 
 
 
 
 
 

Del Piero rinnova con la Juve
F« atemi divertire» era solito dire l’Avvocato al­la sua Juve quando giungeva in elicottero a Villar Perosa.
John Elkann, nipote di Gianni Agnelli, ieri a Pinzo­lo è arrivato in elicottero, ha assaporato un’atmosfe­ra simile a quella del passato e ha pronunciato lo stesso concetto: «Fateci divertire». Aparte il plura­le (che fa la differenza), la similitudine è evidente, co­me il forte segnale di una Juve tornata specchiarsi nell’entusiasmo travolgente dei tifosi.
Il numero uno di Exor, con la sua presenza, ha da­to grande peso al rinnovo contrattuale di capitan Del Piero. Ci teneva. Anche per ribadire concetti a lui cari, come quello di un calcio sostenibile, in gra­do di autofinanziarsi e di raggiungere comunque risultati sportivi di livello assoluto. Elkann ha visto all’opera la sua nuova Juve ed è rimasto impressio­nato dal lavoro che sta svolgendo. Se n’è andato con una grande impressione negli occhi e nel cuore.
Bisogna dare atto alla società che, quest’anno, sono stati compiuti i passi giusti nel solco di un progetto che ora potrà davvero risultare innovativo e vin­cente.
Fateci caso come tutto appaia più comprensibile e condivisibile: le mosse di mercato (ancora aperto, non dimentichiamolo), il rinnovato staff tecnico e medico, persino il prolungamento del contratto di Del Piero realizzato al momento più opportuno e cioè all’inizio della stagione.
Riscontriamo anche un atteggiamento corretto nel­l’evitare adesso facili e contagiosi entusiasmi. Siamo solo all’inizio e bisogna rimanere con i piedi per ter­ra. Per fortuna Ciro Ferrara conosce benissimo cer­te trappole e sa evitarle. C’è da imboccare nuova­mente la strada del successo: i lavori sono in corso.

 
 
 
 
 
 
 

La nuova Juventus si è rifatta il look
Sono trascorsi appena quaranta giorni dalla fine del campionato ma la rivolu­zione che ha trasformato la Juve sembra aver tramutato questo piccolo lasso di tempo in un’era geologica. Siamo senza fiato per le tante sorprese positive che han­no magistralmente riavviato i motori del­l’entusiasmo attorno ai bianconeri in par­tenza (oggi) per l’avventura 2009-2010. Alla presentazione delle maglie, avvenuta ieri in un’atmosfera suggestiva all’inter­no di una ex officina per la riparazione dei treni, l’amministratore delegato Blanc ha ostentato un legittimo orgoglio per il lavo­ro svolto e un contenuto riserbo per l’ulti­mo colpo da ufficializzare.

Quel Felipe Melo che rappresenterà, dopo Diego e Cannavaro, un’altra fondamentale inie­zione di qualità per la Juve pronta a dare ufficialmente la caccia all’Inter e alla Champions. Se poi si riuscirà a vendere qualche giocatore in lista di partenza, al­lora si potrà ulteriormente intervenire an­che con l’ultimo ritocco in difesa. Ma procediamo con calma e riassaporia­mo tutte le novità con cui la Juve si presen­ta ai nastri di partenza. Real a parte, nes­suno in Europa ha fatto meglio dei bianco­neri sul mercato. Va però precisato che il profondo cambiamento subito dai madri­disti è talmente radicale da costituire an­cora un’incognita sapendo benissimo che le leggi del calcio sconvolgono con molta facilità ciò che sembra bello e vincente sul­la carta. E proprio i Galacticos hanno rap­presentato l’ultimo bruciante esempio in materia.

La Juve, invece, su un telaio già consolida­to, ha inserito pedine di assoluto valore. Tali da rendere spettacolari e fra i miglio­ri in assoluto reparti come il centrocampo e l’attacco. Si potrebbe discutere della di­fesa, ma quella è materia su cui Ferrara è preparatissimo. Aspettiamo con fiducia.

Rinnovato lo staff dei preparatori e par­zialmente quello medico, la società è inter­venuta in breve tempo e in maniera chi­rurgica là dove occorreva. La politica di un calcio economicamente sostenibile, un mercato incisivo, un tecnico vincente (da calciatore) e attento ai giovani, il nuovo stadio rappresentano, adesso sì, gli ele­menti fondanti di un progetto destinato a durare nel tempo. Infine il peso di una proprietà che ha promesso il giorno prima e mantenuto il giorno dopo. Sono passati appena quaranta giorni. E non è finita. Anzi, comincia.

 
 
 
 
 
 
 

Quello della Juve, dopo l’acquisto di Melo, è davvero un mercato super: se togliamo le scintille del Real Madrid con l’incognita dell’assemblaggio di una squadra di stelle, è probabilmente quello bianconero il mercato più importante d’Italia e d’Europa. C’era da colmare il gap con l’Inter, che finora s’è comunque rafforzata, e si sono investiti capitali importanti per due supercolpi da 25 milioni, Melo e Diego, che per valore tecnico non sono da meno di quelli celebrati con le passerelle madridiste. Va dato atto alla Juve che ha agito con decisione ed elasticità, cambiando obiettivi e budget per migliorare ancora più una squadra già competitiva, seguendo le indicazioni del suo tecnico. E non è ancora finita: potrebbero arrivare ancora un laterale sinistro e un centrale difensivo…

 
 
 
 
 
 
 

Gaetano D'Agostino, centrocampista dell'Udinese
Il mercato della Juve è in una fase cruciale. Dopo Diego e Cannavaro si attende il regista. La trattativa non sembra facile però la Juve si sta muovendo su più fronti. Salvo sorprese il lotto dei candidati si restringerà sempre più su due giocatori: D’Agostino e Felipe Melo. La sensazione che dietro tutte le strategie di mercato ci siano idee chiare è forte. Il cambio di marcia rispetto alla scorsa stagione è notevole. Sia per la caratura dei giocatori presi e da prendere, sia per il modo di condurre le trattative. Abbiamo anche il ragionevole presentimento che una volta trovato il regista la Juve non trascurerà la difesa. Insomma ci sono tutti i segnali per avere fiducia in attesa di tuffarsi nella nuova stagione con un ritrovato entusiasmo.